L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 dicembre 2020

Fronte Polisario si contrappone al Marocco che pretende di incorporarlo. Con le grandi manovre di paesi stranieri ognuno dei quali porta l'acqua verso il proprio mulino


LA QUESTIONE DEL SAHARA E LE IMPLICAZIONI GEOPOLITICHE


di Mustafa Abdelkarim –
6 dicembre 2020

Nella politica internazionale di oggi, per quanto delle volte può sembrare complessa, ci sono delle posizioni che ormai sono diventate quasi fisse, cioè, se volessimo sapere da quale parte si posiziona un paese come Taiwan, dovremmo semplicemente vedere da quale parte sta la Cina e la stessa misura possiamo applicarla all’Arabia Saudita e all’Iran, dal momento che hanno posizioni contrapposte su qualsiasi questione che riguarda la politica mondiale e così via.
E se volessimo scoprire le posizioni del regno del Marocco non possiamo non prendere in considerazione il tema del grande deserto. Il Marocco costruisce le sue posizioni politiche mondiali basandosi principalmente sulla questione del deserto, vale a dire che gli alleati sono quelli che riconoscono al Marocco la proprietà del deserto, mentre chiunque si permette di dubitare sull’appartenenza del deserto al Marocco viene considerato almeno come un non-amico.

Considerando tutto questo provo a rispondere ad alcune domande che seguono le tensioni tra il Marocco e il Fronte Polisario, che vengono poste nelle ultime settimane: perché è tornato il conflitto tra il governo del Marocco e il Fronte Polisario dopo un periodo di apparente tranquillità durata circa 30 anni? Perché gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di aprire in consolato in una città come Aloyoun, situata nel deserto, sapendo bene che essi non hanno cittadini da tutelare o servire nella zona? Qual è la reale posizione del Marocco sulla questione della normalizzazione dei rapporti con Israele, oltre alla sua posizione abbastanza ambigua per quanto riguarda i conflitti nella Medio Oriente in generale?
Per rispondere a tutte queste domande dobbiamo mettere up front la questione del deserto discussa con, oltre al Marocco, la Mauritania e l’Algeria. A cominciare da come viene nominato il deserto. In Italia sento spesso il nome “Deserto del Sahara”, e la trovo una denominazione impropria perché la parola Sahara in arabo significa deserto e quindi non si può chiamare il Deserto del Deserto; oltre a questo trick linguistico, soprattutto nel mondo arabo il deserto viene chiamato in diversi modi dai quali poi si costruisce la posizione sul conflitto che lo riguarda: il primo nome che viene dato è quello del Deserto Occidentale, e in questo caso si può dare ragione all’Algeria insieme al Fronte Polisario, mentre il Marocco la considera una denominazione del tutto illegittima e quindi viene naturale al Marocchino chiamarlo “Deserto marocchino” oppure “regione meridionale”. Dal nome il conflitto poi si allunga verso tutti gli altri dettagli, e per arrivare a comprendere bene la questione si devono sfogliare molte pagine di storia. Tuttavia, per avere una visione storica molto chiara, fu il 1975 quando la Spagna decise, per motivi ancora sconosciuti del tutto, di porre fine all’occupazione del deserto, 270mila km2 con mezzo milione di abitanti. La Spagna poi invitò il Marocco e la Mauritania a gestire la zona ma non come benefattori, al contrario ognuno aveva una teoria sull’appartenenza del deserto. Queste teorie però si scontrano con la popolazione abitante della zona, che oggi è rappresentata dal Fronte Polisario (acronimo di Frente Popular de la Liberciòn de Saguia-El Hamra y Rio de Oro), popolazioni che lottavano già da prima per l’indipendenza dalla Spagna. Ma quando la Spagna decise di ritirarsi, il Polisario pensò di fondare una repubblica indipendente, ma si ritrovò davanti alle idee diverse del Marocco e della Mauritania.

La Mauritania nel 1979 decise di ritirare le sue pretese sulla zona e firmò un accordo di pace con il fronte Polisario, nacque un conflitto durato più di 16 anni tra il Marocco e il Fronte Polisario. In questi anni il Marocco ha occupato l’80% delle città nella zona e ha costruito un muro che separa il 20% del territorio restante al Fronte Polisario, che nel frattempo si è fatto appoggiare da diversi paesi vicini tra cui, la più importante, l’Algeria. E tornando alle denominazioni di prima, l’Algeria e il Fronte Polisario si riferiscono a quel 20% come al “Territorio Liberato”, mentre l’80% resta un “Territorio occupato dal illegittimamente dal Marocco”.
Il conflitto, armato e violento, continuò fino al 1991, non a caso con la caduta dell’Unione Sovietica, che per anni aveva appoggiato la posizione dell’Algeria e il fronte Polisario. Finendo sulla parte “sconfitta”, fu normale il cedimento dell’Algeria e del Fronte Polisario nell’accordo che venne firmato con il Marocco.
L’accordo aveva vari punti, i più importanti sono
1) cessare il fuoco immediatamente, rispettato da tutte le parti fino a 3 settimane fa;
2) un referendum attraverso il quale gli abitanti del deserto avrebbero deciso di fondersi con il Marocco o dar vita a una repubblica come voleva il Fronte, che parlava a nome loro.
Questo referendum, che era stato previsto nel 1992, non venne mai fatto e molto probabilmente non si farà mai, per vari motivi tra cui l’identità degli abitanti del deserto.

L’Algeria e il Fronte Polisario considerano gli abitanti contati nell’ultimo censimento, fatto dalla Spagna prima del 1975. Il Marocco voleva includere con i 74mila abitanti del censimento spagnolo anche gli abitanti rifugiati in Marocco nel periodo del colonialismo spagnolo, che all’epoca vivevano in tutta tranquillità in Marocco e non avevano intenzione di tornare a vivere nel deserto… questi erano più 120mila. Così il Fronte Polisario si oppose considerando che in quel modo si chiedeva ai marocchini di decidere la sorte degli abitanti del deserto. Per il Polisario quindi sarebbero stati da includere altri abitanti del deserto, ovvero coloro che si erano rifugiati in Algeria, cosa che invece il Marocco rifiutò per l’alto numero.
Venne a crearsi così un caos totale anche per le missioni delle Nazioni Unite incaricate di monitorare il referendum, dal momento si riscontrarono non pochi problemi a partire dall’accertamento delle identità alle difficoltà logistiche nell’incontrare i capi-tribù.
Oggi il Marocco considera questo accordo e il referendum una pagina del passato e offre al Fronte Polisario la possibilità di essere una regione o una zona autonoma appartenente al Marocco, idea verso la quale il Polisario è tutt’altro che d’accordo, ritenendo invece necessario il referendum dell’accordo del 1991.
Ho sempre nominato l’Algeria quale paese che appoggia il Fronte Polisario, ma non entrerò nel merito perché l’Algeria e il Marocco hanno una lunghissima storia di conflitti, ad esempio per i confini quando ottennero l’indipendenza dalla Francia. Il sostegno dell’Algeria al Polisario viene visto dal Marocco come l’intenzione di avere una finestra sull’oceano Atlantico oltre e di impossessarsi delle ricchezze di quella parte del deserto.

Mohammed VI del Marocco.

Ci sono altri fattori che aggiungono legna al fuoco, i più importanti sono i paesi e le organizzazioni che appoggiano il Fronte Polisario e tra questi oltre all’Algeria troviamo in passato la Libia, l’India, il Sudafrica, Cuba e la Nigeria. Oltre a questi anche organizzazioni come l’Unione Africana, che riconosce la Repubblica Sahrawi come membro tra i 55 che la formano. L’Unione Europea e le Nazioni Unite invece credono ancora nell’accordo del 1991 e lo considerano l’unica via d’uscita da questo conflitto, per cui hanno prolungato di un altro anno il mandato della missione presente dal 1991.
Il 21 ottobre dell’anno corrente gli Stati Uniti e la Francia, quindi due membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu e vicini al Marocco, hanno considerato la nascita di una repubblica indipendente come una proposta superata.
Il Fronte Polisario crede invece che la lotta per l’indipendenza debba continuare anche se dovesse costare il ritorno alla lotta armata, in contrapposizione quindi alle considerazioni del re del Marocco, il quale ha dichiarato il territorio del deserto come territorio nazionale marocchino.
Il 13 novembre scorso il Fronte Polisario, che vedeva in considerevole forza crescente la posizione del Marocco, ha tentato di chiudere il valico di Karkarat, che collega il Marocco alla Mauritania. Un passaggio importante, perché è considerato la porta del Marocco verso il resto dell’Africa occidentale. Il Polisario ha chiuso il passaggio e ha ostacolato il flusso di merci, costringendo l’esercito marocchino ad intervenire. Una risposta considerata dal Polisario come una violazione dell’accordo del 1991, cosa che implicherebbe il ritorno della lotta armata.

Negli ultimi 12 mesi ben 16 stati hanno deciso di aprire consolati in varie città della zona di conflitto, il più importante tra questi sono gli Emirati Arabi Uniti, che sono in alleanza con gli Usa e soprattutto Israele, un evidente tentativo di includere il regno in un’alleanza contro l’Iran, l’ambiziosa Turchia e i vari altri gruppi islamici considerati estremisti. Gli EAU, con l’apertura del consolato ad Aloyoun, città che il Polisario vorrebbe proclamare capitale della sua desiderata repubblica, riconoscono al Marocco la sovranità nella zona.
Il Marocco, che classifica e sceglie le sue alleanze in base alle posizioni sul deserto, non sembra tuttavia disposto a ceder facilmente, anche perché era il più vicino dei paesi islamo-arabi ad Israele; era quindi logico che la normalizzazione dei rapporti proposta da Donald Trump avvenisse con il Marocco per primo e non con gli EAU, invece il Marocco ha tolto dalla sua agenda la normalizzazione dei rapporti con Israele.
Tutti i fattori indicano che i grandi del mondo presto riconosceranno al Marocco la sovranità nel grande deserto, ma questo basterà per convincere il Marocco a normalizzare i rapporti con Israele? E il Fronte Polisario, affiancato dall’Algeria, si spingerà verso la lotta armata causando una moltitudine di profughi non solo verso il Marocco o l’Algeria, ma soprattutto verso Spagna e Italia? Staremo a vedere.

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