L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 2 dicembre 2020

I risparmi aumentano proporzionalmente alla crisi economica accentuata/esasperata dal covid/lockdown/coprifuoco

Perché l’aumento del risparmio degli italiani non è una buona notizia

2 Dicembre 2020 - 08:00 

Continua a crescere la propensione al risparmio degli italiani, ma l’incremento delle giacenze sui conti correnti non è una buona notizia.


Boom del risparmio in Italia. Come certificato dall'ultima indagine effettuata da Intesa Sanpaolo, i depositi bancari degli italiani stanno continuando a gonfiarsi sul finire del 2020.

Le prime avvisaglie sulla propensione generale a parcheggiare liquidità erano sorte già lo scorso mese di settembre, con il rapporto di Abi che aveva evidenziato una crescita del 8% anno su anno dei depositi bancari.

Una buona notizia? Ecco un’analisi sul trend di risparmio che unisce l’Italia alle altre economie leader del continente.
Boom del risparmio: la pandemia dietro ai numeri in crescita

La propensione al risparmio degli italiani – secondo i dati rilevati da Intesa Sanpaolo – è passata dalla quota del 11,8% del reddito disponibile registrata a febbraio a quella attuale del 20%. Una liquidità parcheggiata che a settembre ha raggiunto i 1.682 miliardi di euro, in aumento rispetto ai dodici mesi precedenti di 126 miliardi.

Ma quello che a prima vista potrebbe sembrare un consuntivo positivo per l’economia italiana, è a ben vedere il riflesso degli scossoni pandemici che hanno tramortito il Paese. D’altronde, l’aumento dei depositi bancari è considerato tradizionalmente una spia che rileva i primi vagiti di una crisi economica.

La crescente liquidità nei conti degli italiani è infatti da ascrivere all’impossibilità di spendere parte delle risorse economiche a disposizione a causa delle restrizioni implementate per contenere la diffusione del coronavirus. Con negozi, ristoranti, centri commerciali ed altre attività che sono state chiuse a fasi alterne da marzo ad oggi, quelli che erano una volta consumatori sono stati trasformati gioco forza in attenti risparmiatori.

Inoltre l’incertezza economica ha aumentato anche quel risparmio che potremmo definire precauzionale. Con il mercato del lavoro in fibrillazione dalla scorsa primavera e l’intricato capitolo dei ristori – il Governo ancora fatica a soddisfare gli imprenditori costretti ad abbassare le saracinesche – gli italiani stanno cercando di costruirsi con la liquidità un riparo dalle incessanti avversità di questi tempi.

Ma la questione dell’incertezza, sebbene ingigantita dalla stagione pandemica, non è un fenomeno del tutto inedito per l’Italia. Questa era infatti il motore dell’aumento del risparmio che già era stato registrato negli ultimi quindici anni, con un tasso che era passato dal 7,3% alla quota attuale del 11,8%.

I risparmi degli italiani: una risorsa per il 2021?

C’è poco da gioire, dunque, per il crescente volume di denaro che gli italiani stanno accantonando nei loro conti bancari. D’altronde questo è un trend ampiamente condiviso con altri Paesi che hanno subito le conseguenze economiche della pandemia, dalla Francia alla Gran Bretagna.

D’altra parte, questa massa enorme di risparmio potrebbe dare una forte spinta ai consumi appena le restrizioni anti-Covid verranno smantellate. Di questo avviso il capo economista di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, che vede “un rimbalzo importante già nel primo trimestre del 2021”.

La quota di liquidità che gli italiani libereranno una volta tornati alle abitudini di spesa pre-pandemiche potrebbe infatti avere un enorme impatto sull’economia nazionale. Secondo alcune stime, se i due terzi della riserva supplementare tornasse in circolo, la crescita economica spinta dagli strumenti europei – come il Recovery Fund – potrebbe essere tre volte superiore alle previsioni.

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