L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 17 gennaio 2021

Alle richieste delle sanzioni volute ed imposte dagli Stati Uniti la Cina risponde con la richiesta di risarcimento

LA RISPOSTA DI PECHINO

Sanzioni extra territoriali, la Cina fa scattare le prime contromisure


di Rita Fatiguso
15 gennaio 2021


Il primo atto ufficiale del nuovo ministro del Commercio cinese Wang Wentao è tutto all’insegna dell’autodifesa legale e, di certo, non mancherà di lasciare il segno.

Si tratta di un regolamento, già operativo ma flessibile nell’interpretazione, con cui Pechino prende le contromisure sull’applicazione extraterritoriale ingiustificata di leggi straniere per difendersi dalle ritorsioni delle altre potenze mondiali.

Di cosa si tratta? Il regolamento servirà a proteggere le aziende cinesi da applicazioni ritenute “ingiuste” di normative ad effetto sovranazionale di alcuni Stati nei confronti di persone o aziende cinesi, specie quelle attive nei settori tecnologico e finanziario. Il che implica la possibilità sia di disporre ritorsioni sia di compensare le proprie aziende danneggiate, sia quella di richiedere indennizzi alle aziende straniere che hanno causato un danno a quelle cinesi.

L’esempio della banca europea che si adegua alla richiesta americana di tagliare i ponti con una certa azienda cinese calza a pennello: un tribunale cinese potrebbe condannare la banca europea a risarcire i danni subiti dall’azienda cinese aggredendo i beni della filiale cinese della banca europea.

La Cina, in buona sostanza, si sta sempre più slegando dai vincoli imposti dalle normative ad effetto sovranazionale utilizzate spesso come strumento di pressione contro Pechino. Una spirale senza fine che rischia di mettere in difficoltà gli operatori stranieri che potrebbero trovarsi a dover “scegliere” tra normative contrastanti.

«Questi provvedimenti “blocking statute” servono a svuotare di efficacia le sanzioni (o limitazioni commerciali o simili) imposte da un Paese nei confronti di un altro - dice da Shanghai Claudio D’Agostino, Of Counsel di DLA Piper. Lo fanno in primo luogo vietando ai propri soggetti di rispettarle (rendendole quindi inefficaci sul proprio territorio) ed allo stesso tempo imponendo il risarcimento del danno eventualmente causato a un proprio soggetto da parte di soggetti di Paesi terzi che ottemperassero alle sanzioni».

I soggetti dei Paesi terzi, in sintesi, si trovano a dover scegliere tra subire le sanzioni del primo Stato (per non aver applicato la normativa extra territoriale prevista da questo) o il risarcimento imposto dal secondo Stato (per averla applicata). Insomma, tra l’incudine e il martello.

La Cina non è certo la prima ad adottare simili misure - l’Unione Europea ha adottato un suo “blocking statute” nei confronti di provvedimenti degli Stati Uniti, già dal 1996.

La normativa europea e quella cinese sono strutturate sostanzialmente nello stesso modo. «Una differenza importante - aggiunge D’Agostino - sta però nel fatto che la normativa europea prevede l’identificazione volta per volta della normativa straniera “ripudiata” mentre quella cinese è generale, vale per qualsiasi normativa estera di portata extraterritoriale, in pratica poi riservandosi di decidere quando applicarla effettivamente».

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