L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 dicembre 2020

“In sostanza, il Mes supplisce alla Banca centrale europea che non è un prestatore di ultima istanza”. Ora non c'è da dire altro

Grillo boccia il MES in modo definitivo. Sapelli spiega perchè

-04/12/2020


“Non starò qui ad elencare le mille ragioni che fanno del Mes (il Meccanismo europeo di stabilità anche noto come Fondo salva Stati, ndr) uno strumento non solo inadatto ma anche del tutto inutile per far fronte alle esigenze del nostro Paese in un momento così delicato. A farlo, ogni qualvolta gli viene messo un microfono sotto al naso, ci ha giá pensato il nostro presidente del Consiglio Conte dicendo piú e piú volte che disponiamo giá di tantissime risorse (fondi strutturali, scostamenti di bilancio, Recovery Fund ecc..) e dobbiamo saperle spendere”. Sono le parole del garante e fondatore dei 5Stelle, Beppe Grillo, che sul suo blog chiude ogni spiraglio riguardo alla posizione del partito oggi di maggioranza relativa (in Parlamento) e dunque azionista di riferimento del MoVimento.

Grillo getta anche una granata sui rapporti tra Chiesa e Stato (che sarebbero sempre da maneggire invece con cura) esortando a “reperire altri fondi per dar ossigeno alla sanitá e alle imprese italiane, facendo pagare l’Imu e l’Ici non versata sui beni immobili alla Chiesa e poi adottando una patrimoniale per i super ricchi. “Se sommate, le due proposte, porterebbero nel biennio 2021/2022 all’incirca 25 miliardi di euro subito spendibili e liberi da vincoli di rientro. Per questo motivo – assicura Grillo – incaponirsi sull’assurda discussione sui fondi del Mes, che vengono descritti come la panacea di tutti i mali, è una mera perdita di tempo ed energie”.

Giulio Sapelli, storico, economista della statale di Milano e saggista, che il 5Stelle avevano inserito nella rosa dei possibili premier, da cui uscì per la prima volta il nome di Giuseppe Conte, condivide in parte l’analisi di Grillo, ma non quella sulla Chiesa e la patrimoniale, e comunque ritiene tardive – forse inutili? – le polemiche degli ultimi giorni sulla riforma del Mes, che dovrebbe essere ratificata tra fine anno e inizio 2021. Con il Mes, spiega, “in pratica, un Paese non ha né il diritto né la libertà di scegliere come intervenire sul proprio debito pubblico”.

Intanto, puntualizza Sapelli, “occorre spiegare che il Mes è un trattato internazionale che si presenta ai più come un veicolo finanziario ma non ne ha né la forma né la sostanza”. Un trattato che dovrebbe intervenire in caso d’insolvenza da parte di Paesi con alto debito pubblico, come il nostro. “In sostanza, il Mes supplisce alla Banca centrale europea che non è un prestatore di ultima istanza”.

Neppure la rinnovata attenzione per i membri dell’area euro in maggiori difficoltà meraviglia Sapelli. Già due anni fa, ricorda lo storico ed economista, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble – oggi presidente del Bundestag – cercò di “”imporre condizioni particolari per gli acquisti massicci di titoli di Stato grazie all’Omt (Outright Monetary Transactions, il cosiddetto piano anti spread o ‘salva euro’) da parte di Francoforte. Operazione che “è stata bloccata dal Parlamento europeo ma dopo l’accordo franco-tedesco si comincia ad agire”. Lo scorso gennaio, ad Aquisgrana, Angela Merkel ed Emmanuel Macron hanno firmato un nuovo testo su cui basare le relazioni tra Berlino e Parigi – una sorta di nuovo capitolo delle relazioni fra i due Paesi – che comprende temi come Europa, economia, sicurezza e clima.

Il professor Sapelli indica in particolare la lesività dell’articolo 34 secondo cui i ministri sono addirittura sottratti al vaglio del Parlamento”. Ma avverte che si tratta di disquisizioni ormai solo teoriche, in quanto, comunque, “questo trattato internazionale non è a rischio e otterrà il via libera di tutti i 19 Stati membri dell’area euro per la sua definitiva applicazione”. “Io vedo nel Mes – spiega – un inizio di Unione bancaria” di cui il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, ha di recente rilanciato il progetto dalle pagine del Financial Times. Ma “non si può fare nessuna Unione bancaria senza una Costituzione europea” ribatte il professore. “Quando parlai con Amato al termine di una riunione per varare la costituzione Ue – ricorda Sapelli – mi disse che al massimo si era scritto un ‘trattato tra gli Stati’. Ma tutto questo non è sufficiente ed ecco dove siamo arrivati. Anzi, questa situazione si accentuerà”. Dunque, “occorre fermare tutto e ridiscutere all’interno del Parlamento europeo e dei singoli Parlamenti nazionali prima, senza essere devoti alla burocrazia e agli Stati che hanno in mano l’Europa ovvero Germania e Francia”.

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