L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 dicembre 2020

Gli ebrei sionisti si espandono in Africa

Israele in Africa: il suo ruolo e le sue strategie

Israele in Africa ha diversi obiettivi, soprattutto strategici e militari. Quali sono? L'Iran c'entra qualcosa?

-9 Dicembre 2020


Da più di 70 anni Israele vuole imporre la sua influenza in Africa. Non è di certo una novità, se pensiamo al colonialismo dei paesi Occidentali e non solo. L’Africa si trova da sempre un paese strettamente dipendente da tutti quei paesi che cercano di controllarla. Ma Israele è come gli altri? Che cosa vuole Israele in Africa?

Quando è arrivata Israele in Africa?

Sessant’anni fa Israele comincia far sentire la propria presenza in Africa. Tuttavia, non lo fa come gli altri paesi Occidentali. Lo stato si dimostra comprensivo con il continente e appoggia la sua lotta per l’indipendenza. Nel bel mezzo del colonialismo Occidentale, Israele si mostra quasi come un paese amico. Questa relazione non durò a lungo. Negli anni ’70 i Paesi dell’Africa subsahariana erano in balia dell’Arabia Saudita. Questo grande ed influente nemico, costrinse i paesi a rompere ogni loro rapporto con Israele. Ma questo non è tutto. Ci fu un altro punto di rottura con Tel Aviv: la questione palestinese. La maggior parte dei paesi africani sostenevano i palestinesi nella loro lotta contro Israele. Non volevano vedere i diritti della Palestina schiacciati sotto il peso di Gerusalemme. Dovevano decidere da che parte stare.

Le sue influenze

Oggi Israele ha 13 ambasciate sparse per il continente africano. Queste sono presenti in Angola, Camerun, Costa d’Avorio, Egitto, Eritrea, Etiopia, Ghana, Kenya, Nigeria, Ruanda, Senegal e Sud Africa. Ma attenzione, l’Africa non ha cambiato del tutto la sua idea su Israele. Infatti, ci sono ancora nove paesi che non riconoscono lo stato ebraico: Algeria, Comore, Gibuti, Mali, Marocco, Niger, Somalia e Tunisia. Sfogliando i nomi di questa lista, è possibile intuire gli interessi di Israele in Africa. Come possiamo notare, molti paesi della lista fan no parte del corno d’Africa. E’ proprio in questa regione che Tel Aviv esercita la maggior parte della sua influenza, soprattutto economica. E’ proprio in questa regione che si concentra il fulcro della sua strategia. Attenzione però, le carte in tavola sono molte di più. Anche il Mar Rosso ha un’importanza essenziale per lo Stato e così il forte desiderio di contenere l’Iran.

Le ragioni economiche

Israele trova in Africa una grande opportunità per la sua economia in espansione. In particolare, è coinvolta nell’agricoltura, nel campo dell’energia solare, nella tecnologia avanzata e non solo. Di sicuro, una delle sue attività economiche più redditizia è lo scambio di pietre preziose. Nonostante questo, l’Africa non accoglie Israele per la sua Economia, quanto per la sua sfera militare. Gli stati africani apprezzano particolarmente l’intelligence israeliana, che da tempo è impiegata nel continente nella lotta al terrorismo. Degli effetti ci sono stati, negli ultimi 15 anni il terrorismo islamista è calato in molte regioni africane. Inoltre, Israele vende armi. Queste vanno dagli armamenti leggeri a quelli più sofisticati, come i missili. Non dobbiamo farci ingannare però, il vero fine della lotta al terrorismo di Israele in Africa è quello di farsi più amici possibili. Solo in quel modo sarà più sempli9ce per Tel Aviv sconfiggere il suo vero nemico.

Israele in Africa: la strategia del Mar Rosso

Dopo decenni di isolamento, Israele provò a riavvicinarsi in Africa. Questo passaggio iniziò nel 2016, quando Netanyahu fece la sua prima visita ufficiale. Nei successivi 4 anni fino ad oggi, il leader israeliano ha riallacciato pian piano la maggior parte dei suoi rapporti con la regione. Uno dei particolari punti di interesse di Israele è il Mar Rosso e in particolare, la gestione della sua sicurezza. Israele voleva assicurarsi che i flussi marittimi in cui i suoi porti erano coinvolti, fossero sempre al sicuro. Per questo motivo stabilì rapporti eccellenti con l’Etiopia. Come se non bastasse, oggi l’Iran sta cercando sempre di più di prendersi l’Oceano Indiano e il Mar Rosso. Questa situazione aumenta ancora di più l’interesse di Tel Aviv nell’area. Teheran deve rimanere da solo.

Israele e il Corno d’Africa

Al termine di questo discorso, la necessità di Israele di avere influenza nel Corno d’Africa è abbastanza chiara. In particolare, uno dei maggior successi di Tel Aviv in quell’area è stato il suo rapporto con il Sudan. Nel 2016, Sudan e Iran distrussero la loro collaborazione. Un momento perfetto per Israele, doveva approfittarne. Nel 2019, i rapporti tra i due Stati si concretizzarono del tutto. L’America ci teneva molto a quell’alleanza, soprattutto l’America di Trump che ha passato un intero mandato a cercare di isolare l’Iran. Nonostante quello che può sembrare un successo, secondo gli osservatori le relazioni tra le due regioni non sono così sorprendenti. Queste infatti si fondano non su un obiettivo comune, su dei valori, su dei patti forti e duraturi. Il Sudan ha accettato solo per vedersi fuori dalla lista dell’America dei paesi sponsor del terrorismo.

Israele in Africa: Etiopia

L’Etiopia è stata una delle nazioni più facili da convincere. Infatti, la regione è sede di un’antica comunità ebraica. Per questo motivo accettarono quasi subito lo Stato ebraico. Il rapporto tra i due era più che altro militare, ma pian piano andò sciamando. Questo si riprese e diventò ancora più forte con l’arrivo di Abiy Ahmed. I leader dei due paesi siglarono nel 2019 un importante accordo. Questo regolava soprattutto una cooperazione economica e militare, di sicuro si tratta di un rapporto più saldo che con il Sudan. Nel frattempo, l’Eritrea, che allora si scontrava con l’Etiopia, si avvicinò progressivamente all’Iran.

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