L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 dicembre 2020

La strada è segnata difficile che non ci sia il no deal

Brexit: cosa rischiano UE e Italia senza accordo commerciale?

11 Dicembre 2020 - 14:46 

Una Brexit senza accordo commerciale avrebbe un impatto imponente sull’Italia e sull’intera Eurozona.


Una Brexit senza accordo commerciale potrebbe avere ripercussioni profonde sull’Unione europea e anche sull’Italia.

Stando alle ultime notizie sui negoziati in corso in questi giorni, l’ipotesi no-deal è ormai quasi realtà. Le due parti restano ancora lontane da una piena condivisione di intenti, con nodi importanti da sciogliere che non hanno trovato una soluzione definitiva.

Senza intesa entro il 31 dicembre 2020, si procederà con la la reintroduzione delle regole dell’OMC. Secondo la maggior parte degli osservatori, una Brexit senza accordo commerciale potrebbe avere diverse conseguenze economiche su diversi Paesi, Italia compresa.

Brexit senza accordo commerciale: le conseguenze

Oltre trentadue mesi di attesa, due Primi ministri, numerosi voti in Parlamento, colloqui infiniti tra Bruxelles e Londra, l’avvio di una procedura legale contro il Regno Unito e, alla fine, i negoziati non hanno prodotto un accordo.

La linea dei 27 Paesi membri sembra ormai essere dettata dallo slogan: un accordo a tutti i costi non ci sarà. L’UE desidera che il Regno Unito si muova sulle seguenti questioni: concorrenza leale e aiuti di Stato, pesca e governance del futuro accordo.

Tuttavia, anche Boris Johnson non intende mollare gli interessi nazionali. Il primo ministro ha dichiarato un mese fa che, senza un “cambiamento fondamentale di approccio” da parte dell’UE, il Regno Unito terminerà il periodo di transizione il 1 ° gennaio senza alcun accordo commerciale, “in stile Australia”.

Intanto, Bruxelles e Londra hanno intensificato gli incontri e si sono dati tempo fino al 13 dicembre. Ci sarà l’intesa? Il clima è pessimista e il no-deal avanza come ipotesi più realistica.

Come anticipato, l’uscita del Regno Unito dall’UE sarà soltanto uno degli innumerevoli passi ancora da compiere.

Molto spesso il divorzio tra le parti ha portato a interrogarsi sulle possibili conseguenze per il Regno Unito. In realtà, hanno fatto notare alcuni osservatori, neanche gli effetti per l’Unione europea saranno trascurabili.

In vista di una hard Brexit, il Governo britannico già mesi fa ha stilato una lista di tariffe che potrebbe essere ancora usata in caso di collasso dei negoziati.

L’analisi pubblicata mesi fa da Bloomberg potrebbe ora tornare molto attuale. La riflessione ha fatto notare che su 301,2 miliardi di beni esportati dai membri UE verso il Regno Unito, almeno 47,3 miliardi (circa il 16%) potrebbero essere colpiti dalle tariffe che scatterebbero in caso di Brexit senza accordo commerciale. Il totale dei costi aggiuntivi per i prodotti europei ammonterebbe a quasi 5 miliardi di euro.

Nella citata lista, elaborata allo scopo di proteggere l’economia britannica dalla concorrenza UE, sono finiti 500 prodotti che potrebbero colpire in maniera più e meno marcata diversi Paesi.
I Paesi più colpiti da una Brexit senza accordo commerciale

Come è ovvio che sia, la quantità di beni esportati nel Regno Unito varia da Stato a Stato. Proprio per questo, ha fatto notare l’indagine, le conseguenze e gli effetti di una Brexit senza accordo commerciale potrebbero risultare più gravi per alcune economie.

Tra i Paesi più colpiti da uno scenario del genere ci sarebbe senza dubbio la Germania, con 18,8 miliardi di euro di beni potenzialmente soggetti a tariffe - più o meno equivalenti al valore combinato di Belgio, Spagna, Paesi Bassi e Francia.
Germania: €18,8 miliardi
Belgio: €7,3 miliardi
Spagna €4,7 miliardi
Paesi Bassi: €3,2 miliardi
Francia: €3 miliardi
Italia: €2 miliardi
Irlanda: €1,6 miliardi
Polonia: €1,1 miliardi
Svezia: €960,1 milioni
Slovacchia: €935,2 milioni
Danimarca: €671,7 milioni
Portogallo: €661,9 milioni
Repubblica Ceca: €808,6 milioni
Austria: €646,3 milioni
Romania: €498,5 milioni
Ungheria: €200,7 milioni
Lituania: €56,1 milioni
Slovenia: €28,2 milioni
Bulgaria: €23,6 milioni
Grecia: €17,6 milioni
Finlandia: €12,7 milioni
Lussemburgo: €8,1 milioni
Malta: €6,0 milioni
Cipro: €5,8 milioni
Lettonia: €5,5 milioni
Croazia: €4,2 milioni
Estonia: €1,2 milioni

I settori più a rischio

L’indagine pubblicata non si è limitata a evidenziare i Paesi più colpiti da una eventuale Brexit senza accordo commerciale ma ha tentato di mettere in luce tutti i settori che potrebbero risentire maggiormente di un simile scenario.
Automotive: €38,2 miliardi
Tessile e abbigliamento: €3,3 miliardi
Maiale: €2,1 miliardi
Pollame: €818 milioni
Formaggio: €652,5 milioni
Manzo: €429,3 milioni
Burro: €353 milioni
Ceramiche: €268,1 milioni
Zucchero: €207,4 milioni
Pneumatici e ruote: €193,6 milioni
Altri beni casalinghi: €158,2 milioni
Cacao: €130,4 milioni
Grassi e oli: €122,4 milioni
Fertilizzanti: €115,9 milioni.

Anche altri beni potrebbero pagare le conseguenze di una Brexit senza accordo commerciale. Riso, pesce, fibre di vetro, vaniglia e molti altri elementi sarebbero colpiti, con impatti comunque inferiori ai 100 milioni di euro.

I dati e le cifre citate, ha tenuto a precisare l’indagine, si basano sulla lista inizialmente stilata dal Regno Unito in previsione di una hard Brexit. In mancanza di un’intesa non è detto che gli impatti immaginati si concretizzeranno o che Londra imporrà le tariffe sui beni citati.

Tutti gli occhi comunque saranno puntati su Londra e Bruxelles. L’ipotesi di una Brexit senza accordo aleggia ormai sui mercati, considerando il clima tra le parti.

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