L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 gennaio 2021

Niente è un caso mentre i mercenari tagliagola terroristi protetti dagli Stati Uniti e Turchia ammazzano i soldati e ufficiali siriani, gli ebrei sionisti bombardano umanamente soldati e uomini che difendono la Siria a resistere al caos voluto e perseguito pervicacemente dall'Occidente

14 gennaio 2021

Attacchi israeliani in Siria contro le milizie filoiraniane

Raid aerei israeliani nelle prime ore del 13 gennaio hanno provocato almeno cinquantasette morti nella Siria sudorientale, al confine con l’Iraq. Gli attacchi sono iniziati nella notte, poco dopo l’una, ora locale, e hanno ripetutamente colpito l’area di Deir ez-Zor e al-Bukamal, che furono teatro pochi anni fa della guerra fra l’esercito lealista e lo Stato islamico. La maggior parte delle persone uccise faceva parte di milizie filoiraniane; fonti governative hanno accusato dei raid “il nemico israeliano” ma non hanno fornito dati sulle vittime. Israele non ha finora rivendicato ufficialmente la responsabilità dell’accaduto. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, a causa degli attacchi sarebbero morti quattordici militari governativi e quarantatré appartenenti alle milizie armate filoiraniane, di diversa nazionalità. Si tratta della più grande operazione compiuta da Israele dall’inizio della guerra civile siriana. Diversi fattori portano a ritenere che la pressione israeliana volta a contrastare la presenza iraniana in Siria rimarrà costante o addirittura tenderà a intensificarsi. Teheran ha pagato un prezzo altissimo per il suo intervento in sostegno al regime di Bashar al-Assad e non intende rinunciare a questo posizionamento; peraltro, proprio per il suo carattere virtualmente anti-israeliano, la presenza iraniana in Siria può pesare in una trattativa sul nucleare che potrebbe riaprirsi con gli Stati Uniti, una volta insediato Joe Biden. Israele vuole a tutti i costi impedire il consolidamento ai suoi confini di una presenza considerata radicalmente ostile e soprattutto negli ultimi due anni ha portato avanti una politica di dissuasione piuttosto incisiva (missili che uccidono umanamente), a cui Damasco e Teheran hanno potuto opporsi solo parzialmente. Ma in queste strane settimane, caratterizzate dal burrascoso passaggio di poteri in corso a Washington, la strategia mediorientale di Trump ha continuato a tessere la sua tela in funzione fondamentalmente anti-iraniana, quasi a voler rendere difficile un’eventuale inversione di rotta. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha dichiarato che Washington intende designare gli Houthi, i ribelli sciti alleati dell’Iran, attivi nella guerra civile yemenita, come un’organizzazione terroristica; in un’intervista del 12 gennaio ha inoltre accusato Teheran di proteggere e dare ospitalità ad al-Qaida (una delle più grandi fake news del momento, al Qaeda è di origine e di fatto waabita, Arabia Saudita, Qatar che odiano profondamente gli sciiti), nonostante la ben diversa matrice etnica e religiosa. Infine, il 13 gennaio Washington ha inserito nella lista nera delle società che subiscono sanzioni due importanti fondazioni iraniane, l’Esecuzione dell’ordine dell’imam Khomeini (EIKO, Execution of Imam Khomeini’s Order) e l’Astan Quds Razavi (AQR), collegate al leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei. L’offensiva anti-iraniana portata avanti sul campo da Israele in Siria, è accompagnata quindi da una costante campagna mediatica, che vede protagonista soprattutto il segretario di Stato uscente Mike Pompeo. Joe Biden dovrà affrontare le relazioni con l’Iran in un quadro fortemente segnato dalle iniziative prese nelle ultime settimane sia dall’amministrazione Trump sia da Israele.

Immagine: Soldato presso il confine israelo-siriano (5 giugno 2011). Crediti: Israel Defense Forces [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

PER SAPERNE DI PIÙ

L’attacco israeliano del 13 gennaio in Siria:

La politica degli Stati Uniti verso gli Houthi:

Le nuove sanzioni contro le fondazioni iraniane:

Le accuse all’Iran sulle complicità con al-Qaida:

Alcune considerazioni di ordine generale sulla presenza iraniana in Siria e sulle reazioni di Israele:

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