L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 dicembre 2020

Scosse telluriche nella politica/società statunitense. L'uno contro gli altri armati

Adesso sono 17 gli Stati che si sono uniti al Texas nel denunciare i brogli alla Corte Suprema…

Maurizio Blondet 10 Dicembre 2020 

PROCURATORI GENERALI DI 17 STATI IN LOTTA PER TRUMP COL TEXAS. Norme di sicurezza elettorale violate

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio


«Le accuse contenute nell’Atto di Citazione sollevano importanti questioni costituzionali ai sensi della Clausola degli Elettori dell’articolo II, § 1. Sollevano anche serie preoccupazioni relative all’integrità elettorale e alla fiducia del pubblico nelle elezioni. Queste sono questioni di grande importanza pubblica che meritano l’attenzione di questa Corte. La Corte dovrebbe accogliere la mozione del querelante per il permesso di presentare l’atto di citazione».

E’ quanto hanno scritto 17 procuratori generali di altrettanti stati degli USA nella loro causa depositata ieri, mercoledì 9 dicembre, presso la Corte Suprema in relazione alle presunte violazioni che sarebbero avvenute durante le elezioni presidenziali del 3 novembre scorso in quattro “Swing-States” (Georgia, Pennsylvania, Michigan e Wisconsin) fondamentali per l’assegnazione dei Grandi Elettori che secondo i risultati finora certificati hanno consentito la proclamazione ufficiosa di Joseph Biden quale presidente-eletto.

[….]

La contestazione del voto in Georgia, Pennsylvania, Michigan e Wisconsin potrebbe mettere in discussione ben 62 grandi elettori attualmente attribuiti a Biden che in quegli stati è stato certificato vincitore. Se questa richiesta di invalidazione fosse accolta potrebbe far scendere da 306 a 244 il totale dei voti favorevoli al candidato dei Blue, sotto ai 270 necessari per la vittoria, rimettendo in corsa quello dei Red che ne ha solo 232. In Pennsylvania sia la Corte Distrettuale che quella Suprema (dello Stato) hanno respinto la richiesta della sospensione della certificazione dei voti avanzati dalla campagna di Trump, tramite l’avvocato Rudolph Giuliani, che quella del rappresentante repubblicano Mike Kelly ritenendole infondate.

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