L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 gennaio 2021

L'influenza, oggi covid, ci accompagna da secoli e non ci lascerà domani, e solo il nostro atteggiamento che ci porta a COME conviverci. Xi JinPing risponde alle consorterie guerrafondaie che si sono installate alla Casa Bianca in maniera netta e perentoria la Cina non si farà trascinare nelle loro agende che prevedono solo guerre umanitarie e nel medesimo tempo PROPONE un mondo inclusivo e collaborativo, dove le incursioni dei paesi terzi nelle vita interna di tutti i paesi NON sono ammesse. Non esistono due foglie identiche

ESTERO
Xi apre il Forum di Davos e rilancia il multilarismo

Il presidente cinese: "La pandemia non è finita, bisogna combattere ancora. Il mondo non tornerà al passato"

di Eugenio Buzzetti
aggiornato alle 17:00 25 gennaio 2021


AGI - La pandemia di Covid-19 "è tutt'altro che finita e occorre combattere ancora". Lo ha detto il presidente cinese, Xi Jinping, nel suo discorso introduttivo del World Economic Forum di Davos. Xi ha sottolineato come la pandemia abbia posto in uno stato di "grave tensione" la "sanità pubblica globale" e abbia "proiettato l'economia mondiale verso una profonda recessione".

Il presidente cinese rilancia il multilateralismo e avverte che la Cina si oppone a una "nuova guerra fredda". In collegamento video Xi ha sottolineato che il mondo "non tornerà al passato" precedente alla globalizzazione e che per affrontare le sfide del presente, a partire dalla necessità di uscire dalla pandemia di Covid-19 e rilanciare l'economia globale, occorrono "risposte globali e cooperazione globale".

In un discorso pieno di messaggi all'amministrazione statunitense guidata da Joe Biden, Xi ha sottolineato che bisogna "abbandonare pregiudizi ideologici", aggiungendo che "costruire circoli ristretti, iniziare guerre fredde, effettuare decoupling, imporre sanzioni e creare isolamento porterà il mondo solo a divisioni e scontri".

La Cina chiede "apertura e inclusività", ha scandito Xi, invece di "esclusività e isolamento", perche' "nessun problema globale può essere risolto da un solo Paese". 

Lo scenario è quello di una pandemia "tutt'altro che finita" e di un'economia globale "caduta in profonda recessione" con "incerte" prospettive di ripresa. "Dobbiamo focalizzarci sulla risposta alla pandemia e sul portare l'economia globale fuori pericolo il prima possibile", ha avvertito Xi, senza promuovere esclusione e decoupling, ovvero la separazione tra le economie.

Per il futuro, la Cina ribadisce di volere un nuovo tipo di relazioni internazionali, dove non ci sia posto per il "gioco a somma zero" e per pratiche come "il vincitore piglia tutto", due difetti che Pechino ha spesso attribuito all'amministrazione Trump. "Un mondo diviso non puo' fare fronte alle sfide comuni e lo scontro porterà l'umanità a un vicolo cieco", è la sintesi di Xi.

Il presidente cinese ha rilanciato anche la cooperazione sul clima, uno dei versanti su cui Biden ha promesso l'impegno Usa dopo il ritiro dagli accordi di Parigi voluto da Trump. "C'è una sola Terra e un solo futuro per l'umanità", ha detto Xi. "Mentre affrontiamo le sfide del futuro dobbiamo rimanere uniti", ha proseguito, ribadendo che "l'isolamento fallirà sempre".

Il rilancio del multilateralismo appare calibrato per la nuova amministrazione Usa, in misura analoga al messaggio pro-globalizzazione che Xi pronunciò nel 2017, dal palco di Davos, pochi giorni prima dell'insediamento di Trump alla Casa Bianca. Il rapporto con la nuova amministrazione Usa è ancora tutto da scrivere e la Cina non sembra escludere un cambio di passo: riecheggiando una frase del discorso di Biden dopo il giuramento come 46esimo presidente, la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, aveva espresso la speranza che "gli angeli buoni sconfiggano le forze del male".

Dalle prime battute, il cammino appare, però, gia' in salita su alcuni temi cruciali per la Cina, a cominciare dalla questione di Taiwan: Pechino ha ribadito che l'isola è "parte inalienabile" del territorio cinese e ha chiesto agli Usa di non inviare "segnali sbagliati" dopo che il Dipartimento di Stato ha sollecitato la Cina a interrompere le pressioni su Taipei, confermando l'impegno "solido come una roccia" degli Usa a fianco di Taiwan.

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