L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 gennaio 2021

La svolta autoritaria in Euroimbecilandia era nell'aria. Segno di debolezza ma anche di forza. Controllo sempre più accentuato sulle popolazioni

La Francia fa la prima mossa verso il regime

28 Dicembre 2020



Testo dell'audio

Covid, il regime avanza e la strategia globale diventa sempre più evidente. Non solo in Italia, ma a livello quanto meno europeo. Come dimostra il progetto di legge n. 3714, presentato lo scorso 21 dicembre dal primo ministro francese Jean Castex con procedura d’urgenza. In 92 pagine fitte fitte mira ad istituire «un regime perenne di gestione delle urgenze sanitarie», come recita nel titolo, inasprendo i provvedimenti sinora assunti: «L’attuazione di tale regime – si legge nel testo – autorizza il ministero della Sanità ad ordinare misure di quarantena e di isolamento, ad autorizzare la fornitura di prodotti sanitari», dispensandolo da qualsiasi consultazione preliminare obbligatoria, «normalmente applicabile», col pretesto dello stato di crisi o di emergenza sanitaria.

Ciò consentirebbe di rendere di fatto obbligatoria la vaccinazione anti-Covid, ponendo diversamente vincoli insostenibili a chi non vi si sottoponesse. Qualche esempio? Vietare gli spostamenti, i viaggi, consentire i ricoveri coatti, nonché controlli ferrei da parte del giudice per la libertà. C’è chi ha già osservato come, al confronto, risultino più flessibili e blande addirittura le misure adottate per i terroristi agli arresti domiciliari.

Si tratta con tutta evidenza di provvedimenti a rischio d’incostituzionalità, ciò che ha già provocato sconcerto, rabbia, proteste presso le opposizioni parlamentari, così come presso l’opinione pubblica, la quale biasima l’arbitraria limitazione perenne delle libertà, che così si tenta d’introdurre. Ma le autorità istituzionali sembrano molto determinate: non stanno scherzando, né paiono disposte a fare marcia indietro. Al massimo, possono prendere tempo, come ha lasciato intendere il ministro della Sanità francese, Olivier Véran, affermando che il controverso disegno di legge non verrà esaminato dal Parlamento prima di uscire dall’attuale crisi, ma senza mai metterne in discussione o in forse i contenuti eclatanti. Anzi, schierando le forze dell’ordine contro qualsiasi tentativo di manifestare il proprio dissenso verso tale testo, come è avvenuto lo scorso 22 dicembre dinanzi all’Assemblea nazionale.

Il sospetto è che la Francia si sia soltanto mossa per prima, ma che presto anche le altre nazioni presentino (o impongano?) proposte analoghe. Il clima è veramente pesante e non induce certo all’ottimismo.

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