L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 31 gennaio 2021

Anche la Banca d'Italia investe

Dove (e come) investe la Banca d’Italia?

31 Gennaio 2021 - 08:18

Geneve Invest spiega come investe la Banca d’Italia, la cui evidenza è un segnale importante per il comparto, che dà solidità e compattezza all’intero schema degli investimenti finanziari.


Geneve Invest, società di gestione patrimoniale con sedi in Svizzera e Lussemburgo, fa il punto sugli investimenti della Banca d’Italia, un tema di cui si parla molto poco e che è invece importante conoscere per comprendere al meglio i macroequilibri di mercato che interessano tutti gli operatori del settore.

«La Banca d’Italia - spiega Neri Camici dall’ufficio di Geneve Invest di Ginevra - nel 2020 ha investito sui mercati attingendo sia alle riserve ufficiali dell’Eurosistema, ovviamente per la sua quota, che a quelle interne del Paese, dunque fondi accantonati anno dopo anno, a fronte di rischi di vario tipo. Inoltre, opera sui mercati finanziari investendo il fondo pensioni del suo personale.

Secondo i dati comunicati direttamente dai vertici della Banca d’Italia - continua Camici - il 90% del portafoglio è concentrato in titoli di Stato, italiani e di altri paesi dell’area dell’euro. Ma, e qui citiamo letteralmente la nota della Banca d’Italia, un portafoglio prudente dev’essere diversificato, quindi ci vuole anche una quota di azioni. Proprio per non fare investimenti azionari che possano essere considerati selettivi, la Banca d’Italia ha deciso anni fa di comporre la quota azionaria del proprio portafoglio replicando passivamente gli “indici generali” delle principali borse mondiali (il FTSE italiano, l’Euro Stoxx, il MSCI giapponese, lo S&P500 statunitense), direttamente o attraverso l’acquisto di Exchange Traded Funds (ETF).

L’unico vincolo che la Banca si è data è di togliere da questi indici così replicati le azioni di banche, assicurazioni e media, per non incorrere in possibili conflitti di interesse», Di fatto, quindi, dentro il portafoglio della Banca d’Italia troviamo aziende come Ferrari, società quotate come la Juventus, così come ETF americani, in una composizione ragionata per evitare politiche strumentali e che si muove sempre su orizzonti di lungo periodo, di solito decennali" .

Per comprendere al meglio lo sfondo sul quale si muove Bankitalia è fondamentale sottolineare che la gestione del portafoglio azionario quotato è geograficamente diversificata tra area dell’euro, USA e Giappone, e che è modellata su uno sistema passivo che opera su tre livelli:
per l’Eurozona, un modello statistico di replica in-house di un indice di riferimento;
per i mercati di USA e Giappone si concentra su prodotti di investimento collettivo;
per l’Italia replica i principali indici di mercato al netto delle azioni dei comparti bancario, assicurativo, dei servizi finanziari e dei media.

Il tutto senza detenere, in nessun caso, partecipazioni di controllo e nell’ambito di contribuire alla copertura dei costi amministrativi della Banca d’Italia stessa, garantendone la solidità patrimoniale, tramite la supervisione del Comitato per gli investimento, presieduto dal Capo del Di Dipartimento Mercati e sistemi di pagamento, un ramo centrale che valuta e approva le scelte tattiche di scostamento dai benchmark strategici per il portafoglio finanziario della Banca.

«Si tratta - conclude Camici da Geneve Invest - di investimenti molto controllati, con un sistema di revisione dei rischi di mercato, di credito e di liquidità estremamente puntuale, che trasmette in tempo reale notizie su tutti i flussi d’investimento. L’evidenza che la Banca d’Italia opera sui mercati è un segnale importante per il comparto, che dà solidità e compattezza all’intero schema degli investimenti finanziari».

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