L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 28 gennaio 2021

Cresce la centralità della Cina nell'Economia mondiale


La Cina supera gli Stati Uniti come principale destinazione degli investimenti esteri
© Depositphotos / Doomu
17:21 26.01.2021

Dopo essere stati per decenni in cima alla lista, nell'anno della pandemia di Covid-19 gli Stati Uniti hanno registrato un crollo del 49% degli investimenti delle aziende straniere, che sono invece cresciuti del 4% in Cina.

Secondo i dati diffusi dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (Unctad), complessivamente nel 2020 il flusso di investimenti diretti esteri nel mondo è diminuito del 42%, passando da 1.500 miliardi di dollari del 2019 a 859 miliardi di dollari. Un livello registrato l’ultima volta negli anni '90 e inferiore di oltre il 30% anche a quello seguito alla crisi finanziaria mondiale del 2008-2009.

I più colpiti sono gli Stati Uniti, dove gli investimenti in entrata sono passati da 251 a 134 miliardi, mentre in Cina sono aumentati da 140 a 163 miliardi, rendendola così la nazione più attrattiva al mondo.

Sebbene gli Stati Uniti siano ancora in testa per l’ammontare complessivo degli investimenti stranieri, i nuovi dati segnalano la crescente centralità della Cina nell'economia mondiale, secondo quanto sottolineato dal Wall Street Journal. 

Nel 2020 in Cina il Pil è tornato positivo

Nel 2020 il gigante asiatico è stato anche l’unico a scongiurare la contrazione economica registrata invece dalle altre grandi economie del mondo a causa del coronavirus, crescendo del 2,3%.
"Un ritorno al segno positivo del PIL (+2,3%) e il programma del governo volto a facilitare gli investimenti hanno contribuito a stabilizzare gli investimenti dopo il primo lockdown”, si legge nel rapporto.

Investimenti deboli anche nel 2021 a causa della pandemia

E le prospettive per il 2021 non sono promettenti: secondo l’Unctad, i flussi degli investimenti esteri rimarranno deboli a fronte dell’incertezza sull’evoluzione della pandemia di COVID-19. 
"Gli effetti della pandemia sugli investimenti permarranno. È probabile che gli investitori rimangano cauti nell'impegnare capitali in nuovi asset produttivi all'estero", ha detto James Zhan, direttore della divisione investimenti dell'Unctad.

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