L'albero della storia è sempre verde

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"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 dicembre 2020

Si allunga la lista di medicine per curare a casa senza intasare gli ospedali, se si vuole

Covid: c’è un trattamento già approvato che nessuno utilizza


17 Dicembre 2020 - 22:55

Nelle ultime settimane parte del mondo scientifico e accademico europeo sta provando a richiamare l’attenzione sugli anticorpi monoclonali, trattamento anti-Covid già approvato in USA


Esiste un trattamento anti-Covid già approvato dalla FDA ma ancora per nulla considerato in Europa: si tratta degli anticorpi monoclonali.

Se n’era sentito parlare diverse volte in occasione del processo di cura del presidente USA Donald Trump, che aveva appunto utilizzato un cocktail di anticorpi monoclonali sviluppato da Regeneron, ma allora privo di autorizzazione ufficiale.

Ora, a distanza di mesi e in seguito alla sua approvazione per un uso d’emergenza, è il mondo medico e accademico europeo a cercare di riportare all’attenzione il trattamento.

In particolare, spiegano diversi esperti, esistono ancora pochissimi farmaci che garantiscono alle persone affette da coronavirus di arrestare rapidamente la progressione della malattia, ma gli anticorpi monoclonali sembrano avere esattamente questa capacità.
Covid: c’è un trattamento già approvato che nessuno utilizza

A far notare la circostanza su versante italiano è stata l’immunologa Antonella Viola, che ha parlato degli anticorpi monoclonali realizzati dalle compagnie Lilly e Regeneron e approvati dalla Fda per l’uso d’emergenza.

“Perché non introdurli anche qui? È sorprendente questo ritardo dell’Europa: cosa stiamo aspettando?”

E in effetti le prime evidenze riscontrate dal trattamento parlano di una riduzione del tasso di ricoveri fino al 70% se somministrati in tempo, il che vorrebbe dire salvare la vita soprattutto a quelle persone più a rischio per età e patologie pregresse.

Gli anticorpi monoclonali della compagnia USA Eli Lilly, chiamati bamlanivimab, hanno ricevuto l’autorizzazione all’uso di emergenza dalla Food and Drug Administration a inizio novembre.

Meno di due settimane dopo, l’agenzia ha dato il via libera anche al cosiddetto cocktail di anticorpi monoclonali di Regeneron, composto da due anticorpi monoclonali, casirivimab e imdevimab, e denominato REGEN-COV2.

Proprio quello somministrato al presidente Trump quando si è ammalato di covid all’inizio di ottobre. Ma anche l’ex governatore del New Jersey Chris Christie è stato curato con una terapia a base di anticorpi monoclonali.

Secondo la FDA, gli anticorpi monoclonali dovrebbero essere somministrati il prima possibile dopo la comparsa dei sintomi. Inoltre, a causa della ridotta disponibilità, le autorizzazioni sono limitate ai pazienti ad alto rischio, come le persone di età pari o superiore ai 65 anni, obesi, diabetici e chi è affetto da malattie cardiovascolari o malattie renali croniche:

“Gli anticorpi monoclonali che abbiamo autorizzato sembrano funzionare meglio per prevenire il ricovero ospedaliero nei pazienti ambulatoriali alle prime fasi della malattia, in genere entro 10 giorni dalla comparsa dei sintomi se ad alto rischio”,

ha spiegato Stephen Hahn, Commissario FDA interpellato dalla CNN.

Appare verosimile quindi che, specie in un momento in cui gli ospedali di tutto il mondo arrancano con scarsità di posti letto e personale, gli anticorpi monoclonali possano avere un reale ruolo da svolgere nella lotta al covid. Allora perché sul fronte europeo lo sforzo per accedere a simili farmaci potenzialmente salvavita è del tutto assente?

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