L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 13 dicembre 2020

Il Progetto Criminale dell'Euro si è armato di una ulteriore arma il Mes, il vecchio che lotta contro il nuovo. La Bce che diventa prestatore di ultima istanza toglie le potenzialità del meccanismo perverso. La contraddizione si sposterà sempre più in alto a un livello superiore. L'albero della storia è sempre verde. Dobbiamo educare 10.000 uomini


Il Mes? La trappola è servita con il sì alla riforma

12 Dicembre 2020 - 12:07 

La riforma del Mes voluta dall’Eurogruppo e approvata dal Parlamento italiano ha riacceso i riflettori su un tema controverso. Il Meccanismo Europeo di Stabilità è una trappola? Per Marcotti sì, i motivi.

Il Mes? La trappola è servita con il sì alla riforma

Il Mes è tornato protagonista della scena politica italiana in questa settimana, con il difficile voto chiesto da Conte al Parlamento per dare il via libera alle riforme sullo strumento.

Polemiche e toni pesanti hanno accompagnato il dibattito in aula, dove comunque alla fine il Governo ha incassato l’approvazione della struttura riformata del Meccanismo Europeo di Stabilità, come disegnato dall’Europgruppo.

Da sottolineare, che si sta parlando dello strumento generale, non delle linee di credito straordinarie accordate in tempo di pandemia per far fronte alle spese sanitarie.

Di fatto, però, si è riacceso un dibattito - mai sopito - sulla vera natura del Mes. Giancarlo Marcotti, esperti di finanza, non ha dubbi al riguardo: è una trappola. I motivi spiegati a Money.it.

Mes: perché è una trappola, soprattutto per l’Italia

La spiegazione di cosa potrebbe accadere dopo il via libera alla riforma del Mes l’ha annunciata Marcotti nella consueta intervista di Money.it.

Per chiarire cosa sia davvero il Meccanismo Europeo di Stabilità, l’esperto di finanza parte dalla BCE.

Il ruolo della Banca Centrale Europea, infatti, è cruciale in questo ragionamento poiché è vero che l’istituto di Francoforte può emettere moneta e gestire la politica monetaria come sta facendo per aiutare i Paesi in crisi. Tuttavia, il suo statuto non gli consente di essere prestatore di ultima istanza.

Cosa significa? Marcotti la intende in questo modo:

“Quando c’è stata la crisi greca questa anomalia - assurdità - di non avere una vera banca centrale è esplosa. Non si può non avere un prestatore di ultima istanza?è stato costruito il Mes. Quando non c’è più nulla, il mercato è intervenuto con tutti i suoi attori, banche, investitori...ma non è stato sufficiente...la situazione disperata è salvata dal Mes.”

Il Meccanismo Europeo di Stabilità, però, ha “condizionalità atroci”, a detta di Marcotti. E per questo scatta l’effetto trappola:

“Lo Stato che lo richiede perde la sua sovranità che va nelle mani di un organismo non democratico, che risponde alla legislazione lussemburghese, nel quale i commissari non possono essere nemmeno indagati...”

Un aspetto non di poco conto quest’ultimo. Non a caso anche il presidente del Consiglio ha auspicato che la struttura del meccanismo possa cambiare nel tempo e da intergovernativa - di fatto il Mes non rientra nella legislazione comunitaria - possa trasformarsi in strumento coordinato dall’UE. Il modello dovrebbe essere il Next Generation EU, secondo Conte.

In pratica, l’esperto vede un futuro nero con la riforma del Mes approvata. Anche per l’Italia. La quasi totalità dei titoli di debito emessi dal nostro Paese, infatti, sottoscritti e acquistati dalla BCE adesso.

Tuttavia, domani la banca centrale potrebbe smettere questa sua politica o decidere di acquistare meno titoli. Con quali conseguenze?

Di nuovo, Marcotti, ha le idee piuttosto chiare:

“Lo spread si alza e per non pagare interessi altissimi siamo costretti a prendere il Mes...Così i tedeschi comandano a casa nostra, possono tagliare pensioni, mettere tasse al 70%...questa è la trappola....”

Probabilmente, il Mes resterà osservato speciale per lungo tempo.

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