L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 25 gennaio 2021

E' la cultura che fa evolvere le nostre comunità

Nicola ti guarda, l’opera di Luca Viapiana e quel dualismo sospeso tra interpretazioni inconciliabili

L'artista spiega il significato dell'opera dedicata al Procuratore Gratteri
di Redazione - 24 Gennaio 2021 - 18:38



Si chiama “Nicola ti guarda” l’opera dell’artista catanzarese Luca Viapiana raffigurante il volto del Procuratore Nicola Gratteri. Il significato dell’opera è spiegato da Luca stesso sui social.

“La figura di Nicola Gratteri sintetizza in modo esemplare un dualismo sospeso tra interpretazioni inconciliabili, ma sotto alcuni aspetti assimilabili. Mi è capitato spesso di relazionarmi con persone animate da visioni del tra loro diametralmente opposte, e sempre caratterizzate dal medesimo, esasperato, approccio radicale. Con un coinvolgimento ed un bipolarismo affettivo che tante volte mi ha ricordato certi rapporti genitoriali in itinere. D’altronde sono i figli della stessa Terra a raccontarlo ora come il Salvatore della patria, ora come il Savonarola che spara nel mucchio”.

“Per la sua capacità di catalizzare sentimenti contrastanti io credo che questa autorevole ed insostituibile figura rappresenti per noi una imperdibile occasione di autoanalisi. Svevo racconta di uno Zeno che non riesce a costruire un rapporto bilanciato con il padre perché teme e rifiuta il suo modello di vita responsabile. E rifiutandosi di ammettere alla propria Coscienza questa dinamica, cerca assoluzione da se stesso, costruendosi l’alibi di una fittizia consapevolezza. Io ho cercato di disegnare Nicola Gratteri in una chiave censoria ironicamente beffarda, ma soprattutto irrisolta, come irrisolto credo sia l’atteggiamento di chi proietta su una figura pubblica la propria linea di pensiero. Perché, sia essa più o meno consapevole, che provenga da guelfi o da ghibellini, quella proiezione rimane spesso, quantomeno in parte, un momento di delega culturale. Intendendo per Cultura ciò che poniamo in essere ripetutamente. Credo che riversare la molteplicità naturale e sociale di un contesto complesso su un’unica Carne sia, proprio come per Zeno, pericolosamente deresponsabilizzante, soprattutto per una realtà contraddittoria storicamente soggetta ai magnetismi alternati di Stato e contro Stato”.

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