L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 14 gennaio 2021

Chi ha paura del debito italiano? I grandi investitori d’Oriente certamente no

Attenzione! Cina e Giappone fanno incetta di debito italiano

Di Gianluca Zapponini | 12/01/2021 - 


Secondo Reuters, complici i rendimenti positivi, i grandi investitori stranieri stanno puntando forte sulle emissioni di debito sovrano italiano. E l’Asia, con Pechino e Tokyo, è in prima linea. Un trend che proseguirà anche nel 2021

Chi ha paura del debito italiano? I grandi investitori d’Oriente certamente no. Non necessariamente una cattiva notizia per un Paese che, con il terzo debito pubblico al mondo, è costretto ogni anno a finanziare gran parte della propria spesa con la liquidità raccolta sui mercati, a mezzo sottoscrizione dei titoli di Stato emessi (senza considerare i numerosi provvedimenti anti-Covid del 2020, finanziati quasi interamente a deficit e quindi, in ultima istanza, a debito). Più o meno 400 miliardi all’anno senza i quali la macchina pubblica, semplicemente, non funzionerebbe. Ma certo, bisogna sempre verificare in quali mani finisce il nostro debito sovrano.

Che il debito pubblico italiano fosse tornato improvvisamente appetibile (questa mattina l’Italia ha piazzato altri 7 miliardi di titoli sui mercati, facendo il pieno di domanda) era già chiaro da qualche tempo, come raccontato dall’agenzia Bloomberg sul finire dell’anno. Ora però il baricentro sembra spostarsi verso est, grazie al crescente interesse degli investitori asiatici, come rivelato da Reuters poche ore fa.

Merito soprattutto dei rendimenti positivi dei nostri titoli, tra i pochi in Ue a garantire un ritorno visto che il grosso dei tassi sui titoli statali è sottozero. L’appetito verso il debito (gli investitori chiedono un premio minore per comprare i nostri titoli, attirati dai rendimenti e da un po’ di fiducia) si può evincere anche dallo spread Btp/Bund, ormai costantemente di poco sopra i 100 punti base, ai minimi da diversi mesi.

Ebbene, secondo Reuters, il debito italiano sta attirando un interesse crescente da parte degli investitori asiatici che sono alla ricerca proprio di quei rendimenti positivi. L’agenzia ha citato in proposito il responsabile del debito italiano, Davide Iacovoni. “Stiamo chiaramente assistendo a un rinnovato interesse per le nostre obbligazioni da parte di investitori stranieri, soprattutto asiatici, che erano rimasti a lungo fermi”. Questo perché a differenza di emittenti core come Germania e Francia, o altri paesi di secondo livello come la Spagna, l’Italia offre rendimenti positivi su scadenze superiori a cinque anni.

Più nel dettaglio, il grosso della domanda sarebbe arrivato dai fondi pensione giapponesi, i grandi fondi sovrani asiatici e diverse banche centrali nella regione (la Cina da sola detiene poco oltre il 15% del nostro debit0). Solo la scorsa settimana l’Italia ha venduto 10 miliardi di euro di un nuovo bond a 15 anni tramite un gruppo di banche, raccogliendo 105 miliardi di euro di ordini da circa 520 investitori, di cui quasi tre quarti dall’estero. “Gli investitori che ho incontrato”, ha spiegato lo stesso Iacovoni, “hanno detto che ora sarebbe difficile per loro spiegare perché non comprare l’Italia: il nostro mercato è enorme ma anche molto liquido. Questo è molto apprezzato dagli investitori internazionali”.

E per il 2021? Anche quest’anno il debito italiano dovrebbe mantenere il suo appeal. “Dovremmo essere in grado di consolidare quel risultato nel 2021”, ha aggiunto Iacovoni. Addirittura, secondo gli analisti di Unicredit, il costo medio del debito dell’Italia nel 2021 dovrebbe scendere ancora rispetto allo stock in circolazione, dal 2,4% del 2020 al 2,15% di quest’anno. “Lo considero un po ‘ottimista, ma ci aspettiamo di scendere sotto il 2,4%”. Un buon programma.

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