L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 dicembre 2020

in Usa non c’è stato alcun aumento della mortalità, nemmeno tra gli anziani e che i morti per covid non rappresentano dei decessi in più, ma “coprono” per così dire la incomprensibile e incoerente diminuzione di quelli dovuti ad altre patologie

L’università della censura

di ilsimplicissimus
4 dicembre 2020

Il fattaccio è’ accaduto in una delle più antiche e prestigiose università d’America, la Johns Hopkins, peraltro uno degli atenei più convolti della “progettazione pandemica” tanto da essere stato assieme al World Economic Forum e la Fondazione Bill e Melinda Gates, sponsor di Event 201 una sorta di esercizio su una eventuale pandemia di coronavirus, come si può ancora vedere qui. Il bollettino ufficiale dell’università, formalmente a cura degli studenti e che viene regolarmente pubblicato dal 1896 è stato costretto per la prima volta nella sua storia, a censurare l’articolo di una ricercatrice di statistica Genevieve Briand, autrice di testi econometrici nonché vicedirettore del master in economia applicata, la quale in un seminario online da cui deriva il testo, si è permessa di prendere i dati forniti dallo stesso Cdc, il centro Centro per il controllo delle malattie infettive, in pratica dominato da Fauci e compagni di vaccini e merende , per mostrare che in Usa non c’è stato alcun aumento della mortalità, nemmeno tra gli anziani e che i morti per covid non rappresentano dei decessi in più, ma “coprono” per così dire la incomprensibile e incoerente diminuzione di quelli dovuti ad altre patologie, insomma è una sorta di somma algebrica tra più e meno, come è perfettamente visibile da questa tabella che si riferisce a tre settimane tra fine marzo e inizio giugno.

La cosa non deve stupire visto che lo stesso Cdc ha imposto dei protocolli per stabilire la causa di morte diversi rispetto a quelli usati da decenni e codificati dall’Oms, proprio per far sì che il covid risulti all’origine del decesso anche in malati terminali, infartuati e comunque in condizioni gravissime. Nei giorni scorsi ho fornito un link al documento ufficiale con cui l’ufficio nazionale di statistica della salute specifica i nuovi criteri, ma lo ribadisco qui nel caso qualcuno pensi che stia inventando qualcosa. Non si tratta certo di una questione solo statunitense, accade dappertutto e guarda caso in Italia mentre negli anni scorsi era possibile seguire l’andamento delle ondate di influenza settimana per settimana, adesso i dati non sono più reperibili. Si vede che si tratta di un’epidemia di scambio.


Dopo quattro giorni di enormi pressioni l’articolo della Briand è stato ritirato dalla News-Letter della Johns Hopkins e reso disponibile in pdf con però una scritta in filigrana nella quale compare la scritta ” Retracted d by the News – Letter” così da rendere sfavillante tutta l’ipocrisia dell’operazione e indurre a pensare che i contenuti siano stati ritrattati mentre sono stati in effetti censurati. L’articolo lo potete leggere qui, (per chi comprende l’inglese parlato c’è questo lungo video che è appunto il webinar incriminato della Briand la quale spiega approfonditamente tutti i dati), ma la cosa davvero penosa sono le motivazioni con le quali è avvenuta la censura e che non riguardano affatto la sostanza di ciò che dice la ricercatrice, anzi non c’è alcun serio tentativo di confutare le conclusioni della ricerca, ma si ricorre ad argomentazioni goffe e retoriche: anzi la prima è veramente ridicola perché si osserva che l’autrice non è un medico e dunque non sarebbe titolato a parlare di Covid. Peccato che qui si tratti di statistica nella quale come è ben noto i medici sono degli asini totali e quindi il campo era di piena competenza della Briand. Il secondo argomento fa riferimento al fatto che il Cdc calcoli 300 mila morti aggiuntive, cosa che tuttavia non è per nulla confermato dalle tutte le altre fonti statistiche ufficiali cosa che quantomeno dovrebbe spingere ad ulteriori analisi invece che a una censura di quelle che già ci sono. Ma è solo con il terzo argomento che si arriva al cuore della questione e si getta la maschera perché il testo recita: “Briand ha presentato i dati dei decessi totali negli Stati Uniti rispetto ai decessi correlati a Covid-19 come percentuale, il che banalizza le ripercussioni della pandemia.” E inoltre il testo era stato ripreso e riportato in diversi siti e “utilizzato per diffondere una pericolosa disinformazione.” In poche parole non si possono analizzare i dati in maniera da smontare la narrazione apocalittica, altrimenti poi chi si vaccina e chi si farà facilmente depredare della libertà e del lavoro ? La cosa triste in tutto questo è che anche le università che dovrebbero essere i magazzini della scienza e comunque offrire una qualche resistenza al non senso, sembrano invece essere completamente alla mercè dei poteri che hanno imposto la narrazione pandemica, il che naturalmente ci parla di un sistema ormai arrivato anche al suo fallimento cognitivo.

Non c’è bisogno di sottolineare che la vicenda della Johns Hopkins è tutt’altro che isolata, anzi è quasi un’eccezione nel senso che per un breve periodo è uscito qualcosa di non allineato alla verità ufficiale, cosa che accade raramente a causa non solo dell’enorme influsso che Big Pharma e il complesso economico in genere hanno acquisito nelle università, ma anche delle autocensure che i docenti si impongono per ragioni di carriera e per ragioni di politica. Chi tocca la pandemia muore. E se succede in Usa figuratevi da noi dove i docenti delle università sono stati capaci di giurare sulle leggi razziali.

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