L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 dicembre 2020

Solo i creduloni possono pensare che la magistratura sia un'organo indipendente

Norvegia: Greenpeace perde la battaglia del petrolio



Norvegia: Greenpeace perde la battaglia del petrolio
Di Euronews • ultimo aggiornamento: 22/12/2020 - 19:54

Mobilitazione di Greenpeace in Norvegia contro le trivellazioni nell'Artico - Diritti d'autore Jason White/ Jason White / Greenpeace

La Corte Suprema: "Le concessioni nel Mare di Barents non violano la Costituzione"

Gli ambientalisti norvegesi perdono la battaglia per il petrolio. Respinta dalla giustizia del paese scandinavo la loro richiesta di annullare una serie di nuove licenze per la trivellazione nel mare di Barents. Riunita in sessione plenaria, la Corte suprema norvegese ha respinto per 11 voti contro 4 il procedimento intentato nel 2016 da Greenpeace e da altre associazioni contro il Ministero del petrolio e dell'energia. Nell'appello da loro presentato, lo accusavano di aver violato il principio della tutela ambientale, sancito dalla Costituzione.

Attivisti norvegesi si mobilitano contro le trivellazioni nel Mare ArticoJohanna Hanno/ Johanna Hanno / Greenpeace

Gli ambientalisti: "Non abbiamo perso noi. Ha perso il nostro futuro"

Alla soddisfazione espressa dal governo norvegese le associazioni ambientalisti replicano, parlando di danni incalcolabili per il futuro. "Fa davvero male al cuore - dice Frode Pleym, responsabile di Greenpeace Norvegia -. E non perché abbiamo perso. Ma per le conseguenze che ci troveremo a pagare". "Questa sentenza stabilisce in sostanza che i politici hanno il diritto di privarci di un ambiente vivibile", dice il responsabile dell'organizzazione Nature & Youth, Therese Hugstmyr Woie, di fatto ricalcando la posizione espressa su Twitter da Greenpeace.

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