L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 13 gennaio 2021

Processo al Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato

 Aula bunker, 325 imputati, 438 capi d'accusa. È il maxi-processo di ndrangheta

Nato dall'inchiesta Rinascita-Scott, udienze a Lamezia Terme. Gratteri: "Importante per tanti aspetti, non siamo il popolo delle incompiute"


ANSALamezia Terme, 13 gennaio 2021 Processo Rinascia Scott- arrivo del procuratore Nicola Gratteri

325 imputati, 438 capi di imputazione, 600 avvocati, 30 parti civili, 224 parti offese individuate dalla procura. Numeri che non si vedevano da trent'anni in un procedimento contro la criminalità organizzata. Non bastano a trarre conclusioni, ma certamente aiutano a capire la complessità del processo nato dall'inchiesta Rinascita-Scott, che si apre oggi, nell'aula bunker di Lamezia Terme. La struttura in cui siederanno giudici, imputati e avvocati è stata inaugurata a dicembre. Un capannone è stato riconvertito per l’occasione. In Calabria, infatti, non c’erano sedi idonee a ospitare un procedimento contro la ’ndrangheta di così grandi dimensioni. L’ipotesi di instaurarlo altrove è stata esplorata, ma si è voluto impedire che un processo che, a dire dell’accusa, segnerà la ripartenza della regione, fosse celebrato fuori dai suoi confini. Come è successo, del resto, per le udienze preliminari, svolte a Roma. 

Il procedimento, già dal principio, aveva portato scompiglio, anche nei palazzi di giustizia. Non solo per la sua mole. L’allora procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, aveva lamentato in tv il fatto che il capo della procura distrettuale antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, non l’avesse avvertito dell’operazione, rendendone edotta prima la stampa. Non solo. Aveva definito le inchieste condotte da Gratteri “evanescenti”. Parole che gli sono costate un procedimento davanti al Csm. E il trasferimento a Torino, come “semplice” sostituto procuratore. Ma quella fase è stata archiviata. Oggi si scrive una nuova pagina.

Udienze tutti i giorni. Si parte con il dibattimento, ma l’iter sarà lungo e il calendario serrato: l’obiettivo è fare udienze tutti i giorni, weekend esclusi, per non rallentare tempi e scongiurare la prescrizione. “Questo processo è importante per tanti aspetti. L’essere riusciti a celebrare qui il dibattimento vuol dire che i calabresi non sono il popolo delle incompiute e che quando ci si siede allo stesso tavolo e si è tutti dalla stessa parte è possibile realizzare opere complete dove si realizza una grande efficienza”, ha detto Gratteri.

Imputati e accuse. Agli imputati che saranno presenti oggi in aula vanno aggiunti quelli che hanno optato per il rito abbreviato. Sono 91 e saranno davanti al giudice a fine gennaio. Tra gli accusati c’è anche Giancarlo Pittelli, avvocato, ex parlamentare e politico locale che è stato in carcere, in custodia cautelare, per dieci mesi. Uno dei tratti caratterizzanti dell’impianto della procura guidata da Gratteri, che dovrà naturalmente essere confermato o meno in giudizio, è l’intreccio tra ’ndrangheta - la cosca dei Mancuso in particolare - politica, massoneria e imprenditori. Le accuse sono tante, i reati contestati gravi: un lungo elenco in cui troviamo, a vario titolo, associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura, fittizia intestazione di beni, riciclaggio e altri reati aggravati dalle modalità mafiose.

Dal maxi-blitz all'inizio del dibattimento. Ma come si è arrivati all'udienza di oggi? Tutto è partito a metà 2019, quando la Calabria si svegliò con centinaia di arresti. L’uomo che aveva guidato il blitz contro i clan della ’ndrangheta del Vibonese, Nicola Gratteri, sostenne: “Numericamente è la seconda operazione dopo il primo maxiprocesso di Palermo di Falcone e Borsellino”. Per poi aggiungere che a questo maxi blitz aveva lavorato sin dal suo insediamento nel capoluogo calabrese. L’inchiesta della sua vita, in sostanza. 

Ma quello era solo l’inizio. Quell'impianto accusatorio, ora, dovrà essere sostenuto in giudizio. E prima che questo partisse la procura ha chiesto che a presiedere il collegio dei giudici chiamati a decidere non fosse Tiziana Macrì. Le ragioni? In funzione di gip aveva convalidato un’intercettazione, nell'ambito dell’inchiesta Rinascita Scott, chiesta dalla procura. E questo ruolo sarebbe incompatibile con quello che avrebbe dovuto svolgere a partire da oggi.
La corte d’Appello di Catanzaro ha accolto la richiesta della procura e ricusato Macrì, che è stata sostituita. 

Morra in Aula. All’inaugurazione dell’aula bunker - alla quale possono accedere i giornalisti ma senza fare riprese - aveva partecipato anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Oggi, invece, l’unico politico in aula è Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare Antimafia. ”È vero, la guerra alle mafie non finisce qui ed è ancora lunga. Ma permettetemi di dire che oggi è un giorno di grande emozione, perché lo Stato sta dimostrando la netta volontà di essere protagonista nella lotta alla criminalità organizzata”, ha scritto su Facebook, pubblicando una foto con Nicola Gratteri.

Il dibattimento partito oggi durerà non poco. Data la complessità della vicenda non potrebbe essere il contrario. Sarà però interessante, visto che l’accusa si è focalizzata tanto sui numeri dell’operazione, capire se a centinaia di arresti corrisponderanno altrettante condanne. O se, al momento di emettere i verdetti, l’impianto della procura reggerà solo in parte

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