L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 dicembre 2020

Tra gli attributi dei 10.000 uomini che dobbiamo educare c'è il coraggio

METAFORE PER L'ITALIA

La dinamica degli strappi e la “società eventuale”

-7 Dicembre 2020


Nella rubrica “Metafore per l’Italia”, pubblichiamo un’altra riflessione del Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, estratta dal libro La Repubblica delle Api.

Siamo dominati dall’idea che i sistemi sociali debbano tendere all’equilibrio; in realtà la globalizzazione e la necessità di integrazione dei sistemi portano alla creazione di nuovi squilibri. Siamo di fronte ad una “dinamica degli strappi” ad un “procedere per rotture” e per segmenti senza che vi sia la possibilità di ricomporre gli strappi perché mancano valori omogenei in grado di rappresentare tutti e perché manca una politica che sappia farsi carico delle minoranze.

Lo stesso concetto di sviluppo si modifica, non può più essere “lineare” ma deve arrendersi alla “discontinuità”. Neppure il cambiamento nelle società complesse, né nelle strutture delle relazioni che lo plasmano è quindi un processo lineare: diventa sempre più difficile individuare un inizio ed un traguardo.

Esistono molteplici punti di partenza (eventi), tante possibilità di diramazione (biforcazioni) e, soprattutto, molti scenari (effetti) possibili. Il cambiamento non solo interviene come effetto di cause individuate o predeterminate, ma è il frutto di eventi che si modellano intorno a connessioni casuali di rapporti, di comunicazioni tra individui, gruppi ed Istituzioni, dove casuale è inteso nel senso di probabile.

Dal cambiamento come fenomeno controllabile e spiegabile in termini evoluzionistici si passa al cambiamento come dimensione probabile, in cui l’interconnessione degli eventi diventa imprevedibile e, di conseguenza, caotica.

La “società eventuale”, infatti, non è soltanto la società degli eventi, intesa come modellata dagli stessi, ma è soprattutto la società dell’eventualità, della probabilità che diventa elemento costitutivo, della possibilità del verificarsi di un evento concepita come molteplicità delle prospettive offerte dal caso. Tutto è possibile, nulla è improbabile: anche l’assurdo. Il nuovo approccio, la nuova razionalità nei confronti della complessità, saranno in questo: individuare tra i residui dell’ordine che si disgrega, nella crisi delle strutture, le nuove forze ed energie per il rinnovamento, ovvero gli agenti e le forme del nuovo ordine. Quest’ultimo dovrà avere al suo interno la capacità di rigenerarsi riconoscendo nel disordine lo strumento per tale processo e dal quale ripartire.

Si assiste dunque al superamento di una concezione in cui ordine e ciclicità sono gli stati di vita normale di un sistema, mentre disordine, caoticità ed incomprensibilità sarebbero momenti transitori, opposti ai primi e non coesistenti. La “società eventuale” è la sfida che abbiamo di fronte e con la quale dobbiamo misurarci, ma essa esige forte determinazione, capacità di costruzione ed una virtù ormai quasi dimenticata: il coraggio.

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