L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 24 gennaio 2021

Recovery Fund la partita di giro oltre ad essere un Vincolo esterno. Per sei anni 30 miliardi annui all'Italia si restituiscono con gli interessi attraverso 4 nuove tasse fino a dicembre del 2058, 37 anni, per 22 miliardi annui complessivi in tutto Euroimbecilandia.

Ecco i 4 prelievi fiscali dell’Ue per finanziare il Recovery Plan

24 gennaio 2021


Quattro nuove tassazioni da 22 miliardi di euro hanno l’obiettivo dichiarato di incrementare dello 0,6% le entrate dirette dell’Unione per far fronte a tutte le passività derivanti dall’emissione dei cosiddetti Recovery bond. L’articolo di Luigi Chiarello per Italia Oggi

Quattro prelievi «fiscali» dell’Unione europea per finanziare il Recovery plan.

Quattro nuove «tassazioni» dal gettito complessivo stimato in 22 mld di euro l’anno (circa il 12% del totale delle entrate del bilancio Ue), che hanno l’obiettivo dichiarato di incrementare dello 0,6% le entrate dirette dell’Unione – note come risorse proprie – per far fronte a tutte le passività derivanti dall’emissione dei cosiddetti Recovery bond (interessi ed eventuali, seppur remote, inadempienze dei singoli stati). Il tutto fino al 31 dicembre 2058.

È quanto mette in conto la Commissione europea per ottemperare agli impegni finanziari conseguenti al varo del Piano di ripresa e resilienza post Covid-19, contenuto nel pacchetto Next Generation EU.

Bruxelles prenderà a prestito dal mercato fino a 750 mld di euro, gran parte dei quali nel periodo 2020/24.

Così, una decisione del Consiglio Ue (n. 2020/2053 del 14 dicembre 2020, sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 424 del 15/12/2020), ha disposto un incremento straordinario e temporaneo dei massimali di gettito Ue per far fronte alle conseguenze della crisi da coronavirus.

Questo aumento è dello 0,6% e vale sia per il totale dei prelievi fiscali diretti dell’Unione (limite oggi pari all’1,4% della somma del Reddito nazionale lordo di tutti gli stati membri), sia per il totale delle contribuzioni che i singoli stati versano ogni anno al bilancio Ue (massimale ora non superiore all’1,46% della somma dell’Rnl di tutti gli stati).

Ma in che cosa consistono i nuovi prelievi?

In sintesi: un’aliquota del 3% applicata alla nuova base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società; una quota del 20% dei proventi delle aste del sistema Ue di scambio delle quote di emissioni; un contributo nazionale basato sulla quantità di rifiuti di imballaggi di plastica non riciclati.

A tutto ciò si affiancherà una riforma delle attuali entrate, che manterrà i dazi doganali come gettito diretto, ma ridurrà dal 20 al 10% la percentuale che gli stati trattengono a titolo di «spese di riscossione». E semplificherà l’Iva

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