L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 29 gennaio 2021

1 - Lotta di classe - Il Partito si costruisce dall'alto e il principio organizzativo è il centralismo democratico

tratto dal commento del 26 gennaio 2021 all'articolo 

Il socialismo per cui dobbiamo batterci, e il partito comunista che ci serve

del 15 gennaio 2021
di Fosco Giannini

se il partito di classe è una forza che rappresenta gli interessi del proletariato rispetto a certi obiettivi che si devono raggiungere e a certi ostacoli che si devono superare, se il partito di classe si costituisce nell’adeguazione storicamente determinata tra il mezzo e il fine, allora dal sottolineare maggiormente i contenuti e il valore della democrazia e del comunismo (un binomio intrinsecamente antinomico) anziché la dura necessità di abbattere lo Stato borghese derivano concezioni del partito profondamente diverse. 

Il partito che si attrezza per organizzare e dirigere l’attività delle masse è la negazione del partito che si pone messianicamente come utopica prefigurazione del comunismo. 

Vi è qui un errore di principio fondamentale, che è peraltro intrinseco alla prospettiva centrista da cui muove l’autore dell’articolo, errore che consiste nella confusione tra ideologia proletaria e teoria marxista-leninista, e quindi nel fraintendere l’effettiva funzione dei comunisti, i quali non vanno tra le masse a predicare, bensì ad organizzare scientificamente la rivoluzione socialista. 

Lo stesso Lenin non ha esitato a parlare del partito come di un bisogno politico dotato della stessa urgenza dei bisogni economici delle masse lavoratrici: “Castriamo i bisogni più impellenti del proletariato e precisamente i bisogni politici”, se non incardiniamo il lavoro per costruire il partito di classe sul nitido convincimento che “il proletariato nella sua lotta per il potere ha una sola arma: l’organizzazione”. 

Ma vi è di più: per Lenin è determinante il nesso fra partito e strategia, ed è questo il nesso che oggi prevale. Di conseguenza, se Lenin, enunciando la tesi secondo cui la coscienza socialista viene portata dall’esterno nel movimento operaio, afferma la necessità dell’autonomia teorica e politica del partito del proletariato per giungere a realizzare la sua autonomia organizzativa, ciò non significa che egli neghi la necessità, non meno cogente, dell’organizzazione quale ‘conditio sine qua non’ per garantire e mantenere la stessa autonomia teorica e politica. 

In altri termini, la strategia per la conquista del potere, che è il nocciolo duro del concetto di autonomia teorica e politica (un concetto che senza quel nocciolo svapora in una nozione gassosa di ‘egemonia’, ‘bonne à tout faire’) si fonda sul presupposto che l’organizzazione sia la premessa (non il risultato) del processo rivoluzionario. 

Il che implica due ulteriori assunti: 
a) che il partito si costruisce dall’alto (averlo compreso costituisce il merito storico di Bordiga); 
b) che il principio organizzativo del partito di classe è il centralismo democratico (averlo compreso costituisce il merito storico di Gramsci). 

In conclusione, la dialettica interna alle relazioni concettuali intercorrenti tra le istanze dell’autonomia, della strategia e dell’organizzazione diviene pienamente intelligibile se si tiene conto della funzione mediatrice che l’organizzazione esplica tra la teoria e la prassi. 

È infatti questo elemento che spiega la portata teorica e strategica, non semplicemente politica, delle divergenze sui temi relativi alla natura, allo statuto e al programma del partito, così come la necessità ineludibile di una lotta conseguente e permanente contro l’opportunismo e il revisionismo che tendono a colpire l’autonomia politica e teorica del partito proletario e a subordinarlo alla direzione della borghesia: due fenomeni di cui proprio Lenin dimostra l’inevitabilità, ponendo in luce con la sua analisi scientifica le profonde radici che essi hanno nella società moderna.

Nessun commento:

Posta un commento