L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 15 dicembre 2020

Il Grande Cambiamento Occidentale ha aperto il vaso di Pandora le contraddizioni sono esplose e NULLA SARA' COME PRIMA. Servizio sanitario distrutto da anni e anni di corruzione politica, non assunzione di medici e infermieri, conseguenti chiusure di servizi e allungamento delle liste d'attesa con lo scopo di far crescere la sanità privata. La retorica del debito pubblico è crollata di fronte alla necessità di ampi deficit. Sospeso il Progetto Criminale dell'Euro. La costatazione che lo SPREAD dipende dagli acquisti della Bce costretta a divenire banca centrale prestatore di ultima istanza chiesto invano da sempre da Paolo Savona, Giulio Sapelli. Ridefinito lo strumento ricattatorio del Mes ma messo all'angolo dalla Polonia e Ungheria, neutralizzandolo. Il balzo nella cronaca delle intuizioni del MMT che ribalta la concezione neoliberista che ha dominato l'Occidente

2020, nulla più come prima. Anche per i falsi miti

9 Dicembre 2020



Ricorderemo questo 2020. La drammatica crisi sanitaria ha reso evidente in maniera traumatica quelle contraddizioni che il sistema in realtà aveva già in sé.

La narrazione dell’efficienza del sistema sanitario si è rivelata un’operazione che nel tempo ha distrutto la sanità pubblica. La retorica del debito pubblico è crollata di fronte alla necessità di ampi deficit. L’impianto immaginifico sull’architettura europea ha mostrato le sue crepe di fronte all’incapacità di dare una risposta rapida e di ampia portata. Chi sino a pochi mesi fa invocava la spending review si è riposizionato velocemente e ora chiede politiche espansive. Si è scoperto che la BCE può fermare lo spread con un clic.

Sentiamo scricchiolare le fondamenta dei falsi miti economici, ma contemporaneamente dobbiamo assistere all’ennesima discussione sul MES, invece di archiviarlo definitivamente e ricordarlo come uno dei tanti artifizi dell’austerità.

Il cambiamento di paradigma richiede di attraversare una fase densa di contraddizioni per poter prendere forma.

In questo contesto, acquista un valore speciale la pubblicazione di “Il mito del deficit – la teoria monetaria moderna per un’economia al servizio del popolo” (Fazi Editore), versione italiana del recente libro di Stephanie Kelton “The Deficit Myth”. Fosse stato pubblicato qualche anno fa, il libro non avrebbe ricevuto la giusta attenzione, ma sarebbe stato relegato all’interno dei confini del dibattito accademico. L’interesse dimostrato da La Repubblica e L’Espresso è la riprova di quanto la Kelton e la MMT stiano penetrando nei media italiani.

La MMT viene progressivamente riconosciuta come scuola economica in grado di scardinare il paradigma neoliberista, ma sappiamo anche che si moltiplicheranno i tentativi di strumentalizzarla con l’obiettivo di depotenziare le implicazioni della comprensione del concetto di monopolista della valuta.

Ci impegneremo per pubblicizzare “Il Mito del Deficit” e nei prossimi giorni pubblicheremo l’intervista a Thomas Fazi, fautore del progetto.

Abbiamo iniziato il 2020 con la pubblicazione a puntate di Soft Currency Economics di Warren Mosler datato 1995, che è considerata la prima spiegazione del funzionamento della moneta moderna e che ha aperto la strada alla costruzione dell’impianto teorico della MMT. Era il 1995 e tutto doveva ancora essere costruito.

Questo drammatico 2020 si chiude con un’inaspettata attenzione dei media italiani verso la MMT; un’attenzione che non significa oggi comprensione della MMT, ma che rappresenta un ulteriore passo in avanti per costruire domani la consapevolezza che è possibile avere un’agenda politica guidata dall’interesse pubblico.

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