L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 gennaio 2021

L'influenza covid, il cacio sui maccheroni la SOVRAPPRODUZIONE dell'Occidente può essere debellata, continua la distruzione di uomini, merci, capitali e mezzi di produzione. Poi può ri-iniziare il processo di accumulazione capitalistico su basi verdi

Il terrore vaccinale
di Umberto Bianchi
9 gennaio 2021

Riceviamo e pubblichiamo

In una Roma desolata ed impaurita, sotto una pioggerellina triste e battente, si è inaugurato l’anno nuovo. Sotto lo sguardo occhiuto di forze dell’ordine sempre più schierate a far non si sa che, tra il continuo e sgradevole battere delle eliche di elicotteri, intenti a sorvolare le nostre città, tutte le radio e le tivvù embedded, sono intente a trasmettere e ritrasmettere come in un ossessivo mantra le cifre dell’evento pandemico.

Quando, lì per lì, sembra passare un filo di speranza, con il calo di qualche percentuale di malati, ecco che subito ti arriva un piccolo, ma ben calcolato, getto di doccia fredda. “Sì le cifre sono effettivamente calate, ma era a causa dei minori dati del fine settimana”, “In verità è nuovamente aumentato l’indice di contagiosità” e via discorrendo. Con le loro faccette serie e corrusche, i vari sapienti da strapazzo, avvisano, ammoniscono ma, specialmente inoculano, non il vaccino della speranza, ma quello di un silenzioso e strisciante terrore, che tutto paralizza e rende inane e fatuo.

Nulla si muove, tutto tace, i dati economici nazionali, sempre più al ribasso, ci ricordano la discesa verso un declino che, con l’andar del tempo, rischia di divenire irreversibile. Si parla di decine di migliaia di imprese destinate alla chiusura e di altrettante decine di migliaia di lavoratori, che perderanno il posto. Ma Loro, con la faccia di bronzo di chi sa di avere (per ora…) le spalle ben coperte, ti rispondono che tutto questo, è per la “salute pubblica”, per il “bene collettivo”. Un risposta che ha il sapore di una sinistra e ben orchestrata beffa.

Qui nessuno nega l’esistenza di un virus, esiziale e pericoloso, al pari delle tante patologie che, da sempre affliggono il genere umano ed il cui unico, tragico, vezzo, sta nell’essersi presentato, in uno dei peggiori momenti di crisi economica e politica mondiale. In tutta questa tragica vicenda, dovrebbe oramai esser chiaro, agli occhi di tutti, che molto più si sarebbe potuto fare, ma così non è stato. Di fronte allo spettacolo di un paese-continente, di un miliardo e passa di anime travolto da un evento epidemico di queste proporzioni e considerato che, di questo miliardo, un imprecisato numero di individui gira per il mondo, come turista o residente estero, andava da sé che il rischio di una ondata epidemica di ampie proporzioni, era sotto gli occhi di chiunque avesse un minimo di buon senso e che, pertanto, si dovesse provvedere con sollecitudine, a filtrare e chiudere le frontiere con la Cina.

Con lo stesso buon senso, l’arrivo di un evento epidemico sul suolo nazionale, avrebbe dovuto essere accompagnato da una immediata mobilitazione sanitaria, volta a far ottenere gratuitamente o quasi, tutto quello che è il materiale di protezione sanitaria, ai cittadini tutti. Dalle famose mascherine, guanti, visiere, ma anche quei tamponi per effettuare una rapido e massiccio monitoraggio sanitario della popolazione, avrebbero dovuti essere messi alla portata di tutti in breve tempo. Le stesse strutture sanitarie, avrebbero dovute esser tempestivamente integrate, con le famose tenso-strutture, in grado di alleggerire il sovraccarico ed il riempimento di posti nelle strutture sanitarie pubbliche. Stesso discorso avrebbe dovuto valere, per gli spazi chiusi pubblici, dai locali commerciali, agli uffici, sino alle scuole. Anche qui, primaria avrebbe dovuto essere, l’installazione di impianti di sanificazione dell’aria, sulla falsariga di quanto già esiste sugli aeromobili delle varie compagnie.

Ora, tutta questa serie di provvedimenti illustrati in brevi linee ed a cui si potrebbero aggiungere altrettanti ed ulteriori addentellati, non avrebbero certo evitato morti e ricoveri, ne avrebbero sicuramente ridotto, in modo molto sensibile il numero, permettendo, tra l’altro, ai paesi interessati di non subire inutili e quanto mai, dannose quarantene, queste sì, tutte a detrimento dell’economia, del benessere e del generale stato di salute della popolazione tutta. Invece, stranamente, l’Europa ed il mondo occidentale intero, hanno mantenuto un ambiguo atteggiamento di “laissez faire”.

Certo, utilizzare le risorse pubbliche in modo coordinato ed intelligente, non rientrava nei dettami del neoliberismo, che hanno così bene ispirato le politiche dei paesi occidentali degli ultimi trenta-quaranta anni. Il demandare progressivamente a forme assicurative, un numero sempre maggiore di competenze sanitarie pubbliche, la chiusura di interi poli sanitari ( in ispecial modo in Italia…sic!), hanno fatto il resto, lasciando le popolazioni d’Europa (e degli Usa…sic!) alla mercè di un’ondata epidemica che, differentemente, avrebbe potuto essere gestita con costi molto minori.

Un velo di pessimismo e di terrore indiscriminato, supportato ed alimentato dai media embedded, sembra aver avvolto lo stato d’animo delle popolazioni europee tutte. A farla da padrone ora, il continuo martellamento con le cifre sui contagiati e sui decessi che, se viste in una generale e più ampia ottica sanitaria, in Italia ammontano ad uno 0,0006 per cento o giù di lì, della intera popolazione, cosa che non accade invece con altre patologie, quali quelle legate all’apparato cardiocircolatorio ed al comparto oncologico che, a ben altre medie arrivano. Contagi e decessi, vengono spregiudicatamente adoperati al fine di intimidire le popolazioni e far loro accettare l’idea della supina accettazione di vaccini di cui, ad oggi, non si conoscono ancora bene, né le controindicazioni, né i reali effetti di copertura; con il rischio, quindi, di dover ripetere all’infinito lo stesso trattamento più e più volte.

Ma, il motivo che sta alla base di tanto martellamento mediatico, va ricercato nel tentativo di prorogare “sine die”, un illegale stato di privazione delle principali libertà individuali. Da notare che l’ultimo Dpcm sarebbe stato emesso, a detta di Lor Signori, al fine di rendere più libere e fruibili le festività natalizie e di fine d’anno. Intento che, invece, è stato puntualmente disatteso, in favore di ancor più restrittive ed odiose misure restrittive. La scusa è sempre la solita: quei dati che descrivono un significativo aumento di contagi sul territorio ma, a quanto sembra, non sono confortati da nessuna seria verifica a riguardo.

Una tra tutte: la quanto mai sospetta e repentina sparizione del dato riguardante i contagi dovuti all’influenza stagionale che, generalmente, fa capolino proprio con l’irrompere della stagione fredda e che, quest’anno, sembra mancare del tutto dallo scenario nazionale. Una subdola forma di ricatto psicologico sta spingendo il nostro paese e l’Europa tutta, verso una forma di neo paternalistica dittatura. Nel nostro paese, in particolare, assistiamo allo spettacolo di un premier (non eletto) che governa e proroga, di volta in volta, uno stato di emergenza ed altri consimili provvedimenti, per via di decretazione d’urgenza, senza passare per il parlamento.

Tutto ciò, in un paese che, rispetto ad altre realtà statuali, si è sempre fatto scudo della Carta Costituzionale del ’48, al fine di condannare, ostracizzare, mettere a tacere, qualunque forma di istanza non conforme ai “desiderata” della maggioranza. Ora, quello che si sta verificando in Italia, è estremamente grave, lesivo delle libertà dei cittadini e sta producendo delle pesanti ricadute sia sul piano economico, tramite il generale impoverimento della popolazione, che su quel medesimo settore sanitario che, oberato da una endemica disorganizzazione, ora non riesce a far fronte ad altre e più gravi patologie. Sempre più, a livello capillare, va facendosi strada il sospetto di una manipolazione dei dati statistici sulla pandemia e/o del concorso di mani umane nel suo diffondersi, proprio in concomitanza con eventi quali le elezioni Usa, l’arrivo dei vaccini, le festività varie…

A questo punto, sarebbe ora di mobilitarsi senza indugio, senza attendere oltre. Una imponente raccolta firme, con richiesta di immediata revoca di inutili ed incostituzionali “coprifuoco”, sino ad uno sciopero generale e ad una generale serrata, potrebbero costituire un primo e decisivo segnale di democrazia diretta, un concreto avviso sfratto, per un governo che agisce senza l’autenticazione della volontà popolare. Questo perché, non si possono strangolare un paese ed un popolo intero, con la scusa di una pandemia. È necessario che, una volta per tutte, edotti sulle coperture sanitarie atte a curare o prevenire le conseguenze del virus, i cittadini, in virtù di quanto chiaramente espresso dalla carta Costituzionale, tornino ad essere artefici del proprio destino, senza se e senza ma.

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