L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 18 gennaio 2021

I Diecimila fabbricano le moltitudini. Si muore. Anche i Diecimila muoiono: alla fine del viaggio essi vincono, depurati nel numero, come il Simurgh. Loro e il popolo che li ha seguiti ciecamente sono, ora, il Simurgh.

Before we vanish (addio Nutella Biscuits, addio!)


Unreal City, 17 gennaio 2021

La rivoluzione nel 2021 è una luminaria di Natale. A volte s’accende furiosamente, fitta di allusioni, insulti, sberleffi, truciferazioni, promesse di sangue (entrerete in una valle di lacrime, porci!), altre s’abbuia, all’improvviso, con impressionante simultaneità, lasciando intravedere solo la debole incandescenza del filamento dapprima sfavillante. E ciò accade quando il Potere materializza, davanti a cotanti fulguratori, le partitelle della Serie A, o qualche popolar-montalbanata. Si affilano, insomma, le lame del digitale promettendo sfracelli per poi grandiosamente rinculare allorché piove la micragna dei croccantini. E questi rivoluzionari dovrebbero … far cosa? Un cazzo, gli risponderebbe il Cambronne d’una volta, comunista o fascista che fosse.

Il candidato rifletta sulla trilogia del giapponese Kiyoshi Kurosawa: Cure (1997), Pulse (2001), Before we vanish (2017).
Il primo parla di un killer seriale (incapace di dire chi è, dov’è, cosa fa) il cui istinto omicida si propaga come un virus; radice del male è un ipnotista ottocentesco di cui possiamo udire, registrate su un vecchio fonografo Edison, alcune parole apparentemente sconnesse, ma di forte valenza misterica. Una delle ultime sequenze, ambientata in un edificio fatiscente sferzato dal vento, ci rivela come il Nulla (ciò che prima, per faciloneria, ho chiamato “male”) passi da uomo a uomo, inarrestabile come una pestilenza spirituale, grazie a benedizioni sacrileghe.
Del secondo potete ammirare un’immagine in Vanishing Italians: il web diviene il mezzo di comunicazione tra il regno dei morti e dei vivi. I primi si riversano nel nostro mondo, i secondi, divenuti apatici e depressi, lasciano per sempre la realtà. Unica testimonianza del loro passaggio sulla Terra è una macchia indistinta sulle mura casalinghe, simile a quella, sin troppo famosa, rilasciata da un vaporizzato di Hiroshima.
In Before we vanish, tre alieni prendono possesso di corpi umani. Il loro intento è comprendere alcuni valori basici della natura umana in vista di un’invasione di massa. Essi riescono a estirpare questi concetti (libertà, famiglia e proprietà, a esempio) dalla psiche profonda delle loro vittime le quali, rimanendone totalmente prive, si abbandonano a un’esistenza di angosciosa povertà spirituale.

Il candidato abbia cura di sottolineare il crescendo ideologico della trilogia riannodandone il cuore concettuale all’opera di Arthur Clarke (Le guide del tramonto), di Edward Bulwer Lytton (The coming race) e di Sergio Mattarella (“È tempo di costruttori”).

Come operano i gatekeeper?
Eccone uno: “Renzi lavora a sfavore di Conte sol perché vuole ottenere il MES e, quindi, avvelenare i pozzi alla destra che si prepara a stravincere le elezioni”. Il tizio che afferma ciò andrebbe frustato e appeso a testa in giù su un falò Apache. Secondo lui si dovrebbe votare a destra a quindi passare cinque anni a cicalare: povero Salvini, povera Meloni, poveri tutti! Ce la stanno mettendo tutta, ma il Potere, la sinistra mondialista, Greta, i comunisti, Soros, la von der Leyen, impediscono di far partire il programma, di difenderci, di sovranisteggiare!

Capito come funziona?
Inspirazione, espirazione.
La sinistra compie il lavoro sporco, la destra lo protegge.
I due campi, in piena osmosi da orgasmo subdominante, si strizzano l’occhio: quando c’è da distruggere l’Italia Salvini vale quanto uno Speranza: i due si differenziano poiché interpretano ruoli diversi.
I pugni, quelli veri, volano solamente quando c’è da spartire le torte regionali, provinciali, comunali. Il soldo pubblico fa gola, sempre, e gli amici delegati a drenarlo vengono schierati come legioni del Risiko, in ogni meandro della vita nazionale onde ottenere benefizi d’ogni sorta, dalle mignotte alle maggiori cadreghe culturali sin agli imprescindibili Nutella Biscuits.

Negli ultimi tempi il miglior post di Maurizio Blondet è questo: “A cosa abbiamo creduto? A tweet del generale Flynn, dell’avvocata Sidney Powell e dell’avvocato Lin Wood – oggi tutti bannati da Twitter, e a questo punto giustamente: Lin Wood ha fatto intendere persino che Epstein era vivo e avrebbe smascherato gli orrori più nefandi dei potenti. In fondo, non è sicuro nemmeno che quei tweet fossero scritti proprio dalle persone di cui sopra. Il mondo digitale è un mondo di miraggi e personalità fittizie.
Trump è stato un Salvini più grosso e con la chioma arancione.
In Usa si torna alla normalità. La transizione alla Casa Bianca avviene fluidamente.
Il segretario di Stato Mike Pompeo, nelle ultime ore della sua carica, ha dichiarato che è stato l’Iran ad aiutare Osama Bin Lden ad abbattere le Twin Towers l’11 Settembrre di circa 20 anni fa.
Questa è la pura verità. E si torna alla casella zero”.

Giusto: “Il mondo digitale è un mondo di miraggi e personalità fittizie”. Come l’ariostesca isola di Alcina o gli inganni boiardeschi dell’Orlando innamorato che illudono “gli ochi nostri tenebrosi”. Il digitale applicato all’informazione ha reso possibile scenari in cui menzogne e depistaggi sono sistematici, strutturali. Mezzo secolo fa gli Stati erano costretti a celare l’autentica natura degli eventi sotto una coltre plumbea di sangue e mistero; ora, invece, la ragione di ciò che accade è continuamente sotto i nostri occhi, ma avvolta in una nube tossica di notiziole (il famigerato e ridicolo fact checking), smentite, false dichiarazioni di falsi liberatori … e soprattutto cifre, cifre di glaciale obiettività: come opporsi a 92137 morti? A 871903 contagi? Chi lo fa - opporsi, intendo - viene invischiato nella pania di questi triti fatterelli e allontanato sempre più dalla cruda e elementare verità.

Esempio: “Non sono 92137 morti! Dai dati dell’Istat, depurati dalle contingenze dell’ultimo trimestre 2020, combinati con numeri veri - veri! - dedotti dal tweet del professor Caproni, luminare misconosciuto poiché inviso a Big Pharma, quei morti sono 75892, e forse meno, 71550, in linea con la mortalità media italiana degli ultimi cinque anni …”. Così si oppone il micco, coi numerini, ingaggiando sterili sarabande con cretini suoi pari. Intanto il cuore del problema - la ridefinizione digitale della società - va avanti indisturbata anche perché il predetto micco vi contribuisce instancabilmente, tra una partita truccata di serie A, un video di Pornhub e il download dell’ultima stupidaggine di Guerre stellari.

Molti sottovalutano lo Stato. Lo Stato non c’è più, lo Stato è inesistente! Ma questo è un giudizio approssimativo. Lo Stato fu eviscerato, questo sì: sanità, istruzione, beni culturali, associazionismo, apparato militare autonomo, più non rilevano poiché progressivamente disciolti nelle multinazionali o nell’illusione online; il carapace repressivo, tuttavia, resiste e viene usato continuamente contro di noi. A marzo le polizie agli incroci sono riuscite ad ammutolire gli Italiani, ormai incapaci di una minima reazione psicologica. L’esercito burocratico di riserva (il basso patriziato), inoltre, preme continuamente dietro le parvenze di una dittatura digitale: i diritti, smaterializzati, si trasformano in obbligo e coercizione. La libertà garantita dalla riservatezza, che iniziò a smantellarsi grazie alla legge Rodotà sulla riservatezza (o privacy), più non esiste in nome di emergenze fittizie (Covid, evasione fiscale, tutela dei minori e altre sciocchezze). Lo scioglimento di partiti e sindacati, concordato coi caporioni degli stessi, unito al dissolvimento di regole e costumi che accomunavano gli Italiani, ci ha divisi gli uni dagli altri consegnandoci a una inevitabile passività. Soli contro il Moloch statuale, non possiamo che chinare il capo.

Kiyoshi Kurosawa, Cure (1997)

E però: cosa teme davvero il Potere? L’alterità e la pressione fisica, ovviamente. Questo, alla lunga, funziona sempre. Certo, occorrono uomini di tempra oggi introvabile. L’alterità si ottiene nulla concedendo al Gioco: il Gioco democratico-elettorale e le sue narrazioni a latere (social, pornografia di massa, informazione dolosamente contraddittoria). Un uomo liberato, nel 2021, invece di concedersi al meretricio, polisce alcuni concetti basici, fondamentali, della natura umana; e a quelli si attiene. Il resto non lo considera minimamente. Solo a questo prezzo egli può ritrovare nelle tenebre alcuni testimoni e ricostituire, nel disprezzo, una minaccia.

Sì, alcune decine di migliaia di individui affini tra loro, irriducibili, liberati, possono trascinare i milioni. Se tale miracolo avverrà, tuttavia, essi dovranno subire l’attacco di cani di più alto lignaggio e fiuto, invece dei consueti gendarmi e carabinieri, scaduti al rango di molossi da giardino.

E durante questi attacchi, ve lo dico sinceramente, si crepa. É così e basta. Per questo scrissi il post C’è qualcuno disposto a farsi castrare? … alludendo a elementi in grado di sopportare l’insopportabile pur di veder trionfare la propria parte.

Ma oggi chi riuscirebbe a vivere così, isolato dalla malia dell’attualità, impermeabile ai richiami delle sirene più squallide, per immolarsi a un’utopia di tal fatta? Potrei aggiungere: chi è disposto a vedersi scaricare addosso l’autentico peso del Potere? Sacrificio è una bella parola, ma è così lontana da noi che solo a pronunziarla ci appare terribile. Eppure, sino a pochi decenni fa, c’erano ancora uomini scolpiti nella pietra più dura. E che fine hanno fatto? Svaporati. Vanishing Italians. Il sacrificio, sì. Perché a chi si oppone magari un giorno capita che gli trovino immagini compromettenti sul PC … e chi è disposto a fronteggiare un processo per pedopornografia? Nessuno. Chi è disposto a sopportare l’idea di essere costantemente pedinato? I freni non funzionano, un improvviso infarto, una finta rapina … un suicidio, impiccato al portasciugamani, come un burattino senza fili ... era depresso ultimamente, insinuano i vicini ... può accadere, è già accaduto. Magari - è successo anche questo - durante una banale colazione al bar invece dell’acqua minerale vi servono soda caustica … una mattina come tante e invece voi stramazzate a terra col sangue alla bocca.

Cominciate a capire? Cominciate a capire perché le rivoluzioni si fanno in nome di un’utopia e contemplano centinaia di uomini accomunati da una fede cieca? Perché si muore, semplicemente. Cominciate a comprendere la spaventosa forza delle comunità, delle confraternite, dei ginecei, delle corporazioni? Il cameratismo militare, l’onore, la castità, i voti, le iniziazioni femminili e maschili, la famiglia, la tribù, il Blut und Boden, i mores … Capite perché il Potere esige la separazione, la sterilizzazione delle emozioni, la repressione dell’istinto naturale, la standardizzazione delle lacrime e della furia?

Occorre il sacrificio per recuperare tutto questo. E allora … addio partite di Serie A e belle seghe davanti a Pornhub! Addio videogiochi! Addio Nutella Biscuits!!

Morire nel compianto di chi crede: ecco perché si sopportava il sacrificio. Una semplice verità! Dice Callino:

“[Il codardo] non è caro al popolo né desiderabile mai;
l’altro umili e potenti lo piangono se gli accade qualcosa.
Tutto il popolo ha rimpianto dell’uomo valoroso
quando muore, e se vive è degno dei semidei”.

Si riferisce ai soldati? Forse. O forse no. Come Tirteo egli allude all’eteria cioè al gruppo vincolato al sangue e ai giuramenti sacri. L’ambizione, l’amor proprio, l’esempio, l’immagine dei cari, la propria terra, la ricerca del canto postumo: tutto congiurava alla bellezza del gesto estremo.

L’amor proprio e l’egoismo vengono sublimati nell’amore della famiglia, del clan, della Patria, di Dio. Soppressi Dio, la Patria, il clan, la famiglia resta il narcisismo. In fondo questo è il tratto saliente del web: una teoria di immedicabili narcisi attenti al numero di follower e seguaci. Un d’essi, tale Bagnai, li ha persino scambiati per esseri in carne e ossa, i follower ... I duecentomila pugnaci digitali, capaci addirittura di elevarlo allo scranno di senatore della sedicente Repubblica Italiana, quando c’è da menare le mani si restringono, però, come certe minestrine ospedaliere, a una dozzina di militanti. Meraviglie del Ventunesimo Secolo.

Ma cos’è la fede? Eccola qui: ”C’era nell’esercito di Cesare un richiamato di nome Crastino, uomo d‘eccezionale valore, che l’anno precedente era stato primipilo nella X legione. Rivolgendosi a Cesare disse: ‘Oggi, comandante, farò in modo di meritare la tua riconoscenza, o vivo o morto’ [Hodie imperator ut aut vivo mihi aut mortuo gratias agas]. Pronunciate queste parole si slanciò in avanti … lo seguirono centoventi volontari scelti …”.
Il termine primipilo l’ho già usato a proposito di due Ebrei, Pietro e Paolo. Avete mai controllato cosa significa? No? Male … ma vorrei per l’intanto sottolineare un altro passo: “Centoventi volontari scelti”.
Andiamo avanti.
Dopo la battaglia di Farsalo - patria dello sdegnoso Achille, l'antica Ftia - in cui lamentò circa duecento perdite a fronte dei quindicimila pompeiani caduti, Cesare si recò sul campo inumidito dal sangue. Mantelli, armature scheggiate, labari e silenti buccine giacevano nel fango, fra le zolle smosse dalle cariche impetuose e vane, per miglia intere, struggendosi gli uni agli altri in una composizione mirabile. Gaio Crastino è fra i morti, sfregiato da un colpo di spada alla testa (“gladio in os adversum coniecto”): non sappiamo cosa pensò Cesare nel momento in cui lo vide. Avrà preso atto, da buon romano, della promessa mantenuta; forse, nei pressi, possiamo immaginarlo, è uno scrivano cui il dictator detta qualche parola definitiva, a eternare quel momento: Cesare e Crastino, memoria del legionario e lode del generale, si confondono. Cesare avrà provato pietà? Difficile dirlo. La gravitas, il sentimento di cui oggi difettiamo in pieno, vieta di lasciar trasparire ogni volgare mozione dell’animo. Certo, il compianto virile … Eppure qualcosa ci sfugge; l’essenziale direi. Questo: Gaio Crastino fu una pedina dell’utopia, com’è giusto che sia stato. Cesare, in nome del sogno imperiale in lui incarnato, si dispose per decenni agli atti e alle privazioni più terribili - desiderando, colla più volontà spietata, a costo di recare l’inganno e l’umiliazione; egli stesso, Cesare, attraverso una dedizione intima e implacabile, composta da intuizioni celesti, menzogne e protervia, forgiò Crastino; quel giorno Cesare schierò soldati materiati del proprio stesso sogno: la fede d’essi è l’altra faccia del pragmatico cinismo del condottiero, servitore dell’Ideale.

I Diecimila fabbricano le moltitudini. Si muore. Anche i Diecimila muoiono: alla fine del viaggio essi vincono, depurati nel numero, come il Simurgh. Loro e il popolo che li ha seguiti ciecamente sono, ora, il Simurgh.
La poesia canterà i morti, la memoria sanerà l’ingiustizia.

Mi dicono: ma tu parli del passato, del passato, del passato … e sei ateo! Non credi a nulla! Dovresti credere almeno al Papa! Ma a questi rispondo sempre col medesimo esempio. Credere nel Cristo, mediato dai rituali cattolici del 2021, officiati tra detergenti e saponette, è assai diverso dal credere nella bellezza della tradizione cristiana. Cos’è esattamente la tradizione cristiana? È la Totalità della storia umana originata da una Fede. Talmente immenso questo pensiero da risultare inimmaginabile. Non si parla qui solo della storia visibile, bensì di quella, in larga parte, invisibile.

Recentemente, in uno dei miei giri nella campagna romana, mi sono imbattuto nel relitto di una cisterna idraulica romana. Accanto non si ritrovano sorgenti o fonti, ma scorre l’Acquedotto Alsietino che captava le acque dal lago di Martignano recandole a Roma, presso l'attuale piazza Sidney Sonnino, ov’era ubicata la naumachia di Augusto. Poco più in là, infatti, un casino nobiliare ha l’onore di ospitare, cementata su una delle sue pareti esterne, una iscrizione di Ottaviano Augusto, figlio adottivo di Giulio Cesare, che regola proprio le spettanze delle acque imperiali alsietine.
Col tempo l’Alsietino decadde, travolto dalle irruzioni barbariche e saracene provenienti dal nord e dal mare.
La cisterna, molto ampia, a due navate, venne, forse, già riutilizzata nell’Alto Medioevo. Una comunità di contadini (un centinaio di individui, forse meno) la trasformò in chiesa. Il cocciopesto tamponato e rimesso a nuovo, le pareti intonacate per servire gli affreschi. Sin agli anni Sessanta poteva ancora ammirarsi, uno di tali affreschi: fuggevole come l’ultima epifania di un antico sogno. A stento s’intuivano i nimbi dei santi, un paio di figure erette, macchie di colore scuro, come sangue essiccato; una scena evangelica, o forse un exemplum tratto dalla vita di San Marco cui la chiesola fu probabilmente dedicata?
La pittura è oggi scomparsa, ritagliata e distaccata da tombaroli avidi quanto grossolani. Solo una foto in bianco e nero sopravvive d’essa, per merito d'un professore inglese della British School, devoto all’archeologia del territorio. L’immagine d’una immagine, scattata da un morto, nascosta fra i meandri digitali di un database immateriale, cioè nulla.


Ma cosa significa questo, per noi, oggi?
Quante preghiere, quanta forza, quante mozioni di speranza si concentrarono in questa porzione minuscola di mondo! Un infinitesimo ritaglio della storia trabocca di atti di fede che potrebbero incenerire l’umanità stessa! Vedete cosa si annidi nella tradizione. Nello stesso momento in cui a Gerusalemme Goffredo di Buglione si proclamava solennemente Advocatus Sancti Sepulchri, magari una donna entrava in questa chiesina per invocare i propri santi a difendere la sua futura maternità. Agli occhi di Dio, di un qualunque Dio, i due atti sono equivalenti, entrambi degni di edificare quella fortezza che io amo chiamare passato e in cui trovo spesso conforto. E quanti di questi atti potremmo enumerare? Non basterebbero diecimila vite per farlo, e diecimila vite non basterebbero per comprendere intimamente uno solo d’essi. Chi fra voi, anche il migliore, riuscirebbe a immedesimarsi completamente nella profonda e sincera religiosità di quella puerpera, talmente priva di ombre da apparire santa?
Nessuno.
Vedete, dunque, cosa si stenda dietro di noi, interminabilmente, e cosa significhi essere Italiano e cosa sia, lo voglio ripetere, la bellezza. Perché la bellezza, così intesa, è il vaglio cui sottoporre la pula recata dai venti.
Questa intuizione deve essere riguadagnata con un appressamento quasi mistico alle fonti di ciò che fummo. Non riesco a credere nella rivelazione cristiana! Ma non importa, non vedete che un singolo, umile gesto di mille anni fa, sconosciuto a tutti, in un luogo dimenticato, rivolto a icone scomparse e di cui non si serba nemmeno la memoria, ricapitola l’intera fede, coi suoi dogmi e le millenarie liturgie?
È forse troppo richiederne la comprensione, prima della resa definitiva, before we vanish?

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