L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 31 dicembre 2020

La Cina ha trattato il covid-19 per quello che è un'influenza virulenta basata come tutte le influenze su un virus Rna. Ha rifiutato di prestarsi al Grande Cambiamento che necessita all'Occidente per distruggere merci, capitali, uomini e mezzi di produzione per superare la crisi strutturale dovuta alla SOVRAPPRODUZIONE valutando che la sua economia ha ancora forti margini per crescere. E' guerra illimitata, niente illusioni


30 DICEMBRE 2020

Una nuova profezia spaventa il mondo occidentale. Gli analisti del Center for Economics and Business Research (Cebr), una delle più importanti società di consulenza del Regno Unito, non hanno alcun dubbio. Nel 2028 la Cina supererà gli Stati Uniti e diventerà la prima potenza economica mondiale, addirittura con cinque anni di anticipo rispetto a quanto previsto in un primo momento. La motivazione del sorpasso, a detta degli esperti dell’Uk, sarebbe da collegare alle diverse capacità di recupero dalla crisi provocata dalla pandemia di Covid-19.

La spiegazione del Cebr è semplice: dal momento che la risposta cinese all’emergenza sanitaria è stata efficace fin da subito, il Dragone è riuscito a mettere una museruola al virus così da salvaguardare il reattore del proprio motore economico. I Paesi occidentali, al contrario, sono rimasti a metà del guado, cercando un complicato equilibrio tra chiusure e aperture.

Il risultato, fin qui, è che il blocco formato dall’America e dalla maggior parte dei governi europei è ancora costretto a rincorrere il virus. Certo, molte delle misure adottate dalla Cina per sconfiggere il coronavirus erano (e sono) incompatibili con la concezione occidentale della quotidianità. Tuttavia, al netto delle valutazioni soggettive, è indubbio constatare come il modello cinese abbia prodotto i risultati migliori. E questo, oggi, è certificato dalle statistiche economiche.
La ripresa e il sorpasso

Nel periodo compreso tra il 2021 e il 2025, la Cina è attesa da una crescita media del 5,7% , per poi fare i conti con un calo del 4,5% dal 2026 al 2030. L’America, considerata la più florida economia al mondo, dovrà accontentarsi di un misero + 1,9% tra il 2022 e il 2024, salvo scendere all’1,6% negli anni successivi. Interessante, per la cronaca, constatare come il Giappone sia candidato a restare la terza potenza mondiale fino al 2030, quando verrà scavalcata dall’India che, a sua volta, spingerà la Germania dal quarto al quinto posto. Per il Regno Unito post Brexit si prospetta il sesto posto.

Tornando alla Cina, Pechino si è ripreso rapidamente dagli effetti del Covid-19. È guarito prima e meglio di tutti gli altri Paesi, tanto che in questo disastrato 2020 la sua economia crescerà del 2% (si tratta della principale economia a crescere). L’economia degli Stati Uniti, al contrario, subirà una contrazione del 5%. Già questo consentirà al Dragone di ridurre il divario con il suo più grande sfidante. Nel complesso, ha precisato il Cebr, si prevede che quest’anno il prodotto interno lordo globale diminuirà del 4,4%, la maggiore contrazione annuale dalla seconda guerra mondiale.

“La grande novità in queste previsioni – ha spiegato Douglas McWilliams, vicepresidente del Cebr – è la velocità di crescita dell’economia cinese. Ci aspettiamo che diventi un’economia ad alto reddito durante l’attuale periodo del piano quinquennale (2020-25). E ci aspettiamo che sorpassi gli Stati Uniti ben cinque anni prima rispetto a un anno fa”.

Non solo Covid

La quota cinese del Pil globale è aumentata dal 3,6% nel 2000 al 17,8% nel 2019 e – gli analisti ne sono convinti – continuerà a crescere ancora. La Cina dovrebbe passare la soglia pro capite di 12.536 dollari per diventare un paese ad alto reddito entro il 2023: anche così, il tenore di vita rimarrà molto più basso che negli Stati Uniti e nei paesi dell’Europa occidentale. In ogni caso, non dovremmo sorprenderci più di tanto nel vedere Pechino lassù, in vetta alle principali classifiche economiche. L’eccezionalità, semmai, ha coinciso con il fatto che, dal 1839 (inizio della Guerra dell’Oppio con gli inglesi) ai primi anni Duemila (decollo in seguito alle progressive riforme economiche di apertura), la Cina fosse un Paese arretrato, se non da Terzo mondo.

Le ultime generazioni occidentali, in poche parole, sono cresciute negli anni in cui il popolo cinese stava attraversando una delle fasi più critiche della propria storia (coincidente con il cosiddetto “Secolo dell’umiliazione“, ovvero il traumatico incontro con le potenze occidentali che comportò il soggiogamento dell’Impero cinese all’Occidente). Ma la civiltà cinese, per qualche migliaio di anni e fino all’inizio del XVII, era di gran lunga la più ricca al mondo, assieme a quella indiana. Dunque, più che dire che la Cina “diventerà” la più grande economia globale, sarebbe storicamente più corretto dire il gigante asiatico “tornerà a essere” la più grande economia al mondo.

Per secoli e secoli, infatti, il centro del mondo non era situato a Wall Street ma nella Città Proibita, all’ombra di un Impero avanzato su tutti i fronti. Basti pensare che durante la dinastia Tang (618-907 d.c.) i commerci fiorivano a dismisura e la Cina deteneva, da sola, il 58% del pil mondiale. Numeri impressionanti, ma presto sepolti dalla storia. Tornando al presente, la pandemia di Covid-19 è stata decisiva ai fini del “sorpasso” cinese ma non determinante. O meglio: l’emergenza sanitaria ha semplicemente accelerato un processo in atto già da decenni. Da quando, cioè, la Cina ha saputo economicamente reinventarsi, abbandonando il maoismo e le velleità del comunismo agrario per applicare, in maniera del tutto originale, scaglie di capitalismo sopra una corazza socialista. La delocalizzazione occidentale ha fatto il resto.

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