L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 dicembre 2020

Il Sion cresce bevendo sangue dei palestinesi


18 dic 2020
by Redazione

Secondo gli esperti dell’Ufficio dei diritti umani delle Nazioni Unite, l’uccisione a inizio mese del 15enne palestinese Ali Abu Aliya è stata una “grave violazione del diritto internazionale”

Ali Abu Aliya

della redazione

Roma, 18 dicembre 2020, Nena News – L’uccisione del 15enne palestinese Ali Abu Aliya a inizio mese da parte delle forze armate israeliane è stata “una grave violazione del diritto internazionale”. A dirlo sono stati ieri gli esperti dell’Ufficio dei diritti umani dell’Onu che hanno chiesto pertanto a Israele di condurre una inchiesta “indipendente, imparziale, immediata e trasparente” sulla sua morte. “La forza letale intenzionale – si legge nel loro rapporto – è giustificata solo quando il personale di sicurezza affronta una minaccia immediata di forza mortale o di grave danno”.

Casi che non sembrano applicarsi ad Abu Aliya il quale, lo scorso 4 dicembre, fu colpito mortalmente allo stomaco da colpi di proiettile sparati dai militari israeliani durante una protesta nel villaggio cisgiordano di al-Mughayr. L’esercito di Tel Aviv ha detto che ha aperto un’indagine per capire cosa è accaduto, tuttavia ha negato di aver usato proiettili veri contro i dimostranti, definiti “rivoltosi”. Il comunicato dell’Onu rilasciato ieri ritorna alle proteste di quel giorno ad al-Mughayir e le definisce manifestazioni contro un “avamposto coloniale illegale”. I bambini, osservano gli esperti, stavano sì lanciando pietre, ma non ponevano “nessun immediato pericolo alle forze israeliane”. Il comunicato, inoltre, nega la versione israeliana secondo cui i militari non avrebbero usato proiettili veri. “Abu Aliya è stato colpito all’addome da una pallottola di un fucile di precisione Ruger 0.22 sparata da un soldato a una distanza stimata di 100-150 metri. E’ morto successivamente in ospedale”.

Ma l’Onu, con la sua Relatrice speciale per le esecuzioni extragiudiziali Agnes Callamard e con il suo Relatore speciale per i diritti umani nei Territori Palestinesi Michael Lynk, ha anche sottolineato il maltrattamento dei minori palestinesi. Abu Aliya è infatti il sesto bambino palestinese ad essere stato ucciso dalle forze israeliane nella Cisgiordania occupata nel 2020, mentre più di 1.000 minori sono stati feriti lo scorso anno (dati Onu). Callamard e Lynk hanno evidenziato come le azioni israeliane contro i bambini palestinesi sollevano “profonde preoccupazioni” sugli obblighi d’Israele nel rispetto dei diritti umani essendo Tel Aviv forza occupante in Cisgiordania e hanno evidenziato come le indagini compiute da Israele sull’uso di forza letale “raramente producono responsabilità appropriate”, un risultato “indegno per un Paese che proclama di rispettare lo stato di diritto”.

In queste due ultime settimane non sono state poche le voci che hanno criticato l’uccisione di Abu Aliya. Tra queste, oltre all’Unicef (l’Agenzia Onu per l’infanzia), anche l’Unione Europea e alcuni parlamentari statunitensi. Tra questi, c’è Betty McCollum secondo cui “questo insensato incidente è la conseguenza diretta della permanente occupazione militare della Palestina”. Nena News

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