L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 dicembre 2020

Euroimbecilandia allo sbando ma il corrotto euroimbecille Pd e il falso ideologico del M5S non lo sanno e continuano ad essere il suo zerbino

Dunque, Orbàn e Morawiecki hanno vinto

Maurizio Blondet 9 Dicembre 2020 

Solo così si può interpretare quello che i media chiamano “il compromesso” raggiunto con la Merkel ossia con la UE, dato che la Cancelliera ha la presidenza pro tempore della Unione.

L’accordo infatti ricalca ciò che già Musso, commentatore di Atlantico Quotidiano diventato il più esperto dei meandri UE benché faccia un altro lavoro (i corrispondenti da Bruxelles dovrebbero imparare), aveva già anticipato il 23 novembre.


C’è poco da aggiungere se non questo: opporsi e resistere, nella Europa merkeliana oggi sottoposta a potenti forze centrifughe, non solo è possibile, ma paga; strisciare e fare i servi no. Musso sospettava che dietro l’impuntatura europoide per lo “stato di diritto” (che la UE non è) ci fosse la volontà della Merkel di affossare il Recovery Fund di 750 miliardi di euro, dandone la responsabilità al magiaro e al polacco, secondo una tattica pesce-in-barile di cui la ventennale cancelliera è la triste maestra. Pare però che questo non sia avvenuto, se non altro perché gli eurocrati avevano legato alla faccenda della stato di diritto il bilancio settennale UE da mille miliardi – a tutti necessario per alleviare la peste del Grand Reset sulle vite umane – su cui Varsavia e Budapest non hanno esitato a porre il veto (cosa inimmaginabile ai piddini), un pasticcio da cui dovevano uscire.

La UE non sembra più in grado di usare i numerosi strumenti di tortura di cui si vantava l’alcolista del paradiso fiscale. Anche perché alla BCE non c‘è Draghi, ma la francese che stampa-stampa e compra-compra buoni del Tesoro e ogni altro genere di titoli dubbi : col Pandemic Emergency Purchase Programme” (PEPP) fino a oltre 1.350 miliardi di euro, a cui va aggiunto il “Programma di acquisto di attività” (APP), in cui la BCE e le banche centrali nazionali nell’area dell’euro acquistano congiuntamente titoli; acquisto a man bassa di obbligazioni soci di società con merito di credito più che dubbio, e delle iniezioni di contante per le banche commerciali (OMRLT) di cui si prevede un aumento. Una eresia disastrosa e titanica secondo la teoria economica tedesca (“”I debiti si pagano, il denaro non si stampa”) , di fronte alla quale si deve notare che Jens Weidmann, così minaccioso con Draghi, è ammutolito. Il suo potere non è più quello di allora.

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