L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 gennaio 2021

Il Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato ha fatto quadrato intorno a Roberto Rossi, la battaglia si è spostata al Consiglio di stato, i fatti possono essere cambiati, già è stato fatto in passato

Arezzo, caso Procuratore Roberto Rossi non confermato da Csm: il Consiglio di Stato decide nel merito ricorso del magistrato


Luca Serafini 21 gennaio 2021

L’udienza si svolge in modo asettico, da remoto: in termini tecnici con modalità “cartolare”. Ma la questione è bollente. Il Consiglio di Stato del Lazio affronta oggi il caso del Procuratore della Repubblica di Arezzo, Roberto Rossi. I giudici amministrativi valutano nel merito il ricorso del magistrato aretino rispetto al provvedimento del Csm con il quale gli viene negato il secondo mandato alla guida della Procura aretina.

Una destituzione ritenuta “ingiusta” e “contraddittoria” dal capo dei pm aretini. Si arriva a questa udienza dopo che il primo round è stato vinto da Roberto Rossi con la sospensione del concorso per la sua sostituzione. Era la fine di luglio e quel pronunciamento del Consiglio di Stato riportò Rossi nell’ufficio principale al terzo piano del palazzo di giustizia. Nell'ordinanza si rilevava che “la misura della sospensione dell'esecutività della sentenza appellata è assistita da sufficienti elementi di 'fumus boni iuris'”.

Oggi però si entra nel merito della spinosa questione. Il ricorso del dottor Rossi era stato presentato contro la decisione del 24 ottobre 2019 con la quale il Consiglio superiore della magistratura si era espresso contro la permanenza di Rossi a capo della Procura. Il motivo? Avrebbe compromesso “almeno sotto il profilo dell'immagine” il necessario requisito “dell'indipendenza da impropri condizionamenti” in relazione al fatto di avere mantenuto un incarico di consulenza a Palazzo Chigi, sotto i governi di Enrico Letta e Matteo Renzi, anche dopo aver aperto l'indagine su Banca Etruria. E nel cda di Bpel, come noto, c’era il babbo dell'allora ministro Maria Elena Boschi. La decisione del Consiglio di Stato non sarà immediata ed è attesa nei prossimi giorni. Forse entro un paio di settimane. L’atto del Csm di “destituzione” del capo dei pm aretini fece clamore.

Colpì l'onore e la professionalità del magistrato in base a rilievi - “infondati” secondo Rossi - mossi sulla sua conduzione dell'ufficio in relazione alle inchieste su Etruria. I legali del Procuratore hanno sollevato questioni sui profili di legittimità e di contenuto della decisione del Csm. L'elemento indicato a sfavore di Rossi e passato a maggioranza fu l'aver svolto da esterno quella collaborazione per il Dipartimento affari giudiziari della Presidenza del consiglio dei ministri. Fu Piercamillo Davigo in particolare a puntare l’indice contro il sessantenne magistrato di Assisi, dal 1999 ad Arezzo e che in ogni caso nel 2022 terminerebbe il secondo mandato.

“Il mio incarico finì nel 2015 e le indagini su Etruria sono partite dal 2016 in seguito alla dichiarazione di insolvenza dell'istituto di credito”, ha spiegato in passato Rossi per demarcare le situazioni. Sulle vicende di Bpel, tra l’altro, la Procura aretina non si è certo risparmiata: numerosi i procedimenti penali aperti, con prime condanne e apprezzamento degli stessi risparmiatori azzerati. E le indagini non hanno risparmiato lo stesso Boschi. Parola al Consiglio di Stato.

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