L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 gennaio 2021

Ha agito violando le leggi internazionali, stiamo parlando degli ebrei sionisti che massacrano il popolo palestinese e un giorno si e l'altro pure bombardano umanamente la Siria e per non farsi mancare niente qualche volta l'Iraq. Vogliamo parlare degli omicidi del Mossad

Non solo nucleare. Tra terrorismo Siria Iraq e Hezbollah, i tentacoli dell’Iran non si limitano alla bomba atomica
L'Iran ha spesso utilizzato il programma nucleare per distogliere l’attenzione dal suo vero proposito: conseguire il predominio regionale

Di Seth J. Frantzman
26 gennaio 2021

Stando a varie notizie di stampa, Israele sta preparando uno sforzo a tutto campo per discutere con la nuova amministrazione americana le minacce provenienti dall’Iran. Il consigliere per la sicurezza nazionale Meir Ben-Shabbat ha parlato sabato scorso con Jake Sullivan, la sua controparte nell’amministrazione Biden, mentre il capo del Mossad Yossi Cohen dovrebbe recarsi presto a Washington per illustrare le preoccupazioni d’Israele ai suoi colleghi americani. Le discussioni saranno verosimilmente ad ampio raggio. Secondo quanto è dato sapere, probabilmente comprenderanno la richiesta che Iran cessi l’arricchimento dell’uranio, la produzione di centrifughe avanzate e il sostegno a varie milizie terroristiche che gli fanno da gregari, come Hezbollah in Libano e gli Houthi nello Yemen, e che ponga fine al suo comportamento aggressivo in Siria e Iraq. E la lista non si esaurisce qui. Accade a volte, durante le trattative, che una parte presenti all’inizio il suo elenco ideale di richieste puntando a soddisfarne alla fine solo alcune. E’ così che appare questa “lista della spesa”: butta sul tavolo una quantità di problemi contando sul fatto che gli Stati Uniti e Israele possano venire a capo di alcuni.

D’altra parte, ciò che Israele sembra delineare con questa lista è molto più simile a un “elefante iraniano nella stanza” che al “semplice” problema del nucleare di Teheran. In effetti, l’Iran ha spesso utilizzato il programma nucleare per distogliere l’attenzione dal suo vero proposito: conseguire il predominio regionale.

Propaganda di regime in Iran: “Israele deve essere cancellato dalla faccia del mondo”

Il programma nucleare è solo parte di un più vasto complesso militare-industriale iraniano che riguarda missili balistici avanzati a guida di precisione, droni sofisticati, nuove risorse navali e tutta una congrega di milizie sparse nella regione. L’Iran finanzia e arma Hezbollah, comprese le sue strutture segrete per la produzione di armamenti. L’Iran ha piazzato droni in Siria e ha persino cercato di schierarvi il suo sistema di difesa anti-aerea Khordad. Ha spostato armi nelle basi T4 e Imam Ali e in altri centri siriani. Sta cercando di spostare in Libano e in Siria la produzione di munizioni a guida di precisione, ha trasferito agli Houthi nello Yemen la tecnologia per droni e missili e, nel 2018, ha schierato missili balistici nell’Iraq occidentale.

Mai nella storia un paese ha messo in atto così rapidamente un tale approccio a più livelli con lo scopo di piantare la propria impronta in tutta la regione. A differenza delle vendite di armi occidentali ai paesi del Medio Oriente, l’Iran si è mosso molto speditamente schierando i suoi sistemi un po’ dappertutto nella regione. Ha agito violando le leggi internazionali, minando navi nel Golfo di Oman, attaccando con droni l’Arabia Saudita e spostando illegalmente armi attraverso paesi sovrani a vantaggio di milizie illegali. Questo è il metodo del regime iraniano.

Il programma nucleare iraniano, quindi, non è a se stante ed è stato sbagliato affrontarlo come un’entità separata anziché come parte di un più ampio piano d’azione iraniano. L’Iran si è spesso divertito a lasciare che il mondo discutesse del suo programma nucleare, del numero di centrifughe e del tasso di arricchimento dell’uranio, mentre Teheran si concentrava sul mettere in orbita il suo primo satellite militare, migliorare la sua gamma di missili a combustibile solido e liquido, incrementare il suo trinceramento armato in Siria. L’Iran accende e spegne il suo programma nucleare a seconda di quanto vuole scaldare i negoziati. Il programma nucleare è allo stesso tempo una sorta di spauracchio e uno strumento di ricatto.

Le discussioni attuali e future tra Israele e amministrazione Biden si concentreranno sulla più ampia piovra iraniana che allunga i suoi tentacoli in tutta la regione. Come fronteggiare quella piovra e tutte le sue minacce costituisce il vero nodo da dirimere. Il programma nucleare di Teheran è l’abito con cui la piovra si copre per distrarre l’attenzione dalla minaccia più generale che incombe.

(Da: Jerusalem Post, 24.1.21)

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