L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 gennaio 2021

e perchè no?


“Ciao, 2020!”, il programma russo è geniale. Ecco perché
16:12 03.01.2021(aggiornato 16:18 03.01.2021)URL abbreviato

È diventato virale in poche ore, ha raggiunto milioni di visualizzazioni su youtube e un mare di commenti positivi on line in Italia. “Ciao, 2020!”, il programma di capodanno russo tutto in lingua italiana ha conquistato anche il pubblico del Belpaese. Un programma semplicemente geniale, ecco perché.

Il primo canale televisivo russo ha trasmesso il programma “Ciao, 2020!”, creato per il Capodanno dalla squadra del famoso showman Ivan Urgant, un capolavoro di un’ora interamente in italiano, sottotitolato in russo, ambientato negli anni ’80. Non si tratta di una semplice parodia fine a sé stessa: nel corso del programma infatti si alternano canzoni pop russe tradotte in italiano in chiave umoristica a scenette esilaranti che richiamano la tv italiana del passato, dove però troviamo tanti riferimenti alla stessa Russia.

Un lavoro attento ai minimi particolari, dove si intrecciano l’Italia e la Russia, un po’di nostalgia del passato, ma anche tanta sana autoironia.

Il risultato: un programma perfetto, unico nel suo genere, divertente e che conquista sia russi che italiani.

Il video svetta le classifiche su youtube e vola attraverso tutta l’Italia via whatsapp. Dov’è il segreto di questo successo? Sputnik Italia ne ha parlato con Gabriele Ferraresi, scrittore, autore di “Mad in Italy: manuale del trash italiano 1980-2020” (Il Saggiatore).

-Sono state tradotte per il programma “Ciao, 2020!” canzoni pop russe in italiano, ambientando il tutto negli anni ’80 in chiave umoristica. Gabriele Ferraresi, che idea si è fatto di questo lavoro? Non è mai stato creato un programma del genere in tv, no?

-È uno show molto complicato da fare. Ci fa ridere, ma dietro questo programma c’è un lavoro enorme in termini di figure professionali che hanno partecipato alla realizzazione di un prodotto finale perfetto. È un lavoro perfetto e pieno di dettagli intelligenti, pensiamo solo al pezzo “Piango al tecno” interpretato da Crema de la Soda.

Dentro la cornice della tv musicale italiana fine anni ’70 primi anni’80 ci sono degli anacronismi: Donatella Versace, Madonna vestita come poteva essere vestita nel 1987, vi è il calciatore della Juve abbastanza senza tempo, abbiamo una guardia svizzera, ma c’è anche un attore travestito da Jude Law nei panni di The Young Pope di Sorrentino, che è recentissimo. Quanta conoscenza dello spettacolo e dell’estetica in un unico pezzo. Sono rimasto sbalordito, mi è piaciuto tantissimo.

-Dietro un’ora di programma c’è tantissimo lavoro quindi, soprattutto nei dettagli?

© SPUTNIK . KIRILL KALLINIKOV

“CIAO, 2020!”: Lo show russo di fine anno va in onda tutto in italiano-Certo. Ovviamente si tratta anche di un omaggio ad un certo tipo di spettacolo e musica pop italiana, che per la Russia e per l’est Europa è stato molto importante. Ancora oggi Toto Cutugno, Ricchi e Poveri e Pupo sono famosi in quella parte del mondo. Ci sono persone di 50 anni che sono cresciute con la musica e l’estetica pop della tv di quel tempo.

La cosa bella di “Ciao, 2020!” però è che non si tratta solamente di un’operazione nostalgica, ma di un’operazione di scrittura e produzione televisiva di un’intelligenza non comune. Ripeto, mi è piaciuto tantissimo.

-Diversi media e commentatori italiani hanno interpretato lo show come una presa in giro della tv italiana, in realtà c’è molta Russia nel programma e tanta autoironia. Lo stesso conduttore Urgant nell’introduzione al programma parla di “una grande famiglia” riferendosi ai russi e ai colleghi italiani.

-Infatti, non è assolutamente una presa in giro. Da una parte è un omaggio, dall’altra parte si affronta un fantasma. Una produzione del genere, e non so se lo sapessero già mentre la stavano realizzando, è riuscita a entrare forse nelle tendenze mondiali, di sicuro nell’internet italiano. Questo mostra come l’allievo abbia superato il maestro, se vogliamo.
Noi non sapremmo fare una cosa del genere oggi. Un programma simile non andrebbe in onda su uno dei più importanti canali televisivi italiani al di fuori di internet. Questo è un prodotto che è esploso on line, ma è un prodotto trasmesso in televisione, i russi si sono trovati questo programma la sera in tv. È l’apparizione di un fantasma di quello che erano stati in passato. Non posso coglierli tutti, ma ci sono mille riferimenti sullo spettacolo russo.

-Si tratta di un programma unico nel suo genere ed innovativo: si rivivono momenti della vita passata ma con lo sguardo di oggi, non crede?

-Sì, sono andati oltre. Hanno “digerito” e hanno fatto propria la nostra estetica, ma sanno giocarci e farci tre-quattro giri ironici all’interno di uno spettacolo di un’ora. Non mi viene in mente qualcosa di fatto così bene in Italia negli ultimi anni.

-La reazione su youtube in Italia è stata pazzesca. Perché questo successo incredibile?

-Al di là dell’estetica, del gioco e dell’ironia il successo si spiega in parte con le canzoni, perché sono belle. “Piango al tecno” è bellissima, “La baldoria” interpretata dal tenore e dal rapper è forte. Si tratta di canzoni orecchiabili e simpatiche. Poi vediamo dei cantanti russi che cantano in quest’italiano strano molto esotico, mi hanno ricordato il gruppo giapponese Cibo Matto, o addirittura i Blonde Redhead, un gruppo minore.

È sempre affascinante quando una voce straniera tenta di cantare in italiano, vengono fuori dei suoni particolari. E inoltre ci piace quando gli altri parlano di noi, è molto bello vedersi specchiati da qualcuno che sta dall’altra parte del mondo.

-Ora ci dobbiamo aspettare una risposta dall’Italia?

-Sarebbe bellissimo, ma il problema è che noi italiani dei russi non sappiamo niente. Sarebbe impossibile costruire uno show del genere omaggiando un Paese e un popolo di cui sappiamo per sentito dire. Non ci sono cantanti di cui conosciamo a memoria i testi, se lo chiedessimo a chi abita a Mosca ti saprebbero nominare venti cantanti italiani. Magari ci viene in mente Dostoevksij, Gogol, un tipo di cultura alta, ma ci viene in mente molto poco della cultura pop, nonostante esista e faccia la sua vita tranquillamente.

Io sarei entusiasta se si riuscisse a fare una cosa del genere in Italia, perché la parodia funzioni tuttavia devono essere estremamente chiari nel pubblico i riferimenti parodiati. Tutti noi quando guardiamo “Ciao, 2020!” abbiamo in testa una serie di lampadine che si accendono. Anche per noi italiani, come per i russi, è tutto chiaro.

È stata fatta una cosa simile con l’Eurovision Festival, due tre anni fa Will Ferrel ha fatto un film sul festival. Si trattava di un film divertente, ma non ha scatenato una reazione calda come “Ciao, 2020!”, perché i riferimenti dell’Eurovision Festival sono meno pop dell’estetica di un intero decennio. Se lo facessimo noi sarebbe una barzelletta che non fa ridere. In conclusione posso dire che sono indeciso su quale sia la mia canzone preferita fra “Piango al tecno” e “La baldoria”, ma mi piacciono tutte e due moltissimo.
I commenti degli spettatori italiani: vogliamo Urganti a Sanremo!

“Diciamo addio a quest’anno puzzolente!”, usando le parole dello show russo diventato oramai un vero cult. “Brindiamo al miracolo!” Augurandovi ancora una volta un felice anno nuovo, in attesa, di una risposta italiana po-russki, vi lasciamo in chiusura qualche commento fra i migliaia apparsi su youtube sotto al video “Ciao, 2020!” .

Antonio Mura

“Tutto questo è maledettamente geniale”.

Violator

“Vi prego. Non può finire così. Ne voglio ancora!”

Massimo Maggiolo

“E' possibile che questa sia la cosa più bella che io abbia mai visto in vita mia”

Cannon Fodder

“Non so come ci siete riusciti ma siete stati fantastici, meravigliosi, geniali 😄. La cosa pazzesca è che questo programma è mille volte meglio delle trasmissioni italiane che son passate per capodanno”.

Filippo Ravazzolo

“Vi diamo Amadeus e viene Giovanni Urganti a fare San Remo in Italia”

Leonardo Garofalo

“Congratulations to who had the idea, the writers, musicians, costume designers, all the artists. Brindiamo al miracolo!”

Giuseppe Candela

“Amici russi, noi italiani siamo lusingati del vostro affetto. Russi ed italiani unica comunità! Grazie mille”

Il Masu10

“GENIALE , SPUDORATO , PERFETTO. GRAZIE MILLE, CHI È DOTATO DI AUTOIRONIA SARÀ CONTENTO DI QUESTO REGALO CHE CI AVETE FATTO ”

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