L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 13 gennaio 2021

La panacea dei vaccini contro l'influenza covid è messa in discussione

Vaccino Covid, dubbi sull’efficacia: è solo del 29% secondo il British Medical Journal

13 Gennaio 2021 - 17:58

I vaccini contro il Covid potrebbero essere meno efficaci di quello che pensiamo. Ad affermarlo è Peter Doshi, associato presso l’Università del Maryland, secondo il quale i candidati avrebbero un’efficacia del 29%.


I vaccini di Pfizer e Moderna potrebbero avere un’efficacia solamente del 29% e non del 95% circa come dichiarato fino ad ora. Ad affermarlo è il professor Peter Doshi, associato presso l’Università del Maryland, che si occupa di ricerca sui servizi sanitari farmaceutici, sul British Medical Journal.

Da diverse settimane sia il British Medical Journal che il Lancet, due autorevoli riviste scientifiche, avevano criticato gli studi sui vaccini, sostenendo che le ricerche mostravano delle lacune in fatto di “trasparenza sui dati”.

Vaccino Pfizer e Moderna efficaci al 29%?

Crescono i dubbi sull’effettiva efficacia del vaccino, e a smuovere le acque è il professor Peter Doshi, definito dal New York Times come una delle voci più influenti nella ricerca medica. Secondo l’esperto infatti non è chiaro se i vaccini “funzionino o meno e non sono stati arruolati sufficienti anziani, persone immunodepresse e bambini per capirne gli effetti su un periodo medio lungo”.

Al momento infatti, le due case farmaceutiche hanno reso pubblici solamente i “protocolli di studio e alcuni comunicati stampa”, ha dichiarato il professore in un suo articolo pubblicato sul BMJ. Adesso saltano fuori altre 400 pagine di dati, presentate alla Food and Drug Administration (Fda) prima dell’autorizzazione d’emergenza. Dall’analisi di queste nuove informazioni, il dottor Doshi sospetta che “sarebbe stata in qualche modo compromessa l’efficacia dei vaccini perché questi sono stati fatti in parte su pazienti “sospetti Covid” e su Covid asintomatici non confermati”, riducendo quindi l’effettiva efficacia dei vaccini, molto al di sotto della soglia al 50% fissata dalle autorità di regolamentazione per l’autorizzazione.

Considerando questi dati l’efficacia del vaccino scenderebbe ad un misero 19%, e “anche dopo aver tolto i casi verificatisi entro 7 giorni dalla vaccinazione (409 sul vaccino Pfizer vs 287 sul placebo), che dovrebbe includere la maggior parte dei sintomi dovuti alla reattogenicità del vaccino a breve termine, questa rimane bassa e arriva 29%. L’unico dato attendibile per capire la reale capacità di questi vaccini, sono i casi di ospedalizzazione, i pazienti in terapia intensiva e i decessi”, conclude Doshi.

Per comprendere la reale efficacia dei vaccini sono necessari i dati grezzi della sperimentazione, spiega Doshi, precisando però che “nessuna azienda sembra averli condivisi. Pfizer afferma che sta rendendo i dati disponibili su richiesta ma questi sono comunque soggetti a revisione, e Moderna afferma che i suoi dati potrebbero essere disponibili, sempre su richiesta, una volta completato lo studio”.
Dubbi anche sul candidato cinese

Anche il candidato cinese prodotto in Brasile dalla Sinovac sembra avere un’efficacia molto inferiore rispetto a quella che ci si aspettava. I dati sono stati resi noti dell’istituto Butantan, che produce l’antidoto a San Paolo, su licenza cinese.

Inizialmente il vaccino cinese della Sinovac aveva mostrato di avere un’efficacia del 78% in accordo con i test preliminare, adesso invece sembra che l’efficacia globale si di poco superiore al 50%.

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