L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 15 gennaio 2021

La scoperta dell'acqua calda. Dopo la distruzione di capitali, merci, uomini, mezzi di produzione, il ciclo di accumulazione capitalistico può ricominciare. La crisi è insita nel suo sistema economico e ogni volta cadono dal pero. L'investimento strutturale è l'assunzione di almeno un milione di giovani nella pubblica amministrazione ma questo favorisce i disoccupati e perciò non si farà

Leader 14 Gennaio, 2021 @ 10:20
Come cambierà l’economia dopo il Covid? Cottarelli e Artom a confronto su come far ripartire l’Italia

Direttore di Forbes magazine.

L’economista Carlo Cottarelli e l’imprenditore Arturo Artom

Articolo apparso sul numero di gennaio 2020 di Forbes Italia. Abbonati.

Molti imprenditori hanno perso la fiducia. Proprio per questo non vanno lasciati soli. I soldi del Recovery Fund potranno aiutare la ripartenza ma molto dipende dal vaccino e dai prossimi mesi. Il 2021 sarà migliore del 2020 però la politica dovrà compiere alcune mosse decisive. 

Carlo Cottarelli, economista, e Arturo Artom, imprenditore, hanno provato a leggere il futuro dell’Italia e dell’Europa rispondendo alle domande di Forbes.

Come accaduto in passato, lo dice la storia, dopo guerre e pestilenze le economie dei Paesi coinvolti si sono spesso riprese con grande forza. Accadrà anche per l’Italia e l’Europa dopo il Covid oppure ci sarà un lungo periodo di stagnazione?

Cottarelli Se guardiamo alle esperienze passate le pandemie non hanno lasciato grossi problemi nell’economia al contrario di quello che avviene per esempio quando sono coinvolti i dati finanziari. Si potrebbe obiettare che in passato, per non colpire troppo l’economia, si è stati disposti ad accettare diverse situazioni. Però non abbiamo esperienza del fatto che le pandemie abbiano un effetto duraturo. Io sono più ottimista della media degli economisti in questo momento. Se si parla di previsioni da un punto di vista internazionale nella prospettiva della Banca mondiale, l’Ocse, la Bce, le ultime previsioni prevedono dalla seconda metà del 2022 un rimbalzo più forte purché continuino queste politiche che sono in questo momento forti e necessarie. In questa situazione ci sarà un rimbalzo, ricordiamoci che poi ovviamente l’azione di sostegno all’economia dovrà continuare fino a quando il rimbalzo sarà avvenuto. Seconde me, c’è ancora spazio per politiche espansive.

Artom Sì, anche io sono ottimista a medio-lungo termine. Basta vedere che quando sono state date briglie sciolte, la dinamicità degli imprenditori ha fatto sì che la manifattura in due o tre mesi abbia ripreso completamente la produzione. Nei mesi precedenti eravamo ripartiti molto velocemente quindi, grazie alla campagna vaccinale, ritengo che si possa avere una seconda parte nel 2021 molto buona. Però prevedo, anche per la mia esperienza, che i prossimi mesi saranno difficili. Con questo stop and go, semi lockdown, regole che magari non sono molto chiare, vedo in molti casi un po’ di rassegnazione: mentre a marzo c’era voglia di combattere, adesso questo secondo lockdown ha dato una mazzata, non solo economica, in tutta la sua drammaticità, soprattutto ad alberghi, ristoranti etc., perché è stato colpito anche lo spirito. Quindi vedo in alcuni casi imprenditori che non hanno più la voglia di combattere. Invece bisogna sostenerli considerato che questo inverno sarà ancora difficile fino a marzo. Spero quindi che il sistema possa sopravvivere per prendere il rimbalzo che ci sarà.

Carlo Cottarelli (imagoeconomica)

La pandemia ha prodotto tanti cambiamenti: ha accelerato la digital transformation, ha creato o sviluppato nuove professioni, ha prodotto anche crisi aziendali. Come cambierà l’economia dopo il Covid?

Cottarelli Sono poco visionario perché penso che alla fine le cose tornano come prima. Chiaramente, ci sono alcune cose che abbiamo imparato, tipo lavorare in smart working, che sarà più frequente di quanto facevamo prima con vantaggi in termini di costi, con cambiamenti anche nelle relazioni tra lavoratori e imprenditori. Una situazione che ha portato anche a risparmi in termini di affitti, riscaldamenti, perché il lavoratore resta a casa e questi costi se li paga lui. A un certo punto bisognerà tenere conto di questa nuova situazione anche nel fare i contratti per la maggior parte delle imprese soprattutto nel settore dei servizi. Ma c’è in rovescio della medaglia, alla fine verrà fuori che lo smart working crea un problema e cioè quello della perdita della cultura e dello spirito di squadra. Ognuno lavora a casa sua, da solo, ignorato dagli altri senza potersi relazionare coi propri colleghi. Non ti viene in mente di chiedere un parere al tuo collega se non te lo vedi intorno. Secondo me alla fine questa cosa la pagheremo.

Artom Sicuramente l’economia cambierà, soprattutto in quella parte che si chiama marginale, quella dell’innovazione delle aziende, che però farà la differenza. Facciamo dei casi concreti. Chi fa software gestionale per esempio, era abituato a mandare i propri programmatori dai clienti, perché questi li volevano vedere fisicamente in sede. Bene, ora non li vuole più internamente, perché ha capito che lavorano molto meglio in smart working e non vuole più pagargli la mensa e altri servizi dentro i propri uffici. A proposito di uffici: succederà che i capi delle multinazionali che avevano le sedi fuori Milano in questi palazzoni mediamente orribili, prenderanno un palazzetto in centro città con 50 collaboratori di staff e il resto in smart working. Non parliamo poi della parte di logistica, accelerata tantissimo. La scuola ha fatto in due mesi quello che avrebbe fatto probabilmente in anni. Detto questo ci saranno cambiamenti di innovazione marginale magari non eclatanti in termini di dimensioni ma eclatanti sulla competitività. Vuol dire che se non li fai scompari dal mercato nel giro di quattro-cinque anni. Il digitale ha accelerato questi cambiamenti: la strada che abbiamo fatto in un anno magari l’avremmo fatta in 10-15 anni.

Un fattore determinante per la ripresa dell’economia sarà sicuramente il Recovery Fund. Tre cose che fareste con quei soldi.

Cottarelli Mah, investimenti pubblici sono necessari e poi la pubblica amministrazione; terzo la pubblica istruzione. Poi ci sono cose che si possono fare senza tanti soldi come per esempio rendere più veloce la giustizia e ridurre la burocrazia.

Artom Io guardo più verso gli investimenti privati. La vera rivoluzione sarebbe sfruttare decine di miliardi del Recovery Fund per allargare il super bonus non solo all’edilizia residenziale ma anche per adeguare gli alberghi e uffici. Sappiamo che in Italia vi sono migliaia di strutture alberghiere che non sono adeguate e quindi l’estensione del superbonus rappresenterebbe poi un fenomenale volano per il turismo. Secondo punto, una proposta che sto facendo in questi mesi: purtroppo a marzo verrà tolto il blocco dei licenziamenti e, inutile dirlo, ho pensato a un imprenditore che dovrà lasciare a casa la metà dei dipendenti. Qui si tratta di fare veramente degli investimenti imponenti e potrebbe essere giustificato un forte abbassamento delle tasse per convincere buona parte di questi potenziali senza-lavoro, che siano giovani o meno giovani, a diventare imprenditori, aprire la propria partita Iva. Forse avranno dei sogni del cassetto e potrebbero essere aiutati con dei contributi o non facendogli pagare le tasse per tre anni. Magari almeno un 10-20% di persone che saranno licenziate potrebbero diventare imprenditori e quindi fattori produttivi. Inoltre potenzierei le realtà 2.0, la trasformazione digitale. Addirittura forzerei e obbligherei le grandi aziende a cambiare. A a quel punto, come è successo per i telefoni in Africa dove sono passati da non avere il telefono al cellulare, nel caso italiano passare direttamente a tutte le strutture cloud che per le aziende rappresentano il futuro dell’innovazione tecnologica.

Cottarelli Aggiungerei a quello che ho detto prima anche gli investimenti privati che sono il motore per un’economia di mercato. E quando dicevo che bisogna ridurre la burocrazia, intendevo dire che bisogna avere una giustizia civile che funzioni; quando dicevo che occorrono le infrastrutture dicevo che questo è causa delle lente burocrazie.

Come dicono gli inglesi fare previsioni è difficilissimo soprattutto sul futuro. Con questa premessa, come sarà il 2021?

Cottarelli Sarà meglio del 2020, come ho detto, io sono più ottimista della media degli economisti purché si trovi una soluzione sanitaria una volta che si trova la soluzione sanitaria penso che il rimbalzo possa essere abbastanza rapido e si possa uscire abbastanza rapidamente dalla crisi economica.

Artom Sono discretamente positivo se viene confermata la campagna vaccinale che funziona e penso che da quel momento ci possa essere una discreta ripartenza. Poi, quanto questa ripartenza possa colmare il divario creato dal 2020 dipende dai prossimi tre mesi invernali, a seconda di come verranno utilizzati i fondi del Recovery Fund. Bisogna far capire che sta arrivando un vaccino economico per dare speranza a quelle migliaia di imprenditori che in questo momento hanno perso la voglia di combattere. Questo è il segnale più forte che il governo deve dare con il Recovery Fund: una visione a lungo termine chiara di rilancio dell’economia italiana.

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