L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 21 dicembre 2020

Gender quell'ideologia che vogliono farci inghiottire



Testo dell'audio

L’ideologia gender dilaga ormai nel mondo, esonda violenta come un fiume in piena, incontenibile, inarrestabile, sempre più spavalda, sempre più autoritaria, sempre più liberticida, a qualsiasi latitudine. Con un solo obiettivo: reprimere qualsiasi opinione contraria, soprattutto se cattolica, possibilmente rinchiudendola in galera.

Lo provano le notizie di questi giorni. Ancora Biden non si è insediato alla Casa Bianca e già gli Stati Uniti sembrano tornati indietro di tre anni, all’era Obama: lo scorso 7 dicembre la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sentenziato la possibilità per gli studenti transgender di condividere anche con persone del sesso opposto spazi quali servizi igienici e spogliatoi. Secondo i giudici, insomma, sarebbe l’«identità di genere» a prevalere sul sesso biologico. Da qui, la decisione di respingere il ricorso presentato dall’associazione «Parents for Privacy» , che aveva accusato il distretto scolastico n. 2 di Dallas di violare il diritto alla privacy degli altri allievi. Secondo la magistratura, anzi, mancare di assistenza agli studenti transgender equivarrebbe a causare una discriminazione illegale nei loro confronti. Una decisione analoga è stata assunta anche dal Dipartimento per l’Educazione dello Stato del Massachusetts: la normativa specifica prevede sanzioni e provvedimenti disciplinari verso gli studenti, che si opponessero o che fossero anche solo in disaccordo col provvedimento, ed intima agli insegnanti di non comunicare ai genitori le scelte espresse dai loro figli circa la propria identità gender. Se da una parte il Massachusetts Transgender Political Coalition ha plaudito alle nuove regole, dall’altra il Massachusetts Family Institute le ha definite una violazione del diritto alla privacy per gli alunni legati al proprio sesso biologico.

Ancor più pesanti i provvedimenti assunti in Finlandia nei confronti dell’on. Päivi Räsänen, ex-ministro degli Interni ed ex-leader del Partito Democratico-Cristiano. Contro di lei il Procuratore generale, Raija Toiviainen, ha aperto il quinto procedimento penale, sempre con la stessa accusa, quella d’aver compiuto un discorso «d’odio» nei confronti della galassia Lgbt, quest’ultima volta per aver semplicemente citato ciò che la Sacra Scrittura afferma in merito alle relazioni omosessuali. La parlamentare ora rischia due anni di carcere per ciascun fascicolo a suo carico, ma ha dichiarato di non aver paura di finire in galera: nel caso fosse dichiarata colpevole e condannata, ha detto, ciò segnerebbe «l’inizio di una censura di Stato su vasta scala. È difficile capire cosa stia accadendo nel mio Paese»; tuttavia, «più tacciamo su questioni complesse e controverse, più spazio viene rubato alla libertà di espressione ed alla libertà di coscienza». Il problema è che, in realtà, quanto accade non riguarda solo la Finlandia.

Un copione analogo, ad esempio, è quello verificatosi nello Stato australiano di Victoria, dove è in discussione un disegno di legge, che vorrebbe rendere reato penale il fatto di pregare per un cambio di orientamento «di genere» da parte di omosessuali e transessuali. Una norma, questa, che, se approvata, calpesterebbe manifestamente il diritto alla libertà religiosa, come già denunciato da avvocati ed esponenti cattolici di spicco della società civile. Lo stesso arcivescovo metropolita di Melbourne, mons. Peter Andrew Comensoli, ha dichiarato che lo Stato non può decidere per cosa si possa pregare e per cosa no: «Chi prego, come prego, per cosa prego e soprattutto con chi prego non è questione che riguardi il governo», ha affermato. Secondo John Steenhoff, direttore dell’Human Rights Law Alliance, questo disegno di legge rappresenta un «attacco diretto al credo religioso ed al Cristianesimo in particolare». Anche secondo il prof. Michael Quinlan, preside della facoltà di Giurisprudenza della Notre Dame Catholic University di Sidney, si tratta di «un approccio molto autoritario, approccio che nessun governo dovrebbe adottare». Eppure ciò accade.

Lo tsunami Lgbt sta spazzando via convinzioni consolidate nei campi dell’etica e della giurisprudenza, cancellando diritti e libertà, tanto individuali quanto collettive, criminalizzando, punendo, incarcerando chiunque rappresenti un ostacolo o semplicemente la pensi in modo diverso ed abbia l’ardire di dirlo. Quelli che ci attendono non saranno tempi facili…

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