L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 dicembre 2020

Il Grande Reset Occidentale vuole la decrescita come la vuole Francesco per divenire tutti fratelli e uguali (escluso chiaramente i ricchi), ma nella povertà materiale, intellettuale e soprattutto spirituale

Perché critico l’economia di Francesco

6 dicembre 2020


L’intervento dell’economista Ettore Gotti Tedeschi

Dell’evento Economy of Francesco ad Assisi, quasi non se ne parla, ma non perché propone l’opposto di Davos, ma perché è “fuori tempo”. Era stato concepito per esser discusso a marzo 2020, ma oggi tutto è cambiato da allora, superato grazie agli eventi ultimi del Covid ed elezioni americane, che cambieranno ogni prospettiva immaginata nove mesi fa e le conseguenti aspirazioni, utopistiche o no.

Negli anni passati, riferendomi al pensiero economico-sociale di alcuni grandi Papi (Leone XIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) avevo scritto che un Papa è il più grande economista. Ciò perché un Papa meglio di chiunque altro sa quali sono i veri bisogni dell’uomo e come soddisfarli. Oggi ho alcune perplessità grazie ad alcuni dubbi, che son sorti negli ultimi sette anni, sul nuovo rapporto tra Magistero ed economia.

Dubbi erano venuti dopo la pubblicazione di Evangelii Gaudium dove si legge che il peggiore dei mali sociali è la inequità. Cioè la cattiva ripartizione delle risorse, non il peccato. Altri dubbi vennero leggendo Laudato Sì, non tanto sulla giustissima esortazione a custodire la terra, quanto sul fatto che non si intende se si siano intese le origini e le responsabilità delle sofferenze climatiche e ambientali. Nuovi dubbi son venuti leggendo Fratelli Tutti, che sembrerebbe ispirata da Utopia di san Tommaso Moro, aggiornata su alcuni temi socio economici.

Ulteriori dubbi poi son sorti leggendo le cronache del convegno di Assisi (Economy of Francesco). Poiché Papa Francesco incoraggia ad avere dubbi spiegando che “il dubbio è una ricchezza feconda”, e dichiarando che lui “non ha fiducia nelle persone che non dubitano mai”, mi sento autorizzato ad esporre filialmente il dubbio che il Papa non abbia avuto corretti suggerimenti in materia socioeconomica.

Nel videomessaggio di Sabato 21 novembre, rivolto ai giovani convenuti ad Assisi, Sua Santità spiega: “Sapete che urge una diversa narrazione economica. L’attuale sistema mondiale è insostenibile da diversi punti di vista. Perché colpisce nostra sorella terra, tanto gravemente maltrattata e sfregiata e insieme i più poveri esclusi”. Pensavo che il successore di Pietro considerasse l’attuale sistema mondiale insostenibile perché ha negato il messaggio evangelico di Cristo ed ha ignorato la maggior parte delle leggi naturali volute da Dio e che il vero “sviluppo integrale” sostenibile voglia necessariamente la conversione al Vangelo. Cosa non ho capito?

Nello spirito di Assisi, si intuisce un attacco al capitalismo che ha troppo soddisfatto pochi privilegiati ed impoverito molti altri, creando maggiori diseguaglianze e ingiustizie. Non si può non percepire un attacco alla ricerca di sano merito personale quando il Papa stesso spiega che la meritocrazia è all’origine delle diseguaglianze. Si auspica quindi oltre a un nuovo capitalismo, demeritologia e inettocrazia?

Poichè in Fratelli Tutti viene esplicitato che l’Enciclica è stata ispirata dall’Imam di Abu-Dhabi, è ragionevole assimilare la condanna del capitalismo alla Fatwa islamica del capitalismo finanziario? È anche ragionevole supporre che la proposta di realizzare una forma di economia cooperativa possa esser ispirata anche lei alla forma di economia e finanza islamica, che è proprio cooperativa?

Era poi già stato anticipato dal Papa stesso, nella giornata per la cura del creato, l’esigenza di decrescita consapevole. Lamento che il Papa non sia stato informato che il mondo occidentale ha già subito una decrescita, e solo negli ultimi 8 mesi di circa un 10%. Comunque se una ulteriore decrescita è auspicata e incoraggiata nel mondo occidentale (certo non in Cina) diverremo si tutti fratelli e uguali, ma nella povertà materiale, intellettuale e soprattutto spirituale.

La decrescita danneggia tutti, i più poveri diverranno ancor più poveri e i giovani non troveranno lavoro (magari si presenteranno tutti al concorso per trovar lavoro come guardie svizzere?). In compenso madre terra tornerà ad essere una jungla rigogliosa. Ma le aspirazioni utopistiche di Assisi son già superate dagli eventi che gli “esperti” non hanno ancora spiegato a Papa Bergoglio: le soluzioni post Covid e il risultato elezioni americane. A salvare il mondo non sarà certo Greta e qualche gastronomo.

In un suo libro ancora inedito (anticipato dal Corriere) Papa Francesco cita Lutero: “Non aiutare il prossimo è rubare”. Io credo che non aiutare il prossimo, potendolo fare, significhi peccare, più che rubare. Ma è proprio il dubbio sulla esistenza del peccato, che sta ancora una volta confondendo cause ed effetti nel cattivo uso degli strumenti economici. C’è ancora il peccato? Benedetto XVI non aveva lasciato dubbi in proposito, concludendo Caritas in Veritate.


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