L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 dicembre 2020

La disorganizzazione in Italia è stata voluta e coltivata da tutta la politica rappresentata da anni in Parlamento, e dalle istituzioni tutte. Nel caos vive e si fa forte la corruzione

Un lettore ha avuto il Covid: ecco che Stato ha visto

Maurizio Blondet 13 Dicembre 2020 

Direttore buongiorno e buona domenica.
In relazione all’ultimo articolo sulla fila a Milano per una minestra calda Le riporto non una considerazione teorica da suo lettore e suo estimatore di lungo corso, ma una testimonianza vissuta in prima persona che non può che, ahinoi, corroborare quanto da Lei riportato.

Ho scoperto di essere malato di covid agli inizi di novembre, in seguito al risultato di un tampone che sono stato tenuto a fare – pena, come sappiamo, l’impossibilità di tornare al lavoro, da cui mancavo in data 19/10. A quella data ho iniziato ad avere febbre (punta massima di 38,5° per una settimana), poca tosse e cambiamento del gusto a cui ha fatto seguito una labirintite durata un paio di settimane: questa è stata la sintomatologia della mia esperienza covid. Ovviamente mi è andata bene avendo “solo” 41 anni, chissà cosa mi sarebbe capitato se ne avessi avuto 20 o 30 di più..

Ma quello che mi ha sorpreso negativamente è stata la disorganizzazione delle istituzioni pubbliche e del protocollo sanitario da seguire: possibile che dopo tutto quello che avevamo passato in primavera un normale cittadino abbia dovuto assistere a:
dieci giorni di attesa intercorsi tra la data di richiesta del test tampone al suo effettivo realizzo;
un’altra settimana per sapere l’esito (e questi lassi di tempo si sono ripetuti anche al secondo tampone);
nessuna apertura di un canale comunicativo tra la ASL e il sottoscritto (né cosa dovevo o non dovevo fare e né cosa mi spettava..) salvo l’invio ad un indirizzo sbagliato (quello di residenza e non quello di domicilio che tuttavia era stato da me comunicato) di buste speciali per la raccolta dell’immondizia (c’è rischio che qualcuno rovistando tra l’immondizia raccolga il virus?? Mistero..);

Ma la cosa più incredibile è avvenuta in seguito al mio rientro al lavoro dopo aver saputo di essere finalmente negativo al test tampone.

Svolgo un paio di settimane circa di lavoro quando una mattina il titolare mi scrive dicendomi che secondo quanto gli ha comunicato il medico del lavoro, io devo portare il risultato negativo del test ANTICORPI prima di essere riammesso al lavoro.

BENE – insomma, si fa per dire… – faccio il test anticorpi tramite prelievo sanguigno al costo di 40€ (pagati dalla ditta) e il pomeriggio stesso ottengo i risultati. Con mia grande meraviglia scopro di essere ancora POSITIVO!

Morale della storia e ricollegandomi al suo articolo: il cittadino in questo stato se si becca il coronavirus è lasciato solo a se stesso, fatto salvo il ricorso alla famiglia o agli amici; deve attendere due settimane per avere il risultato del tampone e deve andarsi a fare il test anche a 55 km da casa (vivo a Pescara e mi hanno messo il secondo tampone a Popoli!); deve sapere che per tornare al lavoro non è sufficiente l’esito del tampone ma bisogna effettuare anche il test degli anticorpi anche se nessuno glielo ha detto e anche se nel frattempo ha contagiato involontariamente le persone con le quali ha avuto a che fare.

Infine, giusto per rimarcare l’assurdo: è possibile che solo il tampone abbia valenza legale quando si è verificato nel mio caso, e sicuramente non solo, un falso negativo e quando il test degli anticorpi – oltre ad essere meno invasivo rispetto al tampone – è sia più rapido che meno costoso?

Lettera Firmata

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