L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 13 dicembre 2020

Non sono previste dai trattati europei denota che i debiti si possono cancellare con un clic basta volerlo e mettersi d'accordo. In Italia, nel Parlamento non c'è nessuna forza politica che fa propria questa legittimità a parte il singolo Borghi dietro cui si nasconde come un bambino la Lega tutta senza coraggio e con l'unica aspirazione di Giorgetti e Salvini di accreditarsi in Euroimbecilandia

Gualtierate

di Mauro Poggi
9 dicembre 2020

Su Sky TG24 il professore di storia e attuale Ministro economico, signor Roberto Gualtieri, a proposito delle ipotesi di cancellazione o neutralizzazione del debito pubblico afferma:

“Sono proposte sbagliate. Anche perché non sono previste dai trattati europei. Il Governo ha delineato una strategia di riduzione del debito pubblico che per la prima volta definisce una curva realistica e sostenibile di riduzione del debito“.

Analisi del testo:

a) “Sono proposte sbagliate”:

Va bene, ma sarebbe bello che ci spiegasse il perché. Sono proposte immorali? Ontologicamente erronee? Tecnicamente irrealizzabili?

Niente: si tratta di enunciato che fonda la sua auto-evidenza nell’immaginario collettivo cresciuto a suon di dogmi neoliberisti, e tanto ci deve bastare.

b) “Anche perché non sono previste dai trattati europei”.

Nella (teo)logica gualteriana, i trattati europei (anzi: i Trattati Europei) sono le nuove Tavole della Legge, immutabili ed eterni: una volta scritti e sottoscritti non possono essere rivisti o corretti poiché sono stati dettati da Dio agli uomini (anzi: agli europeisti) e quindi nascono perfetti e per sempre validi.

Poco importa se si sono rivelati e sempre più si stanno rivelando un coacervo di insensatezze giuridiche che hanno dato luogo a mostruosità istituzionali. L’enunciato è l’equivalente di quello molto più in voga fino ad alcuni anni fa ma oggi usato con più cautela per le reazioni avverse che potrebbe suscitare: “ce lo chiede l’Europa”.

c) “La strategia di riduzione del debito pubblico realistica e sostenibile”

fa riferimento a una curva discendente che presuppone un avanzo medio di bilancio (nota bene: non avanzo primario, ma avanzo di bilancio) del 2,5% del PIL dall’anno prossimo e fino al 2031, quando la strategia “realistica e sostenibile” dovrebbe aver riportato il rapporto debito/PIl ai livelli pre-covid. (A meno che non si ipotizzi un’impetuosa crescita del PIL; ma per il Nadef gli anni 2024-2026 avranno una crescita stimata di circa 1,1 % all’anno, e negli anni successivi andrà a decrescere fino allo 0,6 % nel 2030-2031).

La strategia insomma è la stessa dei dieci anni trascorsi, con la differenza, in peggio, che stavolta invece di limitarci ad accumulare avanzi primari accumuleremo avanzi di bilancio. Praticamente, , dopo 10 anni di politiche austeritarie devastanti si propone un decennio di maggiore austerità, con la stessa logica per cui se l’Europa non funziona è segno che ci vuole più Europa.

Conclusione: con un Ministro dell’economia di questo spessore, e con un Governo che anziché cacciarlo a calci lo sostiene, abbiamo ottime prospettive di default e commissariamento. Ma per Gualtieri, e per l’insieme dei piccoli quisling che affollano il nostro ceto politico, esercitare il potere vicario in nome del podestà straniero è la migliore delle opzioni fin dai tempi di Guido Carli (cfr: G. Carli, Cinquant’anni di vita italina), che vedeva nel vincolo esterno eurocomunitario e dei mercati finanziari la soluzione finale alle nostre manchevolezze.

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