L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 7 gennaio 2021

Eppure i curdi hanno liberato centinaia di mercenari tagliagola terroristi e le loro famiglie e non sappiamo dove sono andati

EURODEPUTATA TEDESCA

Hannah Neumann: riportiamo in patria i figli dei foreign fighter, cittadini Ue, rinchiusi nei campi in Siria: rischiamo nuove radicalizzazioni

Francesca Basso
5 gennaio 2021 


C’è un tema scomodo che nessuno vuole affrontare, né le istituzioni Ue né gli Stati membri. Si tratta dei cittadini europei che hanno combattuto per l’Isis e che ora sono rinchiusi nei campi in Siria con le loro donne e i bambini. Sta provando ad accendere un faro sulla situazione Hannah Neumann, eurodeputata tedesca del gruppo dei Verdi, presidente della delegazione per le Relazioni con la penisola arabica del Parlamento Ue e vicepresidente della sottocommissione per i Diritti umani. «Lo scorso anno sono stata in Iraq dove ho appreso più in profondità dell’esistenza di cittadini europei che stavano combattendo per l’Isis e delle donne e dei bambini dei foreign fighters — racconta Neumann —. E a novembre ho visitato il campo di al-Hol» nella Siria settentrionale.

«Lo status di queste persone non è chiaro — prosegue — gli Stati membri non le stanno riprendendo indietro, non ci sono rimpatri o pochi casi cui segue la carcerazione». I numeri oscillano, alcuni di loro hanno la doppia cittadinanza e questo complica le cose. «La gestione dei campi è affidata all’amministrazione curda che però nessuno degli Stati membri riconosce — osserva Neumann —. Questa è la contraddizione: affidiamo ai curdi tra mille e 2 mila cittadini dell’Ue che sono stati combattenti dell’Isis o sono loro familiari, ma non riconosciamo quell’amministrazione». Non solo: «Non abbiamo un piano su come gestire questi cittadini europei.

L’unico punto su cui gli Stati membri hanno agito in modo costruttivo è stato accettare di riprendere indietro i bambini. È problematico da un punto di vista dei diritti umani, morale e anche dal punto di vista della sicurezza: sono 2 mila donne e 7 mila bambini che crescono secondo gli insegnamenti dell’Isis. Stiamo ripetendo un errore del passato lasciando lì i bambini». La situazione è di stallo: «Quando ho chiesto alle istituzioni Ue di intervenire — spiega l’eurodeputata dai Verdi — la risposta è stata che è una competenza nazionale. Ma gli Stati membri non hanno fatto niente negli ultimi due anni. Non c’è appetito politico su questo tema, nessuno vuole parlare di rimpatrio di potenziali terroristi islamisti. Ritengo che sia preferibile sottoporli a processo e a un trattamento di deradicalizzazione invece di lasciarli in Siria, dove svilupperanno un odio per il Paese di provenienza che non li ha mai ripresi indietro». Per Neumann «questa situazione va gestita. Se si aspetta ancora non potrà che peggiorare».

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