L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 21 dicembre 2020

Monte dei Paschi di Siena - le indagini sull'omicidio di David Rossi devono essere archiviate, ordine del Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato. Aspettiamo di vedere le decisioni del Presidente del Consiglio superiore della magistratura Mattarella Mattarella se è d'accordo

David Rossi, Antonino Monteleone: perché chi si occupa del caso passa guai?


“Possibile che al momento per il caso David Rossi gli unici indagati siano Le Iene e un ex Sindaco di Siena?”. Ecco la lettera che il nostro Antonino Monteleone ha inviato a Il Fatto Quotidiano e che il giornale ha pubblicato. È il quotidiano che ha seguito fin dall'inizio e più di tutti la vicenda e che ha visto un suo giornalista finire a processo per questo e poi venire assolto. Qui sopra trovate la clamorosa testimonianza su "festini hard" di un ex carabiere, mai sentito dai magistrati. È l’ultimo servizio che noi de Le Iene abbiamo dedicato alla morte del capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, volato giù dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013 nel mezzo di una bufera mediatica, finanziaria e giudiziaria. Ci occupiamo da anni di questo mistero d’Italia, partendo da una domanda fondamentale: si tratta davvero di un suicidio, come da ricostruzione giudiziaria, o di un omicidio?

A più di sette anni dal misterioso volo da una finestra della banca MPS del manager David Rossi, la famiglia chiede ancora sia fatta Verità e Giustizia e vorrei sottoporre al quotidiano, che più di tutti ha seguito il caso, un curioso paradosso che si ripete nel tempo: chiunque provi a denunciare le anomalie intorno a questa morte passa dei guai. 

Così Davide Vecchi, che su queste pagine ha provato a far luce sulle tante ombre di questa storia, ha subito un processo insieme alla vedova di David che, secondo il Giudice che li ha assolti, non si sarebbe nemmeno dovuto celebrare.

Gli unici indagati al momento, in questa storia, sono Le Iene e un ex Sindaco di Siena, dopo la querela di otto magistrati che si sono sentiti diffamati dall'ipotesi, formulata da Pierluigi Piccini in un’intervista rubata, in cui si interrogava sulle ragioni di così tante lacune nelle due inchieste sulla morte di David Rossi. Dopo più di tre anni non si sono ancora concluse le indagini.

Invece è già stata chiesta l’archiviazione di quelle per l'abuso d’ufficio rimasto a carico di ignoti. Eppure dagli atti emerge con forza che lo scenario di “festini” esiste e avrebbe coinvolto, per citare l’ex comandante di una stazione dei Carabinieri del senese, che ha rivelato alla famiglia di David Rossi le difficoltà vissute nel tentativo di indagare questo mondo fino al suo trasferimento per “incompatibilità ambientale”.

Infine il testimone che, con grande coraggio, ha raccontato a Le Iene la sua esperienza di gigolò a quelle feste, ricordando i volti di alcuni dei suoi partecipanti, ha trovato riscontri anche fuori dall’inchiesta giornalistica. Più testimoni, sconosciuti tra loro, hanno messo nelle mani dei magistrati racconti sovrapponibili. Purtroppo, come evidenziato dai legali della famiglia l’altro ieri davanti al Gip Franca Borzone, che si è riservato di decidere, siamo di fronte all’ultimo paradosso: i pm non sanno se credere ad un testimone, che da quando ha parlato non ha ricevuto alcuna querela, ma ha subìto numerose minacce con il fine di farlo ritrattare. È solo uno dei numerosi tentativi di inquinare le prove di un caso che rimane aperto.

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