L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 28 dicembre 2020

La Mosler economics che scompagina idee acquisite che non si vogliono cambiare e necessariamente negano qualsiasi contenuto che mette in discussioni il proprio credo

Circa alcune critiche alla MMT

di Thomas Fazi
25 dicembre 2020

In merito all'attenzione che in queste settimane sta ricevendo la teoria monetaria moderna (MMT) nel nostro paese, sull'onda della pubblicazione de "Il mito del deficit" di Stephanie Kelton, sono emerse due posizioni particolarmente curiose.

La prima è quella di matrice cospirazionista, secondo cui, se i media mainstream iniziano a parlare di MMT, questo deve essere inevitabilmente parte di un piano oscuro di cui neanche gli stessi cospirazionisti riescono a comprendere bene i dettagli, ma qualcosa ci deve stare per forza sotto se i poteri forti iniziano a parlare di MMT.

La seconda posizione è quella di matrice sinistrata, secondo cui, pur non essendoci necessariamente dietro chissà quale cospirazione, non bisognerebbe emozionarsi troppo per il cambio di paradigma in corso perché l'intenzione delle élite non è quello di usare il "modello MMT" per avere piena occupazione e welfare, ma piuttosto di usarlo per mantenere in piedi il sistema attuale. Per questo motivo, sbaglierebbe chi spera di cambiare le cose puntando su una teoria economica o su una "ricettina tecnica", perché alla fine l'unica cosa che conta sono i rapporti di forza in seno alla società.

Sul primo punto, c'è poco da dire. Siamo di fronte agli effetti del progressivo imbarbarimento del dibattito negli ambienti della contro-informazione. Non ci vuole molto per capire, infatti, che se le élite fanno solo quello che in qualunque dato momento ritengono essere più conveniente per i propri interessi, viene meno il senso stesso della politica, poiché il corollario di questo ragionamento è che non vi sia nessun agente o "motore" della storia all'infuori della volontà delle élite.

Per fortuna sappiamo che non è così. Le dinamiche politiche sono il risultato dell'incontro/scontro di innumerevoli fattori, tra cui l'emergere di discorsi contro-egemonici capaci di scalfire l'ideologia dominante. Il "successo" della MMT è un perfetto esempio di ciò: sono vent'anni che i teorici della MMT lavorano per cambiare lentamente il senso comune in materia di macroeconomia. Con la pandemia, come avviene sempre in tempo di crisi (economiche o militari che siano), il paradigma dominante è andato in crisi, ma stavolta - a differenza per esempio della crisi del 2008 - c'era una teoria alternativa sufficientemente conosciuta e solida per cominciare ad imporsi al suo posto. Che è, a grandi linee, quello che sta avvenendo. Non tutto è un complotto, ragazzi.

Che poi le élite cercheranno comunque di usare il nuovo paradigma a loro vantaggio, questo è scontato. Su questo punto, però, c'è un'altra puntualizzazione da fare. Molti sembrano pensare che quello che a cui abbiamo assistito in questi mesi e a cui continueremo realisticamente ad assistere per molto tempo a venire - monetizzazione dei deficit, utilizzo massivo della leva del debito ecc. - rappresenti "l'applicazione" di un fantomatico "modello MMT". Da qui l'idea secondo cui le élite starebbero "usando" la MMT. Non è così. La MMT non è un modello da applicare ma una teoria economica che spiega come funzionano *già* i moderni sistemi monetari.

In questo senso bisogna capire che le succitate politiche messe in campo dall'inizio della pandemia non rappresentano nulla di particolarmente nuovo. I politici utilizzano da sempre quello che alcuni chiamano il "modello MMT", ma che in realtà è semplicemente il normale funzionamento dei sistemi monetari, per i propri vantaggi. Vedasi l'ampio uso dei deficit in seguito alla crisi del 2008 per sostenere il sistema finanziario. O il fatto che i soldi per fare le guerre si trovano sempre. La stessa idea che oggi, a differenza del passato, si faccia un uso più ampio della cosiddetta "monetizzazione" rappresenta anch'essa un'illusione: nei fatti, nei moderni regimi monetari, i deficit vengono sempre monetizzati, cioè finanziati con emissione di base monetaria, come spiega bene la Kelton nel suo libro.

L'unica vera eccezione, in questo senso, sono le politiche messe "temporaneamente" in campo nell'eurozona: ma anche in questo caso non stiamo assistendo all'applicazione di un inesistente "modello MMT" quanto al ricorso, per ragioni di stabilità di sistema, ai normali strumenti di politica monetario-fiscale che sono a disposizione di tutte le banche centrali, inclusa la BCE, a prescindere dai vincoli legali autoimposti alla BCE dall'architettura dell'euro.

La vera particolarità di questa fase storica consiste piuttosto nel fatto che le élite non possono più occultare la reale natura degli strumenti a cui stanno facendo ricorso. E questo è in buona parte un merito della MMT. Sarebbe a dire che quello che sta contribuendo a fare la MMT è far comprendere alla gente quale sia la reale natura degli strumenti utilizzati dai politici per "tenere a galla la baracca", impedendogli dunque di ricorrere alle solite mistificazioni di sempre, e aprendo così la strada all'utilizzo di quegli stessi strumenti per altri fini.

In altre parole, i politici oggi non possono più permettersi di utilizzare i poteri di emissione monetaria della banca centrale mentre al contempo fanno finta di fare ricorso alle tasse per finanziare le nuove spese e paventano il rischio di "rimanere senza soldi", come hanno fatto all'indomani della crisi finanziaria del 2008. La narrazione dominante non riesce più a tenere il passo con la realtà. E questo rappresenta un'indubbia sconfitta per le élite.

Il che ci porta all'argomentazione dei sinistrati. Nessuno ha mai sostenuto che il cambio di paradigma nel senso di un ingresso dei precetti MMT nella narrazione mainstream avrebbe portato dritti al socialismo. Ma se non si comprende il ruolo centrale che la narrazione sulla scarsità del denaro ha avuto nell'imposizione del paradigma neoliberale, e che dunque il venir meno di quella narrazione rappresenta *già di per sé* una vittoria enorme e anzi una condizione sine qua non per il perseguimento di un modello alternativo, allora, scusate, ma non si è capito nulla.

Come detto, comprendere il reale funzionamento dei sistemi monetari rappresenta una condizione necessaria per poter immaginare dei paradigmi socioeconomici alternativi. E il venire meno del paradigma della scarsità del denaro rappresenta un'indubbia sconfitta per le classi dominanti, poiché in futuro gli sarà molto più difficile ricorrere ad argomentazione fintamente tecniche per giustificare le loro politiche. Adesso ovviamente sta a noi far sì che questo nuovo paradigma teorico si trasformi in un nuovo paradigma politico. E questo dipende - sì - dalla nostra capacità di fare politica e di ribaltare i rapporti di forza.

Ma la MMT rappresenta un alleato fondamentale in questa battaglia, per il semplice fatto che se non si comprende ciò che è teoricamente possibile non si può comprendere ciò che è politicamente possibile.

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