L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 15 dicembre 2020

La contraddizione tra la Francia e la Germania all'interno del Progetto Criminale dell'Euro si manifesta anche nel NUOVO ruolo assunto dalla Bce che diventa banca centrale prestatore di ultima istanza, ma la si vuole incatenare al possesso di titoli di stato di un paese solo al 25% facendo quindi in modo che lo SPREAD ricominci a far ballare l'economia italiana che poi è il vero obiettivo MAI dichiarato della Francia e della Germania, rapinare a mano bassa tutte le sue ricchezze. Ma NULLA SARA' COME PRIMA e soprattutto spazzare via questa classe politica tutta che oggi pernotta permanente nel Parlamento e nelle istituzioni anche quelle più alte

Perché la UE non dura fino al 2027. Spiegato bene.

Maurizio Blondet 14 Dicembre 2020 

Riporto qui l’articolo illuminante di Pierre-Emmanuel Thomann, PHD, forse il più serio politologo che si occupa di Unione Europea, e mette in luce le potenti forze centrifughe che la sgretoleranno.

“Il piano di ripresa dell’Unione Europea per far fronte alla “pandemia” Covid-19 e il budget UE post-Brexit sono stati concordati al Consiglio Europeo del 10-11 dicembre 2020.

“Un elemento però del tutto occultato dai media a causa della comunicazione politica degli Stati membri ma anche della Commissione Europea in occasione del piano di ripresa dell’Unione Europea è stato il siluramento del progetto di bilancio della zona euro-1 ovvero la fine del processo di emancipazione della zona euro [i 19 che hanno la moneta unica], in relazione alla grande Europa dei 27.

“Il progetto di bilancio per la zona euro (a cui si tenevano i successivi governi della Francia dall’introduzione dell’euro) è scomparso ed è un piano di ripresa a livello dell’UE a 27, una priorità per la Germania che s’è imposto.

Dobbiamo ricordare qual era la posta in gioco iniziale.

“Il rafforzamento della zona euro è stato centrale per la Francia, e in particolare per il presidente Emmanuel Macron, come parte delle sue proposte europee all’inizio del suo mandato, dettagliate durante il suo discorso alla Sorbona [settembre 2017].

Il suo obiettivo era quello di realizzare un governo economico della zona euro con un bilancio proprio e persino un parlamento. Un anemico bilancio della zona euro è stato accettato dalla Germania al vertice franco-tedesco di Mesenberg nel 2019 .

In occasione del lancio del Recovery Plan dell’UE, il progetto di bilancio della zona-euro è del tutto scomparso. Questo elemento centrale delle rivendicazioni francesi non è chiaramente più stato difeso dalla presidenza di Emmanuel Macron.

La soluzione tradizionale per la Francia era difendere una maggiore integrazione dell’unione economica e monetaria per sperare di controbilanciare la Germania, con più Europa. Con la fine del progetto di bilancio della zona euro, la Germania scongiura di vedere la zona euro emergere come il centro del potere dell’UE, una rivendicazione francese di lunga data, e la Germania, il centro geografico dell’UE rimanere al centro di gravità geopolitico a livello dell’UE-27.


“Va ricordato che la crisi dell’euro nel 2010-2012 è stata anche l’occasione per una valutazione divergente sulla scala di gestione della crisi dell’euro (vedi mappa: la dimensione geopolitica del dell’euro). La sua dimensione geopolitica si è rivelata con la questione del baricentro geopolitico europeo: mentre i francesi prediligono l’area euro con diciassette – cioè verso sud – dove hanno più peso, i tedeschi vogliono un’Europa a 27 che si estenda a nord e ad est, dove i suoi alleati sono più numerosi. La Francia condivide con la maggior parte dei paesi del Sud un deficit commerciale con la Germania, e solo parzialmente riesce a chiudere il suo deficit commerciale con i paesi del Sud. Per questo i francesi insistono per fare della zona-euro il centro di gravità del governo economico europeo. Per contro, nella visione della Germania al centro dell’Europa, la strategia tedesca è quella di contrastare ogni tentativo di dividere quest’area di stabilità e di evitare di isolarsi dal suo fianco orientale e settentrionale. La sua preferenza iniziale per un governo economico europeo a 27 e non solo composto da membri dell’area dell’euro riflette questa preoccupazione.

[MB: si apprezzi l’assurdità ed ambiguità della situazione: sulla moneta euro, condivisa da 19, hanno voce in capitolo anche gli altri 8, che non condividono la moneta unica. Si è visto quando Ungheria e Polonia, che hanno la loro propria moneta, hanno posto il veto al bilancio europeo bloccando il Recovery Fund cui il governicchio italiota è disperatamente appeso. Questa ambiguissima assurdità non è colpa dell’Ungheria, l’ha voluta la Germania]

Riprende Thomann: “Diversi decenni di sforzi della diplomazia francese dall’introduzione dell’euro per promuovere la zona euro come un crescente centro di gravità all’interno dell’UE, in concorrenza con la Germania che ha sempre preferito la scala di l’UE-28 (27 con Brexit), sono state quindi annientati. I precedenti presidenti, Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e François Hollande, avevano già fallito nel loro desiderio di riequilibrare la geopolitica dell’Unione europea su questa strada. La “coppia franco-tedesca” si era riposizionata al centro del potere nell’UE grazie al loro piano franco-tedesco che ha ispirato la Commissione europea a costruire le sue proposte. Tuttavia, per apparire come l’ispirazione per il pacchetto di stimolo, il prezzo per la Francia è molto alto con le concessioni fatte alla Germania. In tal modo, mantiene sì la “coppia franco-tedesca” al centro del potere nell’UE, ma il rapporto franco-tedesco diventa sempre più asimmetrico a favore della Germania.

Per quanto Francia e Germania siano in una posizione centrale in Europa e costituiscano l’asse principale dell’UE, è necessario un riequilibrio per ampliare il margine di manovra della Francia. La volontà di Emmanuel Macron di riequilibrare il rapporto franco-tedesco è venuta meno – ed è infatti un’accentuazione dello squilibrio a favore della Germania che si è registrato con questo piano di stimolo.

“La funzione palese della “coppia franco-tedesca” è quella di fungere da strumento di potere, cardine insostituibile nell’UE.

“La sua funzione più implicita è mascherare lo squilibrio franco-tedesco a favore della Germania. La Germania minimizza così il suo ruolo di potenza centrale e la Francia dà l’illusione della parità. Dietro l’accordo sul Recovery Plan dell’UE, gli obiettivi europei, uno spazio di globalizzazione aperto ai flussi globali, visione prediletta dalla Germania, o un’Europa-potenza intesa a fare da contrappeso ad altre potenze, visione prediletta da Francia, tra i due paesi continuano a divergere. Con l’attuale crisi non è cambiato nulla”.

Addio Stati Uniti d’Europa

Questo per tutti gli illusi che hanno favoleggiato di un “momento Hamilton” con la grande e generosa Germania che acceere all’idea di un bilancio comune, prodromo sorridente agli Stati Uniti d’Europa. Al contrario, le forze centrifughe – già provocate dall’euro disfunzionale, da paesi come l’Ungheria e Polonia che possono condizionare la moneta comune senza averla, dal Brexit – peggiorano. Anche perché su una cosa la donnetta di Berlino, Macron e il deep staterell di Bruxelles sono d’accordo: che devono “punire” il Regno Unito perché ha osato uscire dalla gabbia.

L’ultima pensata del macroncino piccino-picciò è che ha minacciato l’ embargo energetico contro la Gran Bretagna se Londra si rifiuta di capitolare sui diritti di pesca: Macron (e la VDL) pretendono che il Regno Unito continui a concedere ai pescherecci UE i diritti di pescare sulle sue acque territoriali – che non sono più acque “europee” ma solo inglesi almeno per i prossimi 10 anni.

La minaccia di embargo energetico, cioè di non fornire più l’elettricità agli inglesi,è specialmente idiota per un semplice fatto: EDF (Electricité de France,impresa di stato – loro possono) è tra i principali produttori di energia domestici della Gran Bretagna. “EDF non solo possiede 35 parchi eolici in tutta la Gran Bretagna, ma gestisce tutte e otto le centrali nucleari operative del Regno Unito, generando quasi un quinto della nostra elettricità”, scrive il Telegraph “ Quindi per Macron anche solo suggerire di tagliare i legami energetici tra Regno Unito e Unione europea è un atto di follia commerciale insondabile”.

I toni sui media inglesi sono tali, che si rischia che, in caso d i Brexit no-deal, le cannoniere britanniche sorveglieranno occhiutamente le loro zone di pesca e magari spareranno qualche bordata ai pescherecci francesi che violassero la sovranità?

Ah, non dimentichiamo tra le forze centrifughe che spaccheranno la UE la NATO: c’è un incontro già programmato a Bruxelles all’inizio del 2021 per definire il futuro dell’organizzazione. “Un futuro della NATO ha senso solo di fronte a minacce che devono essere ridefinite, anche inventate se non esistono”, commenta il generale Delawarde “Questo è l’esercizio che gli atlantisti intraprenderanno all’inizio del 2021 finalizzando un “aggiornamento decennale del concetto strategico”. Non c’è dubbio che Cina e Russia saranno i principali avversari designati”. Come dice Stephen M. Walt:

“Per salvare la NATO, gli europei devono diventare nemici della Cina”.

Perché l’Europa è la pace. Perché ci vuole più Europa.

E l’Italia, che ha votato per entrare nel MES, sarà (come prevedibile) quella che sarà saccheggiata per far durare l’Europa un po’ di più.

Secondo Sébastien Cochard, le nuove condizionalità previste dalla “riforma del MES” vietano alla BCE di detenere più del 25% del debito pubblico di uno Stato (prima, vigeva il “limite autoimposto” del 33% prima) – Quindi: BCE “dovrà ” ridurre il proprio debito italiano dal 40% al 25% del PIL – lo spread salirà alle stelle – Il MES dichiarerà il debito italiano non sostenibile – ESM imporrà una ristrutturazione e un taglio agli investitori in cambio prenderà essa stessa il controllo delle finanze pubbliche italiane”.


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