L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 24 gennaio 2021

L'obiettivo degli ebrei sionisti è unico solo loro devono possedere le atomiche e nessun altro nell'area anche solo se fosse a scopo di deterrenza


L’Iran non si fermerà ora. Biden e Netanyahu dovranno farci i conti



Oggi ho letto con estrema sorpresa un editoriale di Ron Ben-Yishai pubblicato su Ynet nel quale il giornalista travisa completamente i rapporti tra Benjamin Netanyahu e l’amministrazione di Joe Biden.

“se Netanyahu vuole avere voce in capitolo nelle politiche di Washington nei confronti di Teheran, deve prima fare i conti con la sfiducia della nuova Casa Bianca nei suoi confronti”

Scrive il giornalista israeliano che se Netanyahu vuole avere voce in capitolo nelle politiche di Washington nei confronti di Teheran, deve prima fare i conti con la sfiducia della nuova Casa Bianca nei suoi confronti.

Di quale sfiducia parla? Tra primi ai quali ha telefonato Joe Biden c’è stato il Premier israeliano. L’amicizia tra Bibi e Biden è di lunghissimo corso. E anche quando Netanyahu litigava a sangue con Barak Obama ha sempre potuto contare sull’appoggio di Biden.

È vero che gli editoriali di Ron Ben-Yishai contro Netanyahu sono famosi, ma andarsi ad inventare addirittura una “ostilità della Casa Bianca verso Bibi Netanyahu” davvero supera ogni limite, specie in un momento così delicato.

E si perché mentre negli ultimi mesi l’occidente era severamente impegnato nella guerra al COVID-19, nei tunnel sotto le centrali di Fordo, Natanz e di tutte le altre centrali della ragnatela iraniana, la bomba degli Ayatollah cresceva, tanto che secondo gli esperti l’Iran sarebbe a soli 10 mesi dal primo test.

L’idea di Donald Trump che sarebbe bastato uscire dal JCPOA e scatenare una tempesta di sanzioni contro Teheran per costringere gli Ayatollah a più miti consigli, è miseramente fallita

L’idea di Donald Trump che sarebbe bastato uscire dal JCPOA e scatenare una tempesta di sanzioni contro Teheran per costringere gli Ayatollah a più miti consigli, è miseramente fallita. Oggi, dopo quattro anni di Trump ci ritroviamo un Iran più vicino che mai alla bomba, per non contare poi che oltre ad essere vicino alla atomica è anche vicinissimo ai confini israeliani.

Benjamin Netanyahu ne è perfettamente consapevole, così come ne è consapevole Joe Biden. Si vocifera che l’amministrazione americana abbia già iniziato colloqui con Teheran per tornare al JCPOA. Probabilmente è vero, ma Biden non è un politico di primo pelo e sa benissimo che riattivare il JCPOA senza nuove stringenti condizioni vuol dire costringere Israele ad attaccare l’Iran.

Ma Biden ci deve provare a dispetto di tutti quelli che vorrebbero una nuclearizzazione dell’Iran. Ci deve provare ma sa che gli Ayatollah non torneranno indietro e quindi sa altrettanto bene che l’altra opzione è quella di distruggere le centrali iraniane.

La politica ha i suoi tempi, anche se in questo caso i tempi sono stretti. Vedere “navigati giornalisti”, da una parte e dall’altra, pretendere tutto e subito è davvero desolante. Date il tempo a Bibi e a Joe di fare le loro cose e vedrete che gli Ayatollah alla bomba non ci arrivano.

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