L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 dicembre 2020

Saper dialogare con tutti è una Strategia

E' arrivato il momento dell'India. Ecco perché.

L'analisi di Sapelli
30 novembre 2020


Genova - "Il grande assente sono gli Stati Uniti sul tema della Cina? Io credo che invece sia l'Europa, così assente che nessuno ha notato la sua assenza" commenta Zeno D'Agostino, numero uno del porto di Trieste al Forum MediTelegraph. "Io non penso - aggiunge - che le politiche geopolitiche si facciano con quelle dei trasporti: la Cina se vuole controllare il porto di Trieste oggi può usare i satelliti, non ha bisogno di entrare nella gestione dei terminal. Il tema della Cina andrtebbe approfondito, come si sta facendo oggi".

"Nella sua storia, l'Italia è sempre stata il vassallo intelligente. Credo quindi che le polemiche sulla Cina oggi non abbiano grande importanza. Il mondo non si può tagliare a fette, perché altrimenti sono fette di salame che cadono sugli occhi" dice Giulio Sapelli, presidente del Blue Monitor Lab, ricordando le strategie commerciali dell'Italia nel suo ruolo di "media potenza", nella posizione, e in passato capace, di dialogare con ogni soggetto nel mondo.

Per Sapelli "è arrivata l'ora dell'India": la minaccia reale per l'Unione europea è il nuovo accordo a 15 in Asia. L'India si candida a diventare compartecipante nelle relazioni commerciali dei Paesi asiatici, e potrà avere un ruolo anche nel nuovo spazio economico che si sta realizzando in Medio Oriente tra gli Emirati e Israele, al quale "bisogna vedere se l'Arabia Saudita vi aderirà". Sapelli condivide l'analisi di d'Amico: "La grande emersione della Cina è che lì si è potuto spostare la raffinazione, che invece sta sparendo in Europa per una normativa ambientale oppressiva. Le imprese americane hanno realizzato grandi depositi in Cina. L'India è a metà strada, che potrebbe avere una capacità di raffinazione per l'Oriente, ma anche per l'Europa".

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