L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 2 dicembre 2020

Eliminare i contanti per controllare le mafie è la più grossa baggianata che ci raccontano

L'OPINIONE

Maxi riclaggio da 500 miliardi di euro, come le mafie condizionano l’economia mondiale

-2 Dicembre 2020


Il quotidiano on line Corriere della Calabria del 27 novembre scorso pubblica un articolo a firma Pablo Petrasso che riferisce i risultati dell’operazione “Ephimeos” della Direzione distrettuale di Reggio Calabria, avente ad oggetto una gigantesca operazione di riciclaggio internazionale, di dimensioni sinora senza precedenti. Dalle intercettazioni condotte con il sistema trojan, si apprende infatti che è in gioco la somma di ben 500 miliardi di euro, in bond, accumulata da esponenti di Mafia siciliana, Camorra e ’Ndrangheta, frutto delle varie attività criminose condotte negli ultimi anni. Accanto a questa ingente somma, si aggiungevano 36 miliardi pronti “cash”. Il protagonista principale è un personaggio del tutto sconosciuto sinora alle cronache giudiziarie, originario di Palmi, tale Roberto Recordare, che gli inquirenti definiscono “soggetto riservato della ’Ndrangheta”. Cifre enormi, stando alle intercettazioni contenute nell’informativa, depositate su “conti speciali”, privi di numero Iban, e «rientranti nel patrimonio degli istituti bancari, ma soprattutto riportanti i dati di intestatari fittizi, ma riscuotibili al portatore che, appunto, era lui, detentore delle chiavi di accesso ai conti». «Conti speciali con chiavi elettroniche», li chiama l’imprenditore di Palmi. Il conto madre, «per quanto emerso, si trova presso la Banca nazionale di Danimarca».

Parlando con un interlocutore straniero dice: «Considera che noi stiamo spostando cose dove i servizi segreti, cioè, stiamo sconquassando il mondo e l’equilibrio mondiale». È un imprenditore nel settore dell’informatica, proprietario di fatto di una squadra di pallavolo, ma si muove come un Capo di Stato: Tagikistan, Dubai, Afghanistan, Tunisia, Malesia, Turchia, Germania… Recordare rievoca «una perquisizione subita presso l’aeroporto di Roma Fiumicino», quando «si stava imbarcando alla volta di Dubai e Kabul». In quella circostanza, l’imprenditore «si disfava, senza farsi accorgere, di documenti e certificati bancari (Bond), a suo dire, del valore complessivo di 100 miliardi di euro che non avrebbe potuto giustificare». «Più o meno erano, che so, cento miliardi, qualcosa del genere (…). Ho preso quella busta e l’ho buttata nella spazzatura, in un cestino di quelli», rivela. L’idea era quella di recuperare il materiale subito dopo il controllo: «Ho detto “va, dopo che mi lasciano torno e la prendo”. Se la prendevano diventava (…) perché avevo il bond da trentasei miliardi». Recordare sa che il “gioco” è enorme. «Abbiamo dovuto interessare il governo della Malesia e la Banca Centrale», spiega al telefono. E sa che ci sono dei rischi: «Scaricare quei conti… sarà un bordello a livello internazionale (…). Ci sono tre servizi segreti che ti stanno addosso». Aggiunge ancora che per completare le complesse operazioni finanziarie «occorreva un tecnico specializzato abilitato a operare nel dodicesimo livello».

Recordare dice «che nel mondo erano pochissimi ad avere questa abilitazione, uno dei quali lo aveva trovato, disponibile, ed era a Francoforte», un «tecnico di Deutsche Bank» che avrebbe effettuato lo scarico del denaro in una banca malese per poi girarlo in un conto dell’Orion Bank, istituto bancario con sede in Tagikistan.

Come già detto, il cartello era composto da siciliani, calabresi e campani. I primi appartenevano ad esponenti catanesi, i secondi ai Parrello-Gagliostro-Romola e al clan Alvaro di Sinopoli e, per la Camorra, era presente la “famiglia degli Iaiunese di Casal di Principe”. I cartelli erano affiancati da dodici “faccendieri”, di cui sei italiani e gli altri sei stranieri, non ancora identificati al momento della presentazione del rapporto alla DDA (2018). Da altra conversazione, si apprende che uno dei presunti faccendieri aveva tentato di effettuare, due mesi prima, un’operazione su una somma di denaro facente parte dei conti speciali di Roberto Recordare, da Cipro verso Londra, «utilizzando le chiavi di tale Dimitri, ovvero le chiavi intestate a tale Dimitri Verchtl, nato a Ivànovski (Russia) e deceduto ad Oslo in data 29.12.1987». E gli inquirenti sanno che il nome di Verchtl è, in realtà, una delle tre identità di Recordare. La “trinità” dei passaporti, infatti, ne prevede anche uno afgano, «chiaramente falso, intestato a tale Ahmad Khan, cittadino del Nuristan». Recordare, Verchtl e Khan sono pertanto la stessa persona.

Ma Recordare cerca ancora nuovi documenti e i suoi interlocutori gli consigliano «la Repubblica Domenicana, la quale attualmente non prevede rogatorie internazionali e non prevede scambio di informazioni». C’è anche un’altra opzione, «un passaporto diplomatico, in Costa D’Avorio, con il quale potrebbe muoversi in maniera serena in tutto il mondo». Costerebbe 100mila euro; nel giro di due mesi – quelli necessari per ottenerlo – l’imprenditore calabrese diventerebbe «un diplomatico di quello Stato». C’è da stare attenti, però. Un lavoro del genere non dovrebbe essere pensato per «un narcotrafficante» oppure per sparire, perché «vorrebbe dire bruciare il loro contatto in Costa D’Avorio». Ci sarebbe anche la soluzione «del passaporto bancario, ma servirebbe aprire un conto con un deposito di 250mila euro in maniera tale da poter ottenere il certificato di residenza permanente più il passaporto associato, che si otterrebbe in 25 giorni circa».

Una volta completata l’operazione del maxi riciclaggio, spiega che il passaporto non gli serve per fuggire, anche se la prospettiva di far perdere le proprie tracce, rientra tuttavia nei suoi programmi. È il 23 ottobre del 2017: Recordare dialoga con alcuni dei suoi contatti. «Io, una volta che facciamo questa operazione (…) io devo trovare come sparire per un po’ di tempo», ride. Venti giorni prima, nella sua Audi Q5, confida alla sua segretaria «che tra tre anni sarebbe sparito dalla circolazione andando a vivere in Nicaragua. Nel Sud America o Centro America o America del Nord». Scherza: «Posso fare un periodo con gli Inuit e un certo periodo in Costa Rica». Con tre passaporti a disposizione non dovrebbe essere difficile.

Apprendere che la ’Ndrangheta è capofila in colossali operazioni di riciclaggio anche per conto di Camorra e Mafia siciliana non deve sorprendere. Tutt’altro. Il ruolo di egemonia nel settore del traffico internazionale di stupefacenti, in particolare cocaina, ha inizio già dai primi anni Novanta e non solo le ha consentito di acquisire proventi miliardari, ma anche di disporre di canali di riciclaggio affidabili e collaudati, dispersi nei paradisi fiscali di tutto il mondo, grazie anche ad una rete di faccendieri, consiglieri, tecnici informatici, banchieri. Ha ragione Recordare quando con malcelato orgoglio afferma che con quelle somme a disposizione «stiamo sconquassando il mondo e l’equilibrio mondiale». Il condizionamento dell’economia, realizzato attraverso la nuova moneta di scambio, la cocaina, la possibilità di muovere capitali da un continente all’altro, producono “sconquassi” a livello politico, economico, finanziario ed etico, attraverso l’uso della corruzione. In questa direzione, lo scrittore americano Don Winswold, nel suo libro Corruzione descrive lo sfacelo morale della polizia di New York, che utilizza la caccia ai trafficanti di droga per appropriarsene e spartirsi i proventi.

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