L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 dicembre 2020

Il covid/lockdown/coprifuoco sta causando enormi difficoltà economiche e umane sia negli Stati Uniti che nel mondo. Imprese ed attività commerciali falliranno, i disoccupati aumenteranno. Il Grande Cambiamento Occidentale ha raggiunto l'obiettivo

SPY FINANZA/ I mercati “impazziti” in attesa della resa dei conti

Pubblicazione: 17.12.2020 - Paolo Annoni

La Fed ieri ha confermato che è pronta a usare tutti gli strumenti necessari a supportare l’economia. I mercati continuano intanto a viaggiare su livelli record

Lapresse

La Fed ieri ha confermato il sostegno a mercati ed economia ribadendo l’impegno a “usare tutta la gamma di strumenti per supportare l’economia americana in questi tempi difficili”. La banca centrale americana ha riconosciuto che “la pandemia sta causando enormi difficoltà economiche e umane sia negli Stati Uniti che nel mondo” e ha confermato misure per supportare l’economia e il flusso di credito a famiglie e imprese.

Lo scenario rimane comunque complicato perché “l’andamento economico dipenderà significativamente dallo sviluppo del virus” e la crisi sanitaria “continuerà a pesare sull’attività economica, sul mercato del lavoro e sull’inflazione nel breve termine e pone considerevoli rischi per le prospettive economiche nel medio termine”.

Sul mercato si erano fatte strada aspettative di un’ulteriore fase espansiva della politica monetaria della Fed, ma per ora i mercati finanziari tengono e può bastare la promessa di ulteriori strumenti se e quando si renderanno necessari. È persino inutile, a questo punto, mettere in fila le contraddizioni tra i dati che arrivano dall'economia reale, ieri per esempio le vendite commerciali negli Stati Uniti, e i massimi dei mercati che vengono aggiornati in continuazione. Ci sono certamente anche ragioni fondamentali perché il mercato incorpora nelle proprie valutazioni il crollo dei tassi di interesse e l’incremento dei margini che molte società potranno avere nei prossimi mesi con il risparmio dei costi che il “Covid” consente: dallo smart working che abbatte i costi immobiliari, fino ai viaggi “corporate” scomparsi.

Le ondate della pandemia che si susseguono e che si prevedono “congelano” l’azione delle banche centrali e gli aiuti statali, più o meno ingenti e più o meno efficaci a seconda delle geografie, tengono in vita i consumi e posticipano gli effetti dei lockdown che diventano sempre più inevitabili. Non è tanto o non è più una questione di mesi di fatturato persi, ma di sopravvivenza di un numero elevatissimo di imprese e attività commerciali che a questo punto non riaprirà più (obiettivo raggiunto così si supera la SOVRAPPRODUZIONE di merci e capitali). Si pone quindi il problema di una massa di disoccupati (parte integrante dell'obiettivo) che dovranno ricollocarsi e che rimarranno senza lavoro per un lungo periodo di tempo. I mercati sono “obbligati” a immaginare riprese difficilissime da stimare dopo una crisi economica che non ha precedenti.

La questione che si pone o che tutti si pongono è cosa possa rompere la magia che si perpetua da questa primavera e cioè da quando pur in una situazione economica drammatica i mercati hanno cominciato a salire senza sostanziali interruzioni. Evidenziare le criticità non è sufficiente perché nel frattempo tutti sono obbligati a cavalcare i mercati con l’unica vera alternativa di rimanere fuori per principio; questa è stata una strada imboccata da tanti investitori “di grido” che semplicemente hanno deciso di non voler rimanere dentro un mercato che “non capivano” più. Il prezzo sono stati mesi, e prima ancora anni, di mancate opportunità sui mercati,

La scoperta della nuova “normalità” post-Covid obbligherà a fare tutti i conti, anche sui mercati, che non si stanno facendo adesso, in questo periodo sospeso da aiuti di Stato, dai sostegni a famiglie e imprese e dagli interventi delle banche centrali. Quando non si sentirà più parlare della “prossima ondata” o saremo tutti vaccinati, allora sarà il tempo di contare morti e feriti e di verificare se le stime sulla ripresa sono quelle che si erano immaginate settore per settore. Difficilissimo dire quanto sia vicino questo momento. Certamente è più vicino di quanto non fosse a maggio.

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