L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 gennaio 2021

L'acciaio dell'Ilva è strategico per l'Italia


1 GENNAIO 2021

Tra i tanti risultati conseguiti dal governo cinese, ce n’è uno del quale si parla troppo poco: la sua capacità nel produrre acciaio. Negli ultimi anni, la Cina ha incrementato a dismisura la produzione di acciaio, uno dei materiali più importanti, tanto dal punto di vista economico quanto da quello geopolitico. Secondo un rapporto del Metallurgical industry planning and research institute, nel 2020 la produzione cinese di acciaio grezzo dovrebbe superare il miliardo di tonnellate e il suo consumo sfondare il tetto delle 980 tonnellate. Si tratta, in entrambi i casi, di livelli record mai raggiunti prima.

Scendendo nel dettaglio, nei primi dieci mesi di quest’anno, la produzione di acciaio grezzo a livello nazionale è stata di 874 milioni di tonnellate, con un aumento del 5,5 per cento su base annua. Il numero dovrebbe salire a 1,05 miliardi per l’intero anno, il 5,4 per cento in più rispetto all’anno precedente. “L’industria siderurgica ha svolto un ruolo vitale nel sostenere la ripresa economica della Cina”, ha spiegato l’ingegnere capo dell’istituto Li Xinchuan, aggiungendo che i settori dell’edilizia, dei macchinari e dell’energia hanno utilizzato più metallo sotto l’impulso di una serie di politiche governative per promuovere gli investimenti e la crescita.

Un materiale fondamentale

Mentre la Cina è sempre più padrona dell’acciaio, il consumo di questo materiale nelle altre regioni al di fuori dell’Asia deve fare i conti con una tendenza al ribasso. Nel 2020, spiega un altro rapporto dello stesso istituto cinese di ricerca, il consumo di acciaio in Asia “aumenterà in controtendenza, principalmente perché il consumo di acciaio della Cina è aumentato del 9,6 per cento su base annua, il che ha sostenuto la crescita anno su anno dell’1,7 per cento del consumo di acciaio in Asia”. Si tratta, come detto, soltanto di previsioni. Eppure gli esperti stimano che il consumo di acciaio della Cina nel 2021 aumenterà dell’uno per cento e raggiungerà quota 991 milioni di tonnellate.

Numeri del genere consentono di evidenziare le radici dell’ascesa siderurgica cinese. L’acciaio, infatti, è un materiale coinvolto, più o meno, nella produzione di tutto ciò che serve a uno Stato per sopravvivere: dalle infrastrutture ai mezzi di trasporto, dai macchinari a oggettistica varia. Essere in grado di vomitare acciaio a volontà è quindi un vantaggio decisivo ai fini della competizione economica globale. A maggior ragione se inquadriamo la questione in un’ottica geopolitica. Chi produce più acciaio degli altri, dunque, non solo può vantare una fondamentale sovranità economica; è anche indispensabile per tutti quei Paesi che, per i più svariati motivi, non riescono a produrre acciaio in quantità sufficiente.
Fame di acciaio

La Cina ha fame di acciaio. Nel giugno 2019 Pechino ha posto la prima pietra miliare per blindare il proprio settore strategico da ogni possibile intervento di agenti esterni. Un anno fa, è così arrivata la fumata bianca per la fusione pianificata di due colossi dell’acciaio cinesi. Il risultato è coinciso con la nascita di un big capace, da solo, di produrre la stessa quantità di acciaio conseguita dall’intero settore siderurgico degli Stati Uniti. I due campioni d’acciaio rispondono al nome di China Baowu Steel Group, all’epoca della fusione secondo produttore di acciaio al mondo, e Magang Group Holding Co Ltd.

In seguito all’accordo firmato lo scorso 31 maggio, Baowu è diventato il socio di maggioranza di Magang, con il 51% delle quote controllate. L’intenzione del governo cinese è quella di collocare il 60% della propria capacità di produzione d’acciaio nelle dieci aziende più grandi della Cina. Per ridurre sprechi, certo, ma anche per incrementare l’efficienza di un settore chiave per lo sviluppo della nazione. Oltre a un’attenta pianificazione interna, il Dragone ha pure mostrato un certo interesse nel farsi spazio nel mercato europeo dell’acciaio. Ricordiamo, infatti, che la Cina ha inglobato la più grande acciaieria della Serbia (Hibs, per 46 milioni, nel 2016), Duferco Trading, trader europeo dell’acciaio con sede in Svizzera e la britannica British Steel.

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