L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 dicembre 2020

Le bombe e le guerre umanitarie sono atti criminali. L'11 settembre del 2001 si è scoperchiato ufficialmente il vaso di Pandora, ormai non c'è più limite nel silenzio tombale delle televisioni

La guerra degli Americani contro i civili siriani

-17/12/2020


Per quattro mesi nel 2017, una coalizione guidata dagli americani in Siria ha sganciato circa diecimila bombe su Raqqa, la capitale densamente popolata dello Stato Islamico. Quasi l’ottanta per cento della città, che ha una popolazione di trecentomila abitanti, è stata distrutta. Sagome scheletriche dei condomini crollati, scuole carbonizzate, enormi crateri… Le corde per i panni stesi tra i pilastri superstiti, prova che i sopravvissuti vivono in qualche modo tra le rovine. Nessuno sa quante migliaia di residenti siano morti o quanti siano ora senza casa o costretti su una sedia a rotelle. Quello che è certo è che la decimazione di Raqqa è diversa da qualsiasi cosa vista in un conflitto americano dalla Seconda Guerra Mondiale.

Quante morti di civili a Raqqa erano evitabili? A Tokhar è stato possibile ricostruire le prove, ma spesso non lo è. Senza trasparenza nel processo di scelta del bersaglio, i militari di solito hanno l’ultima parola. Eppure c’è un modo in cui possiamo sapere intuitivamente quando una forza armata ha un’alternativa a causare sofferenze ai civili. Quando le forze statunitensi si trovano ad affrontare un paio di uomini armati dell’Isis sul tetto di un condominio, possono utilizzare una bomba a guida laser da cinquecento libbre o possono avvicinarsi al nemico a piedi sfidando il fuoco nemico e preservando la distruzione dell’intero edificio. In passato, gli eserciti hanno talvolta scelto la strada più difficile: durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i piloti francesi alleati effettuavano bombardamenti sul territorio di Vichy, parte della loro patria, volavano a quote più basse per evitare di colpire accidentalmente i civili, anche se questo aumentava le possibilità che venissero abbattuti. Per l’esercito americano, tuttavia, le regole sono cieche alla questione del rischio. La legge non considera se una forza armata avrebbe potuto evitare inutili sofferenze civili esponendosi a un pericolo maggiore. Per Neil Renic, ricercatore dello I.F.S.H. (Istituto per la Ricerca sulla Pace e le Politiche di Sicurezza), in particolare le guerre combattute esclusivamente attraverso i droni indicano la “profonda incompatibilità tra ciò che è “regolare” sul campo di battaglia e ciò che è morale”.

I critici potrebbero affermare che le rovine della Siria rivelano il valore limitato delle leggi di guerra: due eserciti, operando secondo norme molto diverse, hanno prodotto risultati quasi identici a Raqqa e Aleppo. I sostenitori potrebbero ribattere che tali regole, anche se vaghe o eccessivamente permissive, sono meglio di niente. Probabilmente entrambe le opinioni sono corrette, ma l’attenzione sulla questione della legalità potrebbe averci cullato nell'accettazione della guerra stessa. I gruppi per i diritti umani hanno giudicato gli Stati Uniti colpevoli di dozzine di crimini di guerra in Afghanistan: una casalinga che vagava troppo vicino a un convoglio, un contadino ucciso a colpi di arma da fuoco per supposizioni errate, un’intera famiglia vittima di attacchi basati su freddi calcoli statistici… Gli americani sembrano soffermarsi sulle tragedie della guerra solo quando le regole vengono violate in modo flagrante, altrimenti un’intera guerra scivola silenziosamente in secondo piano, si accetta anche che si protragga all'infinito. Se la guerra afghana continuasse per altri vent'anni è improbabile che susciterebbe molta opposizione interna, anche se la sofferenza complessiva potrebbe essere grande quanto quella di un massacro sfrenato che portasse alla vittoria. Gli Stati Uniti non possono portare a termine un simile massacro senza violare la legge e provocare un’opposizione diffusa e così i conflitti procedono a “bassa” intensità senza fine.

Anche se forse non potremo mai abolire la guerra, già Kant affermava che dovremmo agire come se potessimo, e progettare le nostre istituzioni di conseguenza. Oggi l’America potrebbe lavorare affinché le decisioni del Pentagono non vengano prese dagli appaltatori della Difesa e da altri interessi acquisiti; cosa ancora più importante, potrebbe riportare la decisione di fare la guerra sotto il pieno controllo della democrazia. Dopo l’11 settembre, il Congresso ha approvato l’autorizzazione per l’uso della forza militare che i presidenti hanno da allora invocato per giustificare almeno trentasette attività militari in quattordici paesi, inclusa la guerra in Siria, senza dichiarazione formale o dibattito pubblico. Se questo o quel mucchio di macerie è stato prodotto legalmente o se gli stivali americani hanno toccato o meno il suolo siriano non è così importante quanto il fatto che gli Stati Uniti fossero liberi di radere al suolo una città straniera senza discussioni pubbliche o responsabilità. Forse solo quando gli interventi americani all'estero saranno soggetti a vincoli democratici sia l’inizio che la fine delle guerre, e non solo il loro svolgimento, verranno considerati una questione di vita o di morte.

Alex De Gironimo

Fonte The New Yorker

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