L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 dicembre 2020

Il Mes lo strumento definitivo per affossarci, quando le televisioni ci comunicheranno che il covid/lockdown/coprifuoco è terminato suonerà la campana per l'Italia


Posted: 07 Dec 2020 01:39 PM PST
Antonio Socci


“Quando le cose si fanno serie, è necessario mentire”, diceva tempo fa un presidente della Commissione europea. Di solito le “cose serie” nella Ue sono gli interessi di Germania e Francia.

Infatti, per capire la “riforma del Mes” su cui il Parlamento deve votare il 9 dicembre (da non confondersi col Mes sanitario), bisogna prima superare una giungla di balle.

Chiediamoci: per chi suona la campana? Risposta: per noi. Gli italiani non lo sanno, ma, camuffandosi dietro sigle inglesi e dietro la nebbia delle tecnicalità per addetti ai lavori, stanno perfezionando un marchingegno che potenzialmente può assestare una mazzata su di noi, sui nostri risparmi e sul futuro dei nostri figli.

Non è solo una delle solite fregature europee ai danni dell’Italia (cui siamo abituati) come sull’immigrazione. C’è di più. Claudio Borghi (Lega), infaticabile avversario di questa operazione anti-italiana, spiega:

la riforma del Mes è una cosa infirmabile e invotabile. Il Trattato del Mes (che già è stato un gravissimo errore) sarebbe così riconfermato con l’aggiunta di cose pericolosissime e beffarde per l’Italia. Per esempio, se qualcuno volesse prelevare dei soldi dal Mes, soldi che ci mettiamo noi, per salvare le sue banche potrebbe farlo. Noi, invece, se avessimo bisogno di quei soldi dovremmo sottostare a una specie di memorandum tipo Grecia dove imporrebbero patrimoniali, tagli alle pensioni, licenziamento degli statali e azzeramento dei risparmi. L’azzeramento dei risparmi verrebbe consentito da un articolo preciso di questo nuovo Mes. Una specie di mega bail-in. Non solo. Dovremmo confermare cose incredibili. Per esempio: il capitale di 700 miliardi dovrebbe essere incondizionatamente versato a richiesta nell’arco di una settimana e la quota parte per l’Italia è di 110 miliardi!Dopodiché l’art. 32: i beni di proprietà del Mes godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione; art. 35: il presidente e il personale godono di immunità totale di giurisdizione da qualsiasi tribunale; art. 36: salari esenti dall’imposta sul reddito… Avremmo così delle persone esenti da qualsiasi tribunale che avrebbero l’autorità e la possibilità di decidere del fallimento del nostro Stato. Eh no, ogni riga deve essere valutata dal Parlamento e rifiutata”.

Non è solo il centrodestra a demolire questa riforma. Sul sito della rivista “Micromega” (Gruppo Repubblica/Espresso), ben lontana dal centrodestra, è uscito “un appello di economisti e giuristi” intitolato: “Una riforma che persevera negli errori”. Inizia così: “L’Italia non deve avallare un meccanismo che riproduce le logiche del passato, che si sono rivelate clamorosamente sbagliate”.

Si tratta di “una riforma, preparata prima dell’insorgere della pandemia e che risponde alla logica della ‘vecchia’ Europa, quella che ha drammaticamente fallito nella gestione della crisi greca e che ha sbagliato anche nell’affrontare le conseguenze della crisi del 2008, relegando una delle aree economiche più ricche del mondo ad una sostanziale stagnazione decennale”.

Questi professori ricordano che

“la storia d’Italia degli ultimi trent’anni è caratterizzata da snodi critici in cui riforme apparentemente tecniche e di scarsa portata hanno pesantemente condizionato gli sviluppi futuri… Tali riforme sono state fatte passare senza che l’elettorato fosse sufficientemente informato e cosciente della posta di gioco, spesso con argomenti speciosi quali la necessità di non perdere ‘credibilità’ dinanzi ai partner europei. Siamo convinti che la riforma del Mes rappresenti uno di questi snodi cruciali e che sia necessario opporle il veto. Non solo perché nessuna delle richieste italiane è stata accettata – in particolare la contestuale attivazione della garanzia europea sui depositi bancari – ma soprattutto per affermare con forza che bisogna farla finita con la ‘vecchia’ politica”.

Anche sul sito della rivista “Il Mulino” (pure essa lontana dal centrodestra) il costituzionalista Alessandro Mangia e l’economista Francesco Saracenohanno scritto contro questa riforma e pure contro l’utilizzo del Mes sanitario.

Naturalmente l’Ue, cioè la Germania, preme perché il governo italiano obbedisca alle sue pretese e firmi. Il Pd, che non ha la fiducia degli italiani (i quali lo hanno bocciato e mandato al minimo storico), ma che è il “partito di fiducia” dei governi stranieri, spinge per l’approvazione.

Quando pure Berlusconi (con Lega e Fdi) si è convinto di votare contro, “Repubblica” ha fatto sapere che i tedeschi ritengono “incomprensibile” che Berlusconi voglia difendere interessi italiani anziché tedeschi. Testualmente: “la posizione di Berlusconi è ‘incomprensibile’ agli occhi di Berlino e dell’establishment europeo, specie quando si ammanta di una certa retorica nazionalista, del tipo ‘noi pensiamo agli italiani, non alle banche tedesche’”.

Per essere acclamati come “europeisti” bisogna difendere gli interessi di tedeschi e francesi. Non quelli italiani. Il livello del dibattito sui giornali “europeisti” è questo: che figura farà l’Italia se boccerà la riforma? Ogni Paese della Ue difende i suoi interessi. Se lo fa l’Italia dicono che si scredita come nazionalista.

Francesi e tedeschi possono mettere veti, noi no. Stefano Fassina, isolatissimo a sinistra, ha notato che in queste ore “sulla Brexit la Francia dell’europeista Macron minaccia il veto”, però “sulla revisione del Mes si può dire soltanto sì, altrimenti si è anti-europeisti e sovranisti”.

La posizione decisiva per le sorti di questa riforma è quella del M5S che è sempre stato ferocemente contrario al Mes, ma oggi quei parlamentari si preoccupano per i loro seggi in caso di crisi di governo (li impauriscono prospettando elezioni anticipate che in realtà non ci saranno mai).

Sono dunque spaccati. Barbara Lezzi cita “Luigi Di Maio che ha dichiarato che questa riforma è peggiorativa di uno strumento già devastante di suo”. Eppure Di Maio non si oppone.

Invece la Lezzi prosegue: “Non possiamo smantellare il trattato del MES come avevamo promesso perché non siamo soli al Governo, ma non lo è neanche il PD. Il ministro Gualtieri ha ignorato con spocchia le richieste che gli sono pervenute dai colleghi del M5S durante un’audizione in Parlamento. Ma, di più, ha scientemente ignorato i due atti di indirizzo del Parlamento (votati con il Conte I e Conte II). Questo non è il metodo corretto per addivenire ad una sintesi… Basta anche con la sciocchezza che ‘lo votiamo ma non lo attiviamo’ ” (è dimostrato che gli effetti perversi, per noi, scattano anche se non viene attivato dall’Italia). Questa è l’ultima possibilità che il M5S ha per salvarsi l’anima.

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