L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 dicembre 2020

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Tav, in 20 alle manifestazione per il sì, petardi e lacrimogeni al corteo per il no

Il serpentone del corteo No Tav. Giaglione, 13 dicembre 2020

PUBBLICATO IL13 Dicembre 2020 ULTIMA MODIFICA13 Dicembre 2020 21:12

Due manifestazioni nella stessa giornata. Da una parte i Sì Tav, che si sono riuniti in piazza Castello a Torino per ribadire il sostegno all’opera. Dall’altra i No Tav, che invece hanno organizzato un corteo a Giaglione, comune recentemente fatto oggetto di un’ordinanza prefettizia per l’allargamento del cantiere in vista della ripresa dei lavori.

I Sì Tav erano circa una ventina, questa mattina. «Siamo scesi in piazza per ribadire che la Tav è un’opera fondamentale – ha detto Mino Giachino, referente del movimento favorevole all’opera – Torneremo a farci sentire massicciamente quando l’emergenza Covid sarà terminata».

Manifestazione che è stata così commentata dalla consigliera regionale Francesca Frediani, M5S e contraria all’opera: «A Giachino e alle madamine consiglio di andare a fare shopping, oggi, sarebbe senz’altro un aiuto migliore per l’economia piemontese».

Centinaia invece i No Tav che si sono dati appuntamento in mattinata al campo sportivo di Giaglione per un’assemblea prima del corteo verso il cantiere di Chiomonte. Nei giorni scorsi il sindaco di Giaglione, Marco Rey, aveva parlato di militarizzazione del suo paese: «Ci siamo svegliati con un paese militarizzato e piantonato a ogni via di accesso dalle forze dell’ordine. Difficile sentirsi ospiti indesiderati a casa propria».

Poco dopo è partito il corteo, composto da numerose persone. Un gruppo di 250 attivisti si è però separato dal resto del corteo e ha lanciato petardi contro i reparti mobili delle forze dell’ordine al cancello del sentiero gallo-romano. La polizia ha risposto con un lancio di lacrimogeni. Due feriti tra le forze dell’ordine.

Gli attivisti hanno criticato il «modello sociale» imposto da opere come la Tav. «Con il Recovery Fund messo a disposizione dall’Ue per fronteggiare la crisi dovuta alla pandemia solo 9 miliardi in Italia sono stati destinati alla sanità contro i 35 della Germania, mentre 27 miliardi nel nostro Paese sono stati messi sulle infrastrutture. Questo è un crimine morale e politico» ha dichiarato Francesco Richetto.

«Le ruspe sono arrivate nelle prime ore dello stesso giorno in cui il governo aveva fissato le audizioni per i rappresentanti delle istituzioni locali – ha dichiarato Nicoletta Dosio, da poco in libertà dopo la condanna in carcere – Evidentemente le istituzioni sono private di ogni potere decisionale sull'opera e sono ridotte al ruolo di semplici questuanti a cui promettere l’elemosina delle compensazioni». 

I No Tav hanno lamentato anche le operazioni di allargamento del cantiere, iniziate a mezzanotte («incuranti del coprifuoco») che hanno spianato due ettari di terreno boschivo «tra cui diversi alberi secolari oltre alla pianta nutrice della Xerinthia Polissena – denunciano gli attivisti – su cui la stessa Telt e il dipartimento di scienze della vita e biologia dei sistemi dell’Università di Torino avevano realizzato un progetto per tutelare la farfalla dichiarata specie protetta dalle leggi comunitarie.

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