L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 dicembre 2020

La Bce continuerà a fare la banca centrale prestatore di ultima istanza, difficile che poi con un colpo di bacchetta magica possa ritornare ad essere la stessa di prima una volta sdoganato questo dogma normale per tutti gli altri paesi che non sono in Euroimbecilandia


Nel meeting di oggi la Bce ha “ricalibrato” le misure di contrasto alla crisi e incrementato gli acquisti di titoli di 500 miliardi di euro. I commenti dei gestori

10/12/2020 | Paola Sacerdote

Aumentano gli acquisti di titoli e per un periodo di tempo più lungo. Nel meeting di oggi la Banca centrale europea ha deciso di “ricalibrare” i propri strumenti di politica monetaria “alla luce delle ricadute economiche derivanti dalla recrudescenza della pandemia”, come si legge nel comunicato stampa diffuso a seguito della riunione.

Tra i provvedimenti decisi oggi infatti il Consiglio direttivo ha deciso di incrementare la dotazione del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (pandemic emergency purchase programme, PEPP) di 500 miliardi di euro, portandolo a un totale di 1.850 miliardi di euro. Ha inoltre esteso l’orizzonte degli acquisti netti nell’ambito del PEPP almeno sino alla fine di marzo 2022. In ogni caso, “il Consiglio direttivo condurrà gli acquisti netti finché non riterrà conclusa la fase critica legata al coronavirus”.

Il Consiglio direttivo ha inoltre deciso di estendere il periodo di tempo entro il quale reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del PEPP almeno sino alla fine del 2023. In ogni caso, la futura riduzione del portafoglio del PEPP sarà gestita in modo da evitare interferenze con l’adeguato orientamento di politica monetaria.

“L’annuncio di oggi della BCE sull’aumento e l’estensione del programma di acquisto asset risulta ampiamente in linea con le attese” commenta Kaspar Hense, senior portfolio manager, BlueBay AM. “Dal punto di vista dei mercati, sono stati leggermente deludenti la mancanza di miglioramenti delle condizioni per le concessioni di prestito delle banche, in termini di tiering, e di un tasso di rifinanziamento più basso per le misure LTRO in atto. Detto questo, il premio al rischio dei titoli italiani sta facendo bene e l’estensione del programma dovrebbe aiutare a stabilizzare e appiattire la curva dei rendimenti per il momento”.

"Crediamo fermamente che una ripresa dell'Eurozona possa avvenire nel 2021 e il meeting odierno della BCE ha offerto ulteriori spunti di ottimismo. Le economie europee saranno meglio posizionate per resistere alla seconda fase di misure di lockdown grazie a un ulteriore sostegno offerto dalla banca centrale". E' il commento di Marion Amiot, senior economist di S&P Global Ratings. "Per quanto riguarda il 2021, stimiamo una crescita del PIL nell’area euro pari al 4,8%, in seguito alla contrazione del 7,2% del 2020. Tale ripresa sarà supportata da un miglioramento delle condizioni di salute dell'intera popolazione - grazie all’atteso lancio di una campagna vaccinale su larga scala nel primo semestre dell'anno, a un ulteriore sostegno della BCE in termini di politica monetaria fino al 2022 e agli stimoli fiscali".

Queste le considerazioni di Paul Diggle, Aberdeen Standard Investments: "La BCE ha annunciato oggi una serie di misure di allentamento della politica monetaria, tra cui un maggiore QE e l'allentamento del credito. Tuttavia, il punto chiave è che queste misure sono state più o meno come ci si aspettava, quindi l'annuncio non ha avuto un grande impatto. Semmai, le esitazioni nella comunicazione durante la conferenza stampa hanno dato all'intera vicenda un'inutile sfumatura hawkish. Le previsioni economiche negative della BCE - con una visione relativamente prudente della velocità con cui i vaccini permetteranno il ritorno alla normalità – indicano che questa non sarà probabilmente l'ultima mossa in questo ciclo di stimoli monetari".

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